Memos
liguori
19 aprile 2017
Theresa May e la restaurazione thatcheriana

Una stagione elettorale senza precedenti in Europa. Nel giro di cinque mesi andranno al voto i principali paesi del continente. La Francia (domenica prossima, per il primo turno delle presidenziali), la Germania (24 settembre) e ora anche la Gran Bretagna, l’8 giugno. Resta poi l’incognita dell’Italia, dove al più tardi si andrà ad elezioni nel febbraio del 2018. L’ultima ad aggiungersi a questa lista è stata la Gran Bretagna, con la prima ministra conservatrice Theresa May che ieri ha proposto a sorpresa la data dell’8 giugno per il voto anticipato, tre anni prima rispetto alla scadenza naturale della legislatura nel 2020. Ospite oggi a Memos David Ellwood, storico, esperto di relazioni internazionali, della Johns Hopkins University di Bologna. La decisione di May è una scelta solitaria, una scommessa per tentare di rafforzare il proprio potere. «E’ una decisione – racconta Ellwood – che ha preso in solitudine. May non è una giocatrice di squadra come era il suo predecessore Cameron. Lei fa tutto da sola. Pare che abbia consultato solo due ministri: quello per la Brexit e il ministro del Tesoro. Per David Ellwood. con la mossa delle elezioni anticipate, May punta a rafforzare il suo potere per compiere una sorta di restaurazione del thatcherismo. «May – sostiene il professor Ellwood – porta avanti una politica di liberalizzazioni e privatizzazioni su larga scala. Il che vuol dire un attacco, quasi una crociata, contro tutto ciò che è pubblico: dalla scuola all’università, al sistema sanitario e dei trasporti. Temo che il clamore della Brexit creerà una cortina fumogena dietro la quale si nasconderanno le manovre per le ulteriori privatizzazioni. E’ la continuazione del programma di Margaret Thatcher – conclude Ellwood – con l’assunto neoliberista che il mercato deve decidere tutto».

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Raffaele Liguori

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GLI ULTIMI PODCAST
25 settembre 2017
 
Memos di lun 25/09

Germania, l’ultimo giro alla cancelleria per Angela Merkel. Il suo partito, la Cdu, è arrivato primo alle elezioni di ieri, ma non ha vinto. Ora Merkel deve trattare con verdi e liberali per formare un govrno, dopo la rovinosa caduta della Spd che ha deciso di passare all’opposizione e chiudere con la “grande coalizione”. Ospiti: Angelo Bolaffi, filosofo della politica e germanista; e Piero Ignazi che insegna Politica comparata e Politica estera dei paesi europei all’Università di Bologna.

21 settembre 2017
 
Memos di gio 21/09

Stati di eccezione, Catalogna e Spagna. Lo scontro tra i governi di Madrid e Barcellona sul referendum per l’indipendenza catalana. Intervista a Luca Bellizzi, delegato del governo catalano in Italia. Ospiti della puntata: Adriano Prosperi, storico, professore emerito di storia moderna alla Scuola Normale Superiore di Pisa; e Piervirgilio Dastoli, storico dell’integrazione europea e presidente del Consiglio italiano del Movimento Europeo.

20 settembre 2017
 
Memos di mer 20/09

Fuga dalla ‘ndrangheta. Il riscatto delle donne dalla violenza delle famiglie mafiose. Storie di liberazione. Con Sabrina Garofalo, sociologa dell’Università della Calabria di Cosenza e Niccolò Zancan, inviato del quotidiano La Stampa.

19 settembre 2017
 
Memos di mar 19/09

Banche, stenta a partire la commissione parlamentare di inchiesta sui “salvataggi” di Mps, Etruria e banche venete. Chi frena la ricerca della verità sui 20 miliardi di euro spesi per non farle fallire? Ospite il giornalista Gianni Dragoni (Sole 24 Ore e Servizio Pubblico). Intervista a Carlo dell’Aringa, deputato Pd e membro della commissione.

18 settembre 2017
 
Memos di lun 18/09

Il fascismo senza regime, da Salvini al bagnino di Chioggia. Con lo storico Giovanni De Luna e il giornalista-scrittore Christian Raimo.

29 giugno 2017
 
Stefano Rodotà, la lezione di una vita

Diritto e diritti, proprietà e beni comuni, democrazia e nuove tecnologie, diritto corpo e amore, costituzione e internet. ..E’ la lezione civile e politica del professor Stefano Rodotà. Per ripercorrerla, ad una settimana dalla sua morte, Memos ha ospitato oggi Ugo Mattei e Juan Carlos De Martin. Due persone legate a Rodotà da una stima reciproca. Mattei, giurista dell’Università della California e dell’Università di Torino, ha condiviso con Rodotà la campagna sull’«acqua bene comune» che portò ai referendum del 2011. De Martin è ingegnere informatico del Politecnico di Torino, condirettore del Centro NEXA su Internet e Società, un centro di cui il professor Rodotà è stato uno dei garanti.

