Psicoradio
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22 novembre 2017
Il padre evaporato nel Paese delle meraviglie

Un viaggio Psi da Lacan ad Alice “Noi siamo nel tempo in cui i figli devono poter scrivere il loro futuro e il loro desiderio, e non aspettarsi più che il padre arrivi, come Telemaco che attendeva che il padre Ulisse tornasse vittorioso a riportare la legge”…Con queste parole il noto psicoanalista Massimo Recalcati, autore di molti libri, conclude l’intervista rilasciata a Psicoradio sul concetto lacaniano di “evaporazione del padre”, tema di questa puntata. Ma cosa si intende quando si dice che un padre è “evaporato”?….“Lacan ne parla all’indomani della contestazione del ’68” spiega Massimo Recalcati “che ha messo in primo piano il diritto di parola dei figli, che non sono più disposti a fare orientare la propria vita dai principi di autorità, dalla legge della tradizione, dal padre padrone che orienta la vita individuale e collettiva.”..Sul tema dell’evaporazione del padre e in generale del rapporto con il paterno si sono confrontati alcuni redattori di Psicoradio. “Io mio padre l’ho divorato ma non l’ho metabolizzato” dice Morena, “per me mio padre era ed è ancora nutrimento, carne, sessualità, il potere sadomasochista. Sono molto lontana dalla sua evaporazione!” Paolo racconta un’esperienza diversa: “io non ho aspettato il ritorno del padre, come Telemaco, ma abbiamo fatto due percorsi completamente autonomi.”..Secondo la direttrice di Psicoradio, Cristina Lasagni, “una delle funzioni più importanti dei padri è quella di porre dei limiti perché il limite serve anche ad essere trasgredito, aiuta a definire i propri desideri, la propria identità.”….Nel seguito della puntata Psicoradio entra nel mondo delle meraviglie e intervista Alice. “Come Alice cammino nel mondo della fantasia, non ho avuto il tempo di farlo da piccola. Da piccola mi hanno sempre dato compiti da grande, così recita una frase dello spettacolo ispirata alla mia storia personale. Io sono stata genitore dei miei genitori.” Così esordisce ai microfoni di Psicoradio Elisa che, con la compagnia Arte e Salute Ragazzi, interpreta Alice al Teatro Testoni ragazzi nello spettacolo “In cerca di Alice”. Lo spettacolo nasce da una collaborazione tra l’associazione Arte e Salute ONLUS e La Baracca-Testoni Ragazzi, per la regia di Valeria Frabetti e Daniela Micioni.

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GLI ULTIMI PODCAST
13 dicembre 2017
 
Questioni di specie

Intervista al dottor Massimo Filippi, neurologo, filologo, scrittore antispecista “Ci sarebbero meno bambini martiri se ci fossero meno animali torturati, meno vagoni piombati che trasportano alla morte le vittime di qualsiasi dittatura, se non avessimo fatto l’abitudine ai furgoni dove gli animali agonizzano senza cibo e senz’acqua diretti al macello.”..MARGUERITE YOURCENAR….“Questioni di specie” non è solo l’argomento della nuova psicopuntata ma anche il titolo dell’ultimo libro (edizioni Eleuthera) del dottor Massimo Filippi. Ospite della radio della mente bolognese il dottor Filippi analizza il delicato tema del rapporto tra esseri, sia umani che animali, che per lui si traduce in una errata relazione tra potere e oppressione…..“Infinite schiere di esseri umani sono state animalizzate per essere sfruttate, oppresse e uccise in modo sistematico”, come accaduto, ad esempio agli ebrei caricati sui vagoni bestiame – sostiene il dottor Filippi e prosegue-“Non esistono corpi umani o animali, esistono corpi. Esseri mortali che provano piacere, dolore, sentimenti. Che vogliono vivere e cercano di fuggire davanti alla sofferenza e alla morte. “..Il discorso del dottor Filippi nasce da una forte convinzione antispecista: la posizione di “chi si oppone all’ideologia che differenzia i corpi che contano e vanno quindi protetti, e quelli che hanno meno valore e che, quindi possono essere macellati impunemente.”..Ascoltare Filippi ci dice, insomma, che un mondo che rispetta ogni vita, aldilà della specie, dai maiali ai “gattini”, sarà un mondo che non tutela solo i diritti di alcuni esseri umani, negandoli agli altri.

06 dicembre 2017
 
La mapa della cura

I dati sulla situazione della psichiatria in Italia Quali sono le zone, in Italia, che offrono la migliore assistenza psichiatrica?..E quali invece sono più scarse?..Una ricerca della Società Italiana di Epidemiologia psichiatrica ha cercato di rispondere a queste domande, utilizzando i dati del Ministero della Salute. E’ la prima volta in Italia che si realizza una ricerca comparata sull’assistenza psichiatrica nelle diverse regioni d’Italia, dalla chiusura dei manicomi…La redazione di Psicoradio si è fatta “portavoce interessato” di questo studio, perché a quasi quarant’anni dalla Legge Basaglia siamo convinti che ci sia ancora molta strada da fare affinché la legge venga applicata ovunque al meglio. Per analizzare i dati della ricerca, la redazione ha intervistato Fabrizio Starace, presidente della SIEP e direttore del Dipartimento di Salute Mentale di Modena.Da questa indagine emerge che ci sono regioni che restano ancorate ad un’assistenza più ospedaliera, legata al posto letto e al ricovero in strutture sanitarie; altre invece cercano di organizzare la cura sul territorio. “Uno degli indicatori usati è l’accesso al pronto soccorso per patologie psichiatriche. Ciò significa che il bisogno di cura viene intercettato troppo tardi, solo nel momento di crisi e la Lombardia è la regione con la percentuale più alta”, commenta il dott. Starace…Anche il TSO (trattamento sanitario obbligatorio) è tra gli indicatori usati per misurare la qualità della cura. Per il dottor Starace dovrebbe essere “una possibilità remota”, ma per altri è uno strumento utile quando la persona sta molto male. Questi diversi punti di vista hanno creato molto dibattito nella SIEP e anche a Psicoradio, i redattori si sono interrogati su come giudicare questa pratica…I. non saprebbe come valutare questo indice: “Se una persona deve ricorrere al Tso non è detto che qualcosa sia andato male nella cura”, ma C. ribatte sostenendo che la ricerca guarda ai grandi numeri e quindi “il TSO può essere un parametro che indica che i problemi non sono stati affrontati nei tempi giusti”….. ….Tutti matti tranne Trump….Continua la rubrica dedicata all’uso distorto delle parole della salute mentale. Qualche giorno fa, abbiamo ricevuto la newsletter di una catena di librerie che pubblicizzava il manuale: “Sei circondato da psicopatici, difenditi”. Questo titolo ha fatto indignare i redattori e Psicoradio ha deciso allora di fare una piccola ricerca sui cataloghi di alcune case editrici per capire come viene usata la parola PSICOPATICO.Ecco alcuni titoli:..”Psicopatici in libertà”,..”Psicopatici al potere: viaggio nel cuore oscