Memos
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15 febbraio 2017
Tante sinistre, un solo Renzi/2

Sono diverse le sinistre che si stanno preparando a questa lunga stagione politica che porterà alle elezioni. Al più tardi si voterà fra dodici mesi, anche se un anticipo del voto non può essere escluso. Che lo si voglia o meno, di fronte alle tante sinistre si para la figura di Matteo Renzi e del suo Pd. Alleato, concorrente, antagonista, rivale: Renzi resta un paradigma per le tante sinistre. Positivo, negativo, perfino neutro, che sia. Ieri Giuliano Pisapia, l’ex sindaco di Milano, ha presentato il suo Campo Progressista. Il prossimo fine settimana a Rimini ci sarà il congresso fondativo di “Sinistra Italiana”. A fine mese (dal 24 al 26 a Roma) Civati farà la sua “Costituente delle idee”. Un elenco parziale. C’è poi il congresso Pd, con il suo inizio accelerato rispetto alla scadenza naturale dell’attuale segreteria di dicembre 2017. Tempi più brevi con un Renzi forse dimissionario già nei prossimi giorni. Il dibattito interno, e soprattutto le conclusioni del congresso Pd (chi sarà il nuovo segretario, cosa farà l’attuale minoranza) finiranno per intrecciarsi con i lavori in corso nelle tante sinistre. Memos ha dedicato anche la puntata di oggi a questo tema (qui la puntata di ieri). Ospiti: lo storico Luca Alessandrini, direttore dell’Istituto “Ferruccio Parri” di Bologna, e il politologo Roberto Biorcio dell’Università degli Studi di Milano.

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Raffaele Liguori

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GLI ULTIMI PODCAST
29 marzo 2017
 
“Il governo ha temuto la sconfitta nelle urne”

«Il decreto del governo per noi è un successo. Ma noi proseguiamo fino alla legge». La Cgil non smobilita. La sua campagna per i due quesiti referendari del prossimo 28 maggio va avanti. Aspetta l’approvazione definitiva del decreto del governo su voucher e appalti prima di considerare chiusa la partita. Soltanto dopo il voto finale del parlamento la Corte di cassazione deciderà se annullare o meno la consultazione del 28 maggio. Ospite di Memos Danilo Barbi, fino a due mesi fa segretario nazionale della Cgil, oggi in forze alla Cgil Emilia Romagna. «Il decreto del governo non è una svolta», dice Barbi. «Non è l’espressione di una nuova cultura di rispetto del lavoro, di cui ci invece ci sarebbe bisogno. Con quel decreto però è stata fermata una deriva». Nel corso della trasmissione di oggi Memos ha ospitato anche Matteo Moretti (Filctem-Cgil) che sta seguendo la vertenza sui 187 licenziamenti dei lavoratori della K-Flex di Roncello (MB) arrivata al 65 esimo giorno di sciopero consecutivo.