28 giugno 2017
 
“Centrosinistra unito, ma solo per condividere politiche comuni”. Intervista con Sergio Cofferati

«Che stare insieme sia meglio che stare separati è un’ovvietà. Però per stare insieme bisogna condividere delle proposte di merito». Lo ha detto a Memos Sergio Cofferati, deputato europeo del gruppo dei Socialisti e Democratici anche se dal 2015 non è più iscritto al Pd. Cofferati, già sindaco di Bologna (2004-2009) e prima ancora segretario generale della Cgil (1194-2002), ha attraversato la storia politica del centrosinistra di questi ultimi vent’anni. E oggi ragiona anche del suo futuro. «Trovo stucchevole nella discussione di queste settimane, ancora adesso dopo i risultati elettorali – dice l’ex leader della Cgil – il politicismo che porta ad interrogarsi se il centrosinistra debba essere largo o stretto. La mia domanda, che è quella che tante persone mi fanno, è: stare insieme per fare cosa? Io vorrei che si discutesse di questo. Faccio degli esempi: penso che una forza di sinistra che considera il lavoro un valore sociale debba NON fare il Jobs Act. E quindi il Jobs Act va abolito. Se si è d’accordo, poi discutiamo insieme sul come fare. Altro esempio: la legge sulla “buona scuola” va modificata radicalmente; sulle tasse hanno introdotto la “flat tax”, io vorrei una progressività nell’imposizione fiscale come c’era ai tempi del ministro Visentini (tra la metà degli anni ‘70 e gli ‘80, ndr). Vogliamo fare queste cose? Se sono condivise, discutiamo insieme come farle e allora c’è l’unione». Nell’intervista a Memos Sergio Cofferati parla del leader laburista britannico Corbyn, dell’Europa e del lavoro, dei principi dimenticati dalle politiche dei governi europei (Dichiarazione di Philadelphia del 1944, Carta dei diritti fondamentali dell’UE del 2000).

27 giugno 2017
 
“C’era un’alternativa al regalo di stato per Banca Intesa”. Intervista a Stefano Fassina sul crack delle banche venete

C’era un’alternativa al regalo del governo a Banca Intesa? Le banche venete (Veneto Banca e Popolare di Vicenza) potevano essere “salvate” prima e in un altro modo? Il governo ha deciso domenica scorsa per decreto di aiutare con oltre 5 miliardi di euro l’unico soggetto che si è offerto per rilevare le banche venete. Si tratta del gruppo Intesa San Paolo che si prenderà la parte ripulita dai crediti spazzatura delle due banche (cioè sportelli, asset vari e parte del personale) pagando la cifra simbolica di un euro. ..Come si è arrivati al crack delle due banche? C’entra la crisi finanziaria internazionale oppure il dissesto dei conti dipende dalla malagestione dei due istituti di credito? A Memos ne abbiamo parlato con Stefano Fassina, deputato di Sinistra italiana e consigliere comunale a Roma, ex viceministro dell’economia nel governo Letta, economista. «Il governo – sostiene Fassina – poteva entrare con un suo fondo nel capitale delle due banche e prendersi non solo le parti della “bad bank” (i crediti inesigibili o incagliati), ma anche gli asset redditizi e fare un’operazione che sarebbe potuta diventare vantaggiosa per i contribuenti. Invece, il governo ha scelto una strada che regala la parte migliore di quelle banche a Banca Intesa, ha scelto una strada che ancora una volta privilegia gli interessi forti di questo paese».

26 giugno 2017
 
Ballottaggi, alleanze in crisi per vincitori e vinti

E’ un lungo elenco di città passate da amministrazioni di centrosinistra a sindaci di centrodestra il risultato prevalente dei ballottaggi di ieri. Genova è stato il caso più eclatante. La grande città del nord, da sempre con giunte di tradizione di sinistra o progressista, è finita nelle mani di un sindaco, Marco Bucci, che durante la campagna elettorale ha promesso di amministrare la città “come un’impresa”. Una sconfitta pesante per il centrosinistra genovese che pure si è presentato in una versione larga: Pd, Mdp bersaniano ed ex Sel, una lista arcobaleno con i rappresentanti delle comunità immigrate e gli attivisti LGBT. Ma anche l’alleanza dei vincitori a Genova scricchiola. La coalizione che ha sostenuto il nuovo sindaco Bucci, la destra classica forzitalia-lega-fratelliditalia, già un minuto dopo la vittoria non è riuscita a nascondere le proprie crepe. Divisi tra i berlusconiani di Forzitalia soddisfatti, ma non raggianti, per la vittoria genovese, come l’ex ministra Gelmini. E gli altri, i “salviniani” di Forzitalia (con Toti, presidente della regione Liguria in prima linea) insieme ai leghisti ortodossi, a celebrare le tenebre dell’avvenire tracciate dal segretario del Carroccio: “Ci vuole una pulizia di massa, via per via, quartiere per quartiere” (Salvini a Recco, il 18 febbraio scorso). Memos oggi ha ospitato lo storico Luca Alessandrini, dell’Istituto “Ferruccio Parri” di Bologna, e il vicedirettore della rivista “Il Mulino”, Bruno Simili. Con loro abbiamo parlato della vittoria “dimezzata” della destra, della sconfitta del centrosinistra allargato e del Pd di Renzi, del voto complessivo delle città medio-piccole nell’Italia dell’impoverimento sociale e dell’insicurezza.

