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Tabù all'imbarco

 

La sessantaquattresima cesura

Tabù all'imbarco

Sarà un caso, ma l'immagine “di una persona che attraversa il body scanner” come compare sulla prima pagina di “Repubblica” mercoledì 6 gennaio esibisce un paio di tette piuttosto cospicue, ed è quindi – presumibilmente – quella di una donna.  Fosse appartenuta a un uomo, avrebbe dovuto ostentare tutt'altri attributi, di quelli che ancora sulle prime pagine dei quotidiani non sono arrivati e infatti la figura maschile in formato ridotto che pubblica, nella stessa data e nella stessa posizione, il “Corriere della sera” è prudentemente ripresa di spalle.  Anche il “Manifesto”, che intitola su cinque colonne “E adesso spogliati” e precisa nell'occhiello che d'ora in poi dovremo essere “tutti nudi ai raggi x prima di salire su un aereo”, utilizza una figura femminile (anche se il primo piano tocca al controllore uomo che la ispeziona sullo schermo) e così, più o meno, fanno gli altri quotidiani importanti.  I pochi frontali maschili sono confinati nelle pagine interne e sono evidentemente ritoccati.
    Il tabù del nudo, si sa, nella fase attuale dell'evoluzione della nostra cultura non è solido come una volta.  Le zone franche non sono più ridotte alle belle arti, alla divulgazione antropologica, alla medicina e a pochi ambienti rigorosamente fuori circuito, come le saune e le spiagge per nudisti.  Il divieto di esibizione non riguarda più, in pratica, il seno femminile, né si applica ai glutei degli appartenenti a entrambi i sessi.  Il limite invalicabile si è spostato al livello delle pudenda, e anche a proposito di quelle, specie nel caso delle signore, la barriera vacilla.  Ci sono casi in apparente controtendenza, come quello dei bambini, cui le regole limitative spesso non si applicavano, tanto è vero che sulle spiagge li si vedeva sguazzare felici senza costumino in acqua e sulla battigia e non ci badava nessuno, mentre adesso ci si sta forse più attenti e infatti è stato precisato che il body scanner non si potrà utilizzare sui minori di diciotto anni, per evitare i rischi di un'impennata della pedopornografia (lo scrive il “Guardian”, per cui sarà vero...), ma in generale il trend è quello di una sempre maggiore liberalizzazione, dell'autorizzazione, implicita per consenso sociale, a mostrare e raffigurare quel che si desidera.  Né, personalmente, posso dire di deprecare una tale tendenza, nel presupposto (o nella speranza) che si fondi sulla crescente consapevolezza di come quelle nudità che una volta celavamo gelosamente o impudicamente esibivamo siano in realtà le stesse per tutti noi, per cui nulla, ma proprio nulla osta a una loro pubblicizzazione.
    Tuttavia, la situazione è, in qualche modo, ancora sub judice, non è definita al cento per cento, lascia spazio a qualche contraddizione e invita, di conseguenza, al dibattito.  Così, se si profila l'eventualità che in tutti i principali aeroporti siano installati dei dispositivi a raggi x (o a microonde radio) capaci di rivelare se qualcuno non cerchi per avventura di  contrabbandare sotto le vesti armi ed esplosivi capaci di sfuggire ai normali metal detector, la prima idea che viene alla mente non è quella del casino in cui ci siamo cacciati e di quanto bestialmente siamo riusciti a gestire l'evoluzione tecnologica, ma è quella della nudità coatta.  E invece di discutere di argomenti sostanziali, come l'effettiva utilità dei nuovi apparecchi (che non dovrebbe essere un granché, se basterà, come sembra, uno strato di gomma a vanificarne l'effetto) o l'eventualità che un loro uso ripetuto possa essere nocivo alla pubblica salute, come sembra, checché se ne dica, abbastanza probabile, ci si mette appassionatamente a dibattere sul pudore, la privacy e la riservatezza, che è anche occasione, come dicevamo all'inizio, di pubblicare qualche foto blandamente osé.
    Ci abitueremo, naturalmente.  Se i nuovi strumenti prenderanno piede e le relative pratiche si generalizzeranno, finiremo col subire l'ispezione del body scanner con la stessa indifferenza con cui oggi ci sottoponiamo alla radiografia al torace o al bacino.  Finiremo per considerare gli addetti al controllo più o meno come facciamo con gli infermieri, con la differenza che un aeroporto, nonostante tutto, è un luogo molto più piacevole di un ospedale.  A salvare il nostro pudore basteranno poche, ovvie, garanzie, come quella che le immagini, dopo il controllo, non siano né conservate né divulgate, e che i controllori, a scanso di potenziali imbarazzi, siano dello stesso sesso dei controllati.  Chi proprio non ne vorrà sapere di microonde o di raggi x potrà optare per qualche forma, che ci si deve augurare rispettosa e garbata, di controllo diretto.  Chi si opporrà anche a questo dovrà rinunciare a volare, che è un'ingiustizia, non ci piove, ma non si vede come si possa evitarla.  Ci abitueremo anche a questo, come ci siamo abituati a tutte le pratiche e le procedure che ci ricordano quotidianamente in che brutto mondo viviamo, come la prepotenza e l'alterigia erette a sistema abbiano dato i loro frutti, rendendo un pericolo potenziale un'operazione tanto normale quanto quella di recarsi da un punto all'altro del globo.  E non ci renderemo conto, ovviamente, del fatto che il problema non è quello della nudità, che – scusate – in sé non ha mai fatto male a nessuno, ma quello di cosa la perversità dell'ingegno umano riesce a nascondere sotto i vestiti.

C. O.

ogni domenica dalle 12.30 alle 13.00

a cura di Felice Accame e Carlo Oliva

caccia(at)radiopopolare.it

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