28 marzo 2017
 
Legge elettorale, l’Italia deve attendere

I tempi della nuova legge elettorale si allungano. ..La discussione in aula alla Camera sarebbe dovuta iniziare ieri. Invece, resta ferma in commissione affari costituzionali. Dal 2005 ad oggi sono state votate dal Parlamento due leggi elettorali (Porcellum e Italicum) ed entrambe sono state dichiarate incostituzionali dalla Consulta. I precedenti, dunque, pesano. E anche questa è una ragione dei tempi che si allungano. Insieme al fatto che il principale gruppo parlamentare, il Pd, è nel pieno di uno scontro congressuale che finirà soltanto tra un mese, con le primarie del 30 aprile. Le leggi del recente passato (con l’Italicum entrato in vigore, ma mai applicato) sono state un esempio di come si possano approvare norme violando la Costituzione. Difficile, quindi, ispirarsi a quei modelli che sono stati sostanzialmente sistemi proporzionali con un premio di maggioranza alla coalizione (Porcellum) o al partito (Italicum) vincente. Ma il proporzionale sembra destinato a resistere. Al momento sono in ribasso le quotazioni per un maggioritario vecchio stile, come era stata la legge del 1994 che porta il nome dell’attuale presidente della repubblica, il Mattarellum. Ma il proporzionale del futuro, sarà “corretto con premio” o “liscio”? Anche qui il rischio di finire nel mirino della Consulta è alto, perché le bocciature del passato hanno preso di mira proprio i premi di maggioranza ritenuti dalla Corte costituzionale troppo generosi e distorsivi della rappresentanza. ..Un altro punto incerto è quello delle coalizioni o delle liste dei partiti. L’eventuale premio spetterà al partito o alla coalizione di partiti che prenderà più voti? E’ questa un’altra differenza sostanziale. Le forze politiche che pensano di creare maggioranze omogenee prima del voto sceglieranno la coalizione. Ma quali sono oggi i partiti che spingono per una coalizione? A destra nessuno sembra volerla. Meloni e Salvini tengono sulle spine Berlusconi: “se Forza Italia esce dal Ppe in Europa, l’accordo si trova domani”, sostiene la leader di Fratelli d’Italia Meloni. Ma a Berlusconi serve il Ppe per avere una patente di presunto moderato europeista. ..A sinistra la coalizione ampia del centrosinistra, al momento, la vuole soltanto Pisapia. Difficile un sì da Sinistra italiana e Possibile. Quanto a Bersani e gli scissionisti Pd molto dipenderà dal rapporto che vorranno stringere con il Campo progressista di Pisapia. Infine il Pd, in balia del congresso e delle ipotesi che potranno prevalere a seconda di chi (Emiliano, Orlando e Renzi) e di come (con quanti voti) vincerà le primarie. Tutto questo per dire che occorrerà aspettare ancora per avere una legge elettorale in Italia. Da qui ad allora non sono esclusi rimescolamenti di carte e ribaltoni nelle posizioni dei partiti. Per fare il punto sulla legge elettorale Memos ha ospitato oggi il costituzionalista Andrea Pertici, dell’università di Pisa.

27 marzo 2017
 
Popolo, elites, oligarchie. Chi comanda in Europa?

La Dichiarazione di Roma è l’ultimo dei numerosi documenti ufficiali sull’Europa. L’ultimo in ordine di tempo. E’ stato firmato sabato scorso dai 27 capi di stato e di governo dell’Unione europea. Senza la Gran Bretagna, ormai già fuori di fatto dall’Europa, in attesa che lo diventi anche di diritto. ..Quel documento sarà anche il primo tra quelli necessari a tracciare il futuro dell’Unione europea? Due anni fa, le maggiori cariche istituzionali dell’Unione (i presidenti della Commissione, del Consiglio europeo, dell’Eurogruppo, dell’Europarlamento e della Bce) scrissero un corposo documento (vedi pagina Memos su radiopopolare.it) sul futuro dell’Europa economica e monetaria, con tanto di date e tempi per completarla. Che fine ha fatto? Quel documento sembra pressochè svanito dalla memoria corta dell’Europa. Il che conferma che nell’Unione di oggi contano di più i governi delle massime cariche istituzionali. Ma al di là delle gerarchie interne all’Unione (tra governi e organi comunitari), chi comanda oggi in Europa? La Dichiarazione di Roma si apre con le seguenti parole: “Noi, leader dei 27 stati membri…”. “Leader”, quindi capaci di guidare scelte e processi politici. Ma è realmente così? Memos ha girato la domanda a Giulio Azzolini, filosofo della politica all’università “La Sapienza” di Roma e autore di Dopo le classi dirigenti. La metamorfosi delle oligarchie nell’età globale (Laterza, 2017). La tesi di Azzolini, riferita non solo alle vicende regionali europee, è che “l’età globale ha inesorabilmente compromesso le condizioni di esistenza di una classe dirigente in senso proprio”. A comandare rischiano di essere solo “pochi giganti transnazionali”.