22 giugno 2017
 
L’Italia e la crisi, tra banche industria e lavoro a dieci anni dall’inizio della Grande Recessione

La “Grande Recessione” è iniziata dieci anni fa. Tutto cominciò negli Stati Uniti con la crisi dei mutui ad alto rischio, trasformati in titoli spazzatura e venduti a mani basse sui mercati finanziari. Il 19 luglio del 2007 l’allora capo della Fed, la banca centrale americana, Ben Bernanke ammise per la prima volta che la crisi dei subprime avrebbe “chiaramente provocato delle perdite”. Bernanke, durante un’audizione alla commissione bancaria del Senato statunitense, riportò alcune stime di queste perdite: tra i 50 e i 100 miliardi di dollari. Due anni dopo, nel 2009, le stime sui costi della crisi per le banche erano già diventate superiori di oltre 30 volte. A dieci anni di distanza dall’inizio della Grande Recessione negli Stati Uniti, qual è il conto pagato dall’Italia? Memos ha ospitato oggi lo storico Giuseppe Berta e la statistica sociale Linda Laura Sabbadini. A dieci anni da quel luglio del 2007 in Italia si parla ancora di banche. Banche travolte dalla crisi globale, ma anche in diversi casi dalla malagestione clientelare locale. Ieri è stata approvata definitivamente dal parlamento la Commissione d’inchiesta sul sistema bancario italiano. Montepaschi, Etruria, CariFerrara, CariChieti, Banca Marche sono alcune delle banche di cui la commissione dovrà occuparsi. Ma quello delle banche è solo uno degli aspetti della crisi di questi dieci anni. Gli altri riguardano l’industria italiana decimata, il lavoro parcellizzato tra stabili e precari, la società frammentata dalle disuguaglianze. E poi l’espansione, anche a causa della crisi, del potere economico delle organizzazioni mafiose. Proprio oggi ne ha parlato il procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo Franco Roberti nella sua relazione annuale.

21 giugno 2017
 
Maturità 2017, una prova d’appello per la scuola italiana

Dal “profitto vile che fulmina il pesce” del poeta livornese Caproni alla rivoluzione digitale e il suo rapporto con il lavoro; dall’Italia del boom economico degli anni Sessanta alla relazione tra progresso materiale e civile; dai disastri alle ricostruzioni. E’ la maturità 2017. Sono i temi su cui per un massimo di sei ore si sono esercitati oggi poco più di mezzo milioni di maturandi. La scuola italiana è stata capace di prepararli allo sviluppo di queste tracce? Agli studenti è stata insegnata la storia italiana fino agli anni Sessanta? Hanno letto le poesie di Caproni? Messa in questi termini, la maturità diventa una prova non solo per i singoli studenti, ma anche per la scuola italiana: un test d’appello sulla capacità dell’istituzione di preparare i giovani all’esame degli esami. Memos ha ospitato oggi due delle fonti utilizzate dal Miur per le tracce: lo storico Piero Bevilacqua, per il tema sull’Italia del boom economico, e il genetista Edoardo Boncinelli citato per il tema “progresso e civiltà”. Ospite a Memos anche Marco Rondina, studente di ingegneria informatica del Politecnico di Torino. Da Rondina ci siamo fatti raccontare cosa devono aspettarsi quegli studenti che, dopo la maturità, decideranno di iscriversi all’università (l’anno scorso sono stati 280 mila su 500 mila maturandi).

20 giugno 2017
 
Corruzione e cittadini monitoranti contro il malaffare

“Anticorruzione pop. E’ semplice combattere il malaffare se sai come farlo”. E’ il titolo di un libro appena uscito per le edizioni del Gruppo Abele. E’ un libro sulla corruzione. Non parla però solo di corrotti e corruttori, ma di ciò che ciascuno di noi può fare. Noi, potenziali “cittadini monitoranti”. Il volume, scritto da Leonardo Ferrante e Alberto Vannucci, mette insieme analisi, modelli, riflessioni e proposte sul tema della corruzione. Con un obiettivo: sconfiggere il sistema del malaffare in Italia. Un sistema così diffuso “da mettere in discussione non solo la nostra convivenza, ma il nostro stesso stare al mondo”, ha scritto don Luigi Ciotti nella presentazione. Anticorruzione pop è anche una miniera di riferimenti bibliografici, con una vasta letteratura sulla corruzione citata di volta in volta nelle note al testo. I due autori sono stati ospiti oggi a Memos. Leonardo Ferrante è referente nazionale del settore “Anticorruzione civica e cittadinanza monitorante” di Libera e Gruppo Abele. Alberto Vannucci, professore di scienza politica all’Università di Pisa. Dal 2010 coordina il Master universitario in “Analisi, prevenzione e contrasto della criminalità organizzata e della corruzione”, costruito con Libera e Avviso pubblico.

 
 
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