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Questa sezione contiene molti percorsi discografici e non solo, consigliati da addetti ai lavori, ma anche da semplici appassionati e simpatizzanti di Progressive Rock, genere musicale che miete ancora molte "vittime"......
Topografia canterburiana
Piccola guida essenziale e ragionata in dodici dischi per orientarsi tra le intricate vie della Canterbury dei tempi che furono. Dall'origine del suono alla sua lenta scomparsa, ecco una dozzina di album per un'approccio ragionato alla scena.
- Wilde Flowers - Wilde Flowers (1965-69, Voiceprint)
Gli albori del canterburismo. Entusiamo, ottime intenzioni e idee in divenire. La squadra schiera i giovani Ayers, Wyatt, Ratledge, Hastings, Hopper e Sinclair, una promettente nazionale under 21 poi entrata nella leggenda.
- Soft Machine - Third (1970, Columbia/Sony)
Il saxello di Elton Dean sposta i "macchinisti" verso un jazz elettrico originale e moderno, segnato dalle geometrie hopperiane e squarciato dalle tastiere di Ratledge. Almeno per tre brani su quattro. Poi c'è Moon in June.
- Kevin Ayers and the Whole World - Shooting At the Moon (1970, BGO)
Un'eccentrica alternanza di (belle) canzoni e sperimentazione, dove l'inconfondibile voce "dandista" convive con gli alambicchi sonori di David Bedford e i primi vagiti oldfieldiani. Menzione speciale per Lol Coxhill, canterburiano ad honorem.
- Gong - Camembert Electrique (1971, Spalax)
Daevid Allen è il poeta della Canterbury freak. La sua cosmogonia del pianeta Gong è bizzarra e imperdibile. I suoni sono un eccentrico mix di tamburelli e sintetizzatori, chitarre acquatiche e sassofoni, sospiri e filastrocche.
- Caravan - In The Land Of Grey And Pink (1971, Deram)
Perfetto esempio di pop profumato e fantasioso. La voce di Richard Sinclair e l'organo del cugino Dave disegnano traiettorie semplici ma inimitabili, tra riff rockistici e liriche ballate quasi folk. Brani come Winter Wine e la suite Nine Feet Underground sono da museo d'arte canterburiana.
- Matching Mole - The Little Red Record (1972, Columbia/Sony)
L'ultimo gruppo wyattiano prima dell'incidente. L'uomo è ancora l'arrembante batterista postmachiniano e l'ispirato interprete di canzoni come God Song e Gloria Gloom. I suoi compagni sono Dave McRae, Phil Miller e Bill MacCormick, che aggiungono al suono elettricità e furore. La produzione è di Robert Fripp.
- Henry Cow - Leg End (1973, ReR Megacorp)
Canterbury è solo una delle chiavi per questo capolavoro. Ma non è impropria: l'esordio di Cutler, Frith, Hogdkinson & co. concilia una inusitata morbidezza con lirismo, improvvisazione, complessità e consapevolezza politica, parole d'ordine del loro "rock in oppositon".
- Hatfield and the North - Hatfield and the North (1973, Virgin)
Quasi un archetipo del genere. Un pastiche denso e raffinato, ricco di trovate sonore, composto quasi in forma di suite. Dave Stewart e soci planano leggiadri su rock e jazz con raro senso della misura, accarezzati dalle meravigliose vocine delle Northettes.
- National Health - Missing Pieces (1975-79, Voiceprint)
Un CD dove convivono la "Canterbury in conservatorio" degli Egg, il jazz delicato dei Gilgamesh e forse qualche orma delle orchestrazioni Ottawa Company. Le prime elaborate partiture National Health, impreziosite dal basso di Mont Campbell e dalla batteria di Bill Bruford.
- John Greaves, Peter Blegvad, Lisa Herman - Kew.Rhone (1976, Voiceprint)
Uno dei più felici sodalizi tra ricerca musicale e letteraria. Gli spartiti di Greaves, i testi di Blegvad, la voce della Herman si intersecano evocando Marcel Duchamp e Kurt Weill, Georges Perec e Carla Bley.
- Hugh Hopper - Hopper Tunity Box (1976, Culture Press)
Ancor oggi l'opera migliore del bassista. Ottima compagnia (tra cui Elton Dean, Marc Charig e Gary Windo) e composizioni che compendiano tutti gli stilemi hopperiani: temini english jazz, pendoli ritmici, fuzz-box e sovraincisioni.
- The Muffins - Manna Mirage (1978, Wayside Music Archive Series)
A testimoniare una certa riproducibilità della dottrina canterburista ecco una delle migliori applicazioni d'oltreoceano. Nel debutto discografico il quartetto fonde abilmente Henry Cow, Hatfield, Coxhill e altro ancora. Paolo Chang
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