23 marzo 2017
 
Europa, il sogno infranto 60 anni dopo Roma

“L’inganno delle celebrazioni”, scrive oggi Barbara Spinelli a proposito della riunione di sabato prossimo a Roma dei capi di stato e di governo dell’Unione europea. E’ l’inganno di “una oligarchia sovranazionale sempre più lontana dalla vita reale della gente”, sostiene l’eurodeputata della sinistra, grande esperta della storia del vecchio continente, figlia di uno dei fondatori dell’idea di Europa unita come Altiero Spinelli. A Roma dopodomani si celebrano i sessant’anni della firma del Trattato che il 25 marzo 1957 istituì la Comunità economica europea. Si celebra un grande passato, se lo si paragona al resto del novecento europeo: il secolo segnato nella sua prima metà dalle due guerre mondiali, dai nazionalismi e dai fascismi, dall’orrore della Shoah. L’Europa di oggi, invece, ha poco da celebrare. L’Ue è in preda del suo presente di disuguaglianze sociali e crisi economica, di egoismi e xenofobie, di rappresentanze politiche inaridite e poteri oligarchici rafforzati. ..I leader di oggi sono in grado di decidere alcunché sabato prossimo a Roma sul futuro dell’Europa? Basti pensare che tra i leader Ue ce ne sono alcuni (come Hollande) in uscita, altri (come Merkel) in attesa di un’incertissima riconferma e altri ancora in un precario incarico di governo (vedi Gentiloni). Sono in grado, loro, di decidere un futuro diverso e più giusto per l’Europa? Da questo interrogativo comincia la puntata di oggi di Memos con Andrea Baranes, della Fondazione Culturale Banca Etica e del gruppo di Sbilanciamoci.info, una piattaforma online di analisi e informazioni; e con Fabio Masini, vice-presidente del Consiglio Italiano del Movimento Europeo 335-6525936, economista docente di Storia e teorie delle relazioni economiche internazionali all’Università di Roma 3.

22 marzo 2017
 
Calabria, Italia: la ‘ndrangheta è una questione nazionale

«La ‘ndrangheta è un fatto nazionale da alcuni decenni. Molti noi lo sanno. Il problema è che non lo è diventato per la maggior parte delle persone». Enzo Ciconte, storico della criminalità organizzata all’università di Roma Tre e di Pavia, è stato ospite oggi a Memos. Il giorno dopo la manifestazione nazionale di Locri per la Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, il professor Ciconte analizza alcune delle parole-chiave pronunciate ieri da don Ciotti. “Siamo tutti calabresi”, diceva il fondatore di Libera, oppure “la Calabria non è solo ‘ndrangheta, massoneria e corruzione”. Il professor Ciconte mette anche in una prospettiva storica i rapporti tra mafie e politica, mafie e massoneria non solo in Calabria, ma anche nel resto d’Italia (vedi E.Ciconte, Borbonici patrioti e criminali, Salerno Editrice 2016).

21 marzo 2017
 
Locri, don Luigi Ciotti: “siamo tutti calabresi e sbirri”

«Oggi ci sentiamo tutti calabresi e sbirri. Siamo qui per sostenere e valorizzare quella Calabria che non accetta di essere identificata con la ‘ndrangheta, la massoneria e la corruzione». ..Sono le parole di don Luigi Ciotti questa mattina a Locri. Il fondatore di Libera ha parlato dal palco della manifestazione nazionale per la Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie. «Essere chiamato sbirro è un complimento e non un’offesa», ha detto don Ciotti riferendosi alle scritte anonime comparse ieri su alcuni muri della città. ..A Memos per raccontare la mattinata di Locri, il lavoro difficile dei gruppi antimafia della Calabria, è stata ospite Rosaria Anghelone del coordinamento provinciale di Libera Reggio Calabria, fondatrice del presidio di Mèlito Porto Salvo (RC). Ospite a Memos, da Verbania dove c’è stata la manifestazione regionale piemontese di Libera, il deputato Pd Davide Mattiello, della Commissione parlamentare antimafia.

