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Lo spirito del tour de force
Lo spirito del tour de force
Mosè stava portando al pascolo le greggi di suo suocero e già per questo proprio di buon umore non doveva esserlo. Figuriamocelo dopo che si era reso conto di essere andato un po' troppo in là, addirittura alle pendici di una montagna in odor di sacralità. Come minimo gli compare di fronte l'Angelo del Signore tutto avvolto tra le fiamme e con un pruno in mano - un pruno che, a ben guardarlo, ardeva, ma, lo sa Dio perché, non si consumava. Mosè, allora, invece di darsela a gambe come qualsiasi persona con un briciolo di buon senso, è preso da un'insana curiosità e, allo scopo di verificare com'è e come non è, fa per avvicinarsi. E' a questo punto che il Signore Iddio constata che questo Mosè è "andato fuor di via", dice così la versione del Diodati, e, come nei successivi film di Don Camillo, lo chiama, "Mosè, Mosé", e lui pronto, "Eccomi". "Punto primo, non ti avvicinare", gli fa il Signore Iddio, "e punto secondo togliti le scarpe, perché questa dove tu stai è terra santa". E' da qui, virgola più e virgola meno, che nasce l'associazione di religione e turismo, nonché, molto probabilmente, l'inveterato anarchismo e l'irreligiosità diffusa dei calzolai. Dell'idea di visitare i luoghi ove si compirono i misteri della redenzione - come se i propri occhi potessero garantire della verità della storia evangelica - si trova già traccia nel III secolo. Sant'Alessandro, per esempio, che si divise più o meno equamente il potere di vescovo in Gerusalemme con quell'anacoreta di San Narciso, era arrivato nella città santa, come pellegrino, dalla Cappadocia. San Gerolamo - per fare un altro esempio -, poco tempo dopo, seguì l'esempio del suo amico Rufino e, con tutto il suo seguito di matrone romane, si trasferì a Betlemme. Il Club Mediterranée a Betlemme non c'era ancora, ma è indubbio che da quei momenti in poi l'affare s'ingrossa. Costantino stesso si era già accorto che il pellegrinaggio religioso poteva correlarsi efficacemente alla ricchezza delle città e, dunque, cominciò ad inventare gabelle varie a carico dei pellegrini. Così, affinché il rapporto fra domanda ed offerta non tracollasse a tutto sfavore di quest'ultima, la Chiesa dovette escogitare quello che oggi verrebbe definito come il "valore aggiunto" dei pellegrinaggi, ovvero una loro funzione suppletiva alla penitenza canonica. Di cui alcuni - rubando un po' di più di quel che avrebbero voluto, ammazzando un po' di più e stuprando un po' di più - hanno approfittato. Anni dopo, infatti, ai protestanti la questione non è sfuggita e, puntigliosamente, fecero notare che l'attribuire una pretesa santità ad un luogo, fosse un cesso o un giardino delle delizie, è pur sempre e comunque una forma di superstizione. La Chiesa Cattolica ha tirato diritto e, anzi, alle mete tradizionali di Gerusalemme, Roma, Tours e Compostela, ne ha aggiunte altre - per un'offerta più variegata e, diciamo così, attenta a soddisfare più esigenze. Non fa una piega, pertanto, che dell'Opera Romana Pellegrinaggi (Orp, per gli amici e per gli sbigottiti) si parli approfonditamente sulle pagine del massimo quotidiano economico del Paese: le prenotazioni qua e là sono in aumento del 20%, a Roma c'è stato il record di presenze, soltanto "buoni" i risultati di Lourdes, ma a Loreto le cose vanno maluccio - il pellegrino vi si ferma troppo poco e, allora, sono allo studio nuovi "pacchetti" da tre o quattro giorni -, qualcosina di meglio ad Assisi, crisi evidente a san Giovanni Rotondo dove si puntava sulla nuova chiesa di Renzo Piano e sull'arrivo di duecentocinquantamila polacchi - la prima c'è, ma i secondi non si son fatti vedere -, polemiche tra Curia e operatori turistici, poi, sembrano gettare ombre fosche sui bilanci del santuario della Madonna di Pompei, mentre, infine, c'è da registrare una pericolosa joint-venture fra il santuario mariano di Fatima e Santiago di Compostela. L'amministratore monsignor delegato dell'Opera Romana Pellegrinaggi ne parla come di un'azienda qualsiasi - in termini di incrementi, previsioni, scenari futuri, organizzazione societaria e strategie di marketing -, ma, qua e là, in pieghe ripostissime del discorso è possibile recuperarvi quel repertorio di tradizione che, a confronto con la sua attualità, diventa a dir poco grottesco: categorizza genericamente la sua merce, infatti, come "viaggi dello spirito" e assicura che i loro interpreti, i viaggiatori, "cercano contenuti importanti, che lascino il segno". Similmente, il banchiere di turno che ha investito dieci milioni di euro per rilevare il monastero cistercense di San Maurizio di Santo Stefano Belbo, approntandolo come Dio comanda in "hotel di charme" da inserire nei prestigiosissimi Relais & Chateaux, può vantarsi di avervi mantenuto "una forte caratteristica spirituale" Che, ci scommetterei, non consiste né nel teschio sul comodino, né nel cilicio amorevolmente predisposto nell'armadietto del bagno. Non era possibile visitare i luoghi santi, diceva un teologo settecentesco, senza che i pellegrini provassero "una dolce e pia commozione". E non c'è alcun dubbio che le cose siano andate e continuino ad andare così Caricati di una storia e dei simboli sempre più grevi che in questa storia sono andati accumulandosi, giungiamo nel luogo dove questa storia si è svolta e sarebbe fin strano se parte del nostro carico non la investissimo a destra o a sinistra. Quel che ci mettiamo, ce lo riprendiamo - a volte trasformato e irriconoscibile ai nostri stessi occhi, a volte tanto sproporzionato da cambiare il corso della nostra vita. In un'epoca in cui, comunque, l'agenzia ideologica del turismo era meno organizzata di oggi, nell'ora di catechismo, quel pover'uomo del mio parroco - che mai l'avrei preso per un rivoluzionario -, mi insegnava che "Dio è in cielo, in terra e in ogni luogo". Ed io, ingenuo, non sapevo che lo faceva a proprio rischio e pericolo.
Note Per l'episodio di Mosè, cfr. Esodo, 3, 1-5. Per farsi un'idea dell'Orp, cfr. "Il Sole - 24 Ore", 17 aprile 2005.
F.A.
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