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Caccia all'ideologico quotidiano
Dissimmetrie
Meticciato in Lomellina
Due dialoghi tra paziente e medico
Due dialoghi tra paziente e medico
"Dottore", dice il paziente, "ho le emorroidi". "Questo lo dice lei", ribatte prontamente il medico. E' qui che il paziente comincia a mostrare tutta la sua pazienza. Gli fa il quadro della situazione, un quadro della situazione che, in tutto e per tutto, corrisponde alla sintomatologia tipica di chi ha le emorroidi. "Dobbiamo fare delle analisi", ribatte il medico. "Quali analisi, scusi", chiede il paziente, "che io abbia le emorroidi glielo dico io, ma, nel caso lei non si fidasse può controllare di persona" e, visto che il medico storce il naso, prosegue, "capisco che lei ne possa essere poco entusiasta, capisco che siano lontani i tempi di quel bravo medico di famiglia che un giorno mi mostrò orgogliosamente il polpastrello del dito medio della mano destra dicendo ‘seimila, vede questo polpastrello, sei mila prostate l'anno, ha la sensibilità di un radar biologico', capisco che, forse, preferirebbe dover controllare direttamente altri orifizi od orifizi altrui, ma si dà il caso che, ora e qui, il paziente sia io e che sia io che ho le emorroidi, non Emanuelle Bèart né Anna Falchi. Si faccia prossimo, in tutti i sensi che vuole, si metta una mano sulla coscienza e l'altra la usi alla meno peggio ma tenga gli occhi aperti: controlli, lei controlli, inutili e costose sono le analisi, se ne può fare a meno e dunque facciamone a meno, constaterà de visu le mie emorroidi e mi prescriverà qualche portento che le farà regredire almeno fino a quello stato di potenza in cui danno meno fastidio che in atto". "No", dice il medico, "non ci sono portenti che facciano regredire le emorroidi e non è affatto detto che siano emorroidi. Occorre fare analisi". E il paziente tace, acconsente, subisce, dice flebilmente, "Quali analisi" e vede rischiararsi la faccia di chi gli sta dinnanzi di una luce di soddisfazione interiore. "Gliele scrivo subito". Giorni dopo il paziente fa parte di una lunga colonna di deportati dell'ideologia medica che si snoda lungo tre lugubri stanzoni di un ospedale, è preoccupato per le sue emorroidi, e sta attendendo stoicamente il suo turno. Gli cavano quattro fiale di sangue per verificare se ha l'aids, la sifilide, la tabe dorsale, l'epatite virale, la talassemia major o quella minor, il lupus erimatosus, il pemfigo, la sindrome di Kawasaki, il fenomeno di Raynaud e lo sa Dio quant'altro ancora. Giorni dopo il paziente ritira le sue analisi, aspetta l'ora giusta, è sempre più preoccupato per le sue emorroidi, e telefona al medico. Gli legge i risultati: "Occorre una visita specialistica", sentenzia il medico. Giorni dopo il paziente si presenta all'appuntamento e gli si fa incontro una gentile signora, garrula e baldanzosa. Ne sono passati di giorni, il paziente è preoccupato per le sue emorroidi e, come a chi è in ballo tocca ballare, supera gli imbarazzi del pudore e si sottomette all'analisi specialistica. Che dura esattamente trenta secondi: "Lei ha le emorroidi", dice la signora. "Lo so", ribatte il paziente. "Vuole farsele togliere ?", chiede la signora. "Nemmeno morto", dice il paziente. "Bravo. Se le tenga. Piuttosto, guardi, le do un portento che in quattro e quattrotto gliele fa regredire". Per carità di patria, chiudiamola qui.
Faccio una pausa con un racconto paleo-ornitologico. Dice Lichtenberg in due suoi quaderni composti tra il 1766 e il 1793 che l'ibis, il famoso uccello sacro d'Egitto (diciamolo così che è meglio), si faceva i clisteri da solo. Anacleto Verrecchia, in una nota de Lo scandaglio dell'anima, rivela la fonte di questa notizia, scoprendola nel primo volume di un'opera di Johann August Ephraim Goetze, Natur, Menschenleben und Vorsehung, scritta nella prima metà del settecento. E' qui che si dice come gli antichi medici egizi avessero imparato la suprema arte del clistere proprio osservando questi graziosi uccelli che, grazie all'elegante curvilineità del proprio becco potevano davvero ficcarlo dappertutto. Magari anche auto-operandosi. "Dottore", dice il paziente, "soffro di allergia da polline di graminacea e quest'anno non vorrei soffrire lo stesso inferno degli altri anni. Proviamo con il vaccino. "Ah, no", dice il medico, "che lei soffra di allergia da polline di graminacea lo dice lei: i vaccini li si fa a ragion veduta. Occorre fare delle analisi". "Mi scusi, dottore, ma le analisi le ho già fatte e non soffro di polline di graminacea da ieri, ma da vent'anni, maledizione, vent'anni in cui, puntualmente e maledettamente, sto male, malissimo, soltanto nei giorni in cui quelle bestiacce infami sputano fuori il loro veleno". E qui il medico ha un sorriso di innegabile superiorità. "Vent'anni fa", dice fin indulgente, "vent'anni fa, quando lei ha fatto le analisi, lei era allergico alle graminacee, ma lei, caro signore, deve sapere che le allergie evolvono: oggi le cose potrebbero essere radicalmente cambiate e, dunque, le analisi vanno rifatte. Non posso certo farle un vaccino non a ragion veduta". Il paziente comincia a perdere la pazienza. "Scusi, dottore, facciamo pure il caso che io, nel frattempo, sia diventato allergico anche agli escrementi di armadillo, alle cucurbitacee ed ai peli di bonobo, ammettiamolo pure. Bene, le dichiaro, se vuole per iscritto, che sono disposto a continuare a soffrire per queste infauste allergie purché lei mi liberi da quella delle graminacee. Lei mi vaccina per queste e dal resto me la cavo da me. Per le altre sono disposto a continuare a soffrire. Facciamo così ?". "No, o si rifanno le analisi o niente". Niente. Con tutte le conseguenze di questa scelta, che, a questo punto, è una scelta etica e politica. Siamo soli, sofferenti, schiacciati sotto la macina di un sistema privo di senso e purtuttavia autorevole, ma orgogliosi della nostra deontologia non professionale.
Nota Lo scandaglio dell'anima di Georg Christoph Lichtenberg (1742-1799) è stato pubblicato da Rizzoli, a Milano nel 2002.
F.A.
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