20 marzo 2017
 
Istituzioni e cittadini contro mafie e corruzione nella salute

Quinto appuntamento del nuovo ciclo “Lezioni di antimafia” ideato dalla Scuola di Formazione “Antonino Caponnetto” e coordinato da Lele Liguori. La lezione è stata tenuta da Massimo Brunetti, responsabile trasparenza e prevenzione della corruzione alla Ausl di Modena; fa parte del Gruppo di coordinamento del progetto “Illuminiamo la salute” di Libera. La lezione si è svolta nell’Auditorium di Radio Popolare il 13 marzo 2017.

16 marzo 2017
 
Il futuro del nostro lavoro e del nostro corpo

Come sta cambiando l’idea del nostro futuro? Quali lavori resteranno, si modificheranno radicalmente o scompariranno? Anche il nostro corpo è destinato a cambiare? Sono alcune domande che Memos ha girato al futurologo americano Alec Ross, autore di “Il nostro futuro” (Feltrinelli, 2016). ..Ross, 45 anni, è stato consigliere per l’innovazione di Hillary Clinton, ha lavorato anche per l’ex presidente Obama. «Nel futuro – racconta a Memos – grazie all’intelligenza artificiale verrà sostituito non soltanto lavoro manuale e routinario, ma anche ed in modo crescente il lavoro cognitivo e non routinario, di persone che vanno al lavoro con giacca e cravatta». Ross parla di commercialisti, avvocati, anestesisti. Ci sono anche dei rischi, però. «Già oggi – dice Alec Ross – sta succedendo che stiamo creando più disoccupazione e allo stesso tempo più miliardari. I soggetti che stanno creando le tecnologie hanno quantità di soldi inimmaginabili in passato». Come il lavoro anche l’idea del nostro corpo, secondo Ross, è destinata a cambiare. «Due cose – dice Alec Ross – cambieranno il corpo così come lo conosciamo oggi. La prima riguarda il cosiddetto “xenotrapianto”. Oggi, grazie ai progressi della genetica, organi come polmoni o reni vengono fatti crescere ad esempio nei maiali usando del Dna umano. Ci sarà un momento in cui saremo in grado di trapiantare organi, come un rene, cresciuti in una fattoria di animali e poi impiantati in essere umani. La seconda cosa che cambierà – aggiunge il futurologo americano – riguarda il fatto che i nostri corpi non necessariamente dovranno avere una base chimica di carbonio. Sempre di più useremo la robotica per migliorare ciò che siamo dal punto di vista fisico».Come si governa il cambiamento? Alec Ross sostiene che sarà necessario «riscrivere il nostro contratto sociale, la relazione tra lo stato, il capitale e il lavoro, bilanciando gli interessi» dei vari soggetti coinvolti. Nell’intervista a Memos c’è anche un giudizio su Donald Trump. «Trump – sostiene Ross – ha vinto perché è stato attraente per un enorme numero di persone negli stati centrali degli Usa, con un basso livello di istruzione. Persone nelle quali ha acceso il fuoco del nazionalismo, dell’anti-immigrazione. Quando le persone sono giù, indebolite – conclude Alec Ross – spesso si profila un autoritario carismatico che finisce poi per piacere quando ci si trova in un clima di sfrenato nazionalismo».

15 marzo 2017
 
K-Flex, 51esimo giorno di protesta

Memos è andata in onda oggi da Roncello (MB), dal presidio dei lavoratori e delle lavoratrici della K-Flex, l’azienda italiana che produce isolanti e che due mesi fa ha dichiarato 187 esuberi tra i quasi 250 lavoratori dello stabilimento brianzolo. La K-Flex, sostengono i lavoratori, è un’azienda sana. Ha una sessantina di stabilimenti in giro per il mondo, dalla Cina alla Russia agli Stati Uniti. Nel 2015 ha fatturato 320 milioni di euro. Ma la famiglia Spinelli, proprietaria della K-Flex fondata nel 1989, vuole ridimensionare drasticamente gli impianti di Roncello, trasferendo le produzioni in Polonia. Per protesta i lavoratori e le lavoratrici della K-Flex sono in presidio davanti ai cancelli della fabbrica da 51 giorni. Hanno montato diversi gazebo, con le stufe per riscaldarsi durante la notte, le macchinette del caffè. C’è anche una cucina che prepara pranzi e cene per tutti. Oggi è una giornata importante, perché a Roma c’è l’incontro al Ministero dello sviluppo economico (Mise) con i sindacati, i delegati K-Flex e la viceministra Teresa Bellanova. I rappresentanti dell’azienda, però, non ci sono. Per loro il luogo del confronto non è il Mise a Roma, ma l’Assolombarda a Milano. La puntata di oggi di Memos ha ospitato un collegamento con Gianfranco Viesti, economista dell’Università di Bari, grande esperto di politiche industriali. Perché le imprese delocalizzano? Solo per risparmiare sul costo del lavoro? Cosa possono fare le politiche pubbliche per frenare la fuga all’estero di una parte importante della manifattura italiana? Sono alcune delle domande fatte al professor Viesti. Al gazebo davanti ai cancelli della fabbrica ci ha poi raggiunto Luisa Perego della Filctem Cgil che insieme a Cisl e Uil sta seguendo la vertenza K-Flex.

14 marzo 2017
 
Confindustria Sole24Ore, il capitale col trucco

Un intero gruppo dirigente sotto inchiesta, con accuse pesanti. La procura di Milano sta indagando sugli ex vertici del Sole 24 Ore per falso in bilancio e appropriazione indebita. I nomi sono quelli dell’ormai ex direttore Roberto Napoletano, degli ex vertici societari Benito Benedini e Donatella Treu. Il Sole 24 Ore è il gruppo editoriale di Confindustria. E’ la corazzata di carta, e digitale, da cui gli industriali hanno lanciato negli anni strali e diktat. Verso la politica, i sindacati, le istituzioni accusati a turno di ritardi, inefficienze, di non comprendere le esigenze delle imprese. Ora quella corazzata è scossa dalle fondamenta. Gli ultimi sviluppi dell’inchiesta dei pm di Milano rivelano quanto meno gravi episodi di “mala gestione”. I giornalisti, in sciopero ad oltranza negli ultimi giorni, hanno chiesto ai vertici del gruppo di evitare “soluzioni confuse”. Sotto gli occhi di tutti c’è un sistema di potere confindustriale che si sgretola e una lotta per la successione che sembra essere già iniziata. La coppia Vincenzo Boccia (presidente Confindustria) e Roberto Napoletano (ex direttore del Sole 24 Ore) è insidiata da un gruppo di ex, tra cui Alberto Bombassei e Alberto Vacchi, entrambi ex candidati alla presidenza di Confindustria negli anni anni scorsi. Nuovi equilibri politici e soluzioni imprenditoriali per il gruppo del Sole 24 Ore vanno comunque ancora tutti trovati. ..A Memos sono stati ospiti oggi il giornalista della Stampa Paolo Colonnello, cronista da anni a Palazzo di Giustizia di Milano; e Giuseppe Berta, storico, insegna all’Università Bocconi.

13 marzo 2017
 
Europa, populismi in cerca d’autore

Chi sono i populisti? Cosa vogliono? Il populismo è lo spettro europeo di questa lunga stagione elettorale che comincia mercoledì prossimo con le elezioni olandesi e si concluderà al più tardi nel febbraio 2018 con quelle italiane. Tra i due estremi sono incluse le presidenziali in Francia di fine aprile, le politiche francesi del mese successivo, e le elezioni tedesche di settembre…In Europa i media continentali, a seconda degli orientamenti politici e culturali, hanno fatto rientrare un po’ di tutto nella categoria del populismo: da Marine Le Pen a Geert Wilders, da Beppe Grillo a Pablo Iglesias, a Jeremy Corbin, solo per citarne alcuni. «Populismo è un termine non solo abusato, ma ambiguo», racconta a Memos Nadia Urbinati, politologa alla Columbia University di New York. «Il termine populismo – prosegue Urbinati – può essere stiracchiato in modo tale da coprire situazioni anche contrapposte tra loro. Il populismo è fenomeno interno alla democrazia, non esterno. Interno perché si sviluppa all’insegna dei due grandi fondamenti della democrazia che sono la legittimità popolare dei governi e il principio di maggioranza». Per Urbinati l’anima populista si sta espandendo in Europa, con una caratteristica particolare in Italia. «L’Italia – dice la politologa della Columbia Univerity – si trova all’interno di questo processo in una situazione straordinariamente interessante. Se in altri paesi vediamo l’espressione del populismo in un solo partito, in Italia il populismo è trasversale a tutti i movimenti e partiti. Abbiamo visto in questi giorni il “Lingotto” che è stato una grandissima espressione e un esempio classico di populismo. Lo dico tecnicamente, usando il populismo in senso neutro e non polemico». Dell’ambiguità del termine populismo si dice convinto anche Massimo Villone, costituzionalista dell’Università “Federico II” di Napoli. «Nel termine populismo – dice a Memos – ci può essere un po’ di tutto. Bisogna capire di quale populismo si parla e da parte di chi. In Italia Matteo Renzi lo ha reso una pratica di governo. Tutto il suo modo di fare politica è l’essenza di almeno un’accezione di populismo. Per quanto riguarda la mia opinione di costituzionalista, il populismo è da guardare comunque con diffidenza. E’ qualcosa di non accettabile in principio, perché quando si realizza ci allontana dall’archetipo della democrazia».

09 marzo 2017
 
Il Manifesto della comunicazione non ostile

Dieci princìpi per una comunicazione non ostile. Un manifesto vero e proprio per una rete che non odia. E’ un insieme di suggerimenti, molto concreti. Ad esempio, primo principio: “dico e scrivo in rete solo cose che ho il coraggio di dire di persona”. Secondo principio: “le parole che scelgo raccontano la persona che sono: mi rappresentano”. Terzo principio del manifesto: “mi prendo tutto il tempo necessario a esprimere al meglio quello che penso”. Gli altri princìpi potete leggerli su paroleostili.com. Il “Manifesto della comunicazione non ostile” è stato presentato a Trieste il 17 e 18 febbraio scorsi. Una conferenza pubblica, aperta, voluta dall’ideatrice del Manifesto, Rosy Russo, creativa ed esperta di comunicazione, fondatrice della scuola di comunicazione “UAUAcademy”. «Il Manifesto – racconta a Memos Rosy Russo – è stato scritto da più di cento mani, da persone della comunicazione, giornalisti, social media manager, politici. Tutti insieme, di fronte alla pesantezza delle parole in rete di questo ultimo periodo, ci siamo chiesti cosa possiamo fare». La risposta è stata il Manifesto e l’incontro di Trieste a cui hanno partecipato, tra gli altri, Laura Boldrini, Gianni Morandi, Deborah Serracchiani. Molti gli interventi nei vari gruppi di discussione su social media e scritture, giornalismo e mass media, giovani e digitale, bufale e algoritmi. A Trieste c’era anche Giovanni Ziccardi che insegna Informatica giuridica all’Università di Milano. Ziccardi – ospite oggi a Memos – si muove a suo agio dal mondo degli hacker a quello dei diritti umani nell’era digitale, alle espressioni dell’odio in rete (“L’odio online.Violenza verbale e ossessioni in rete”, Raffaello Cortina Editore, 2016).

 
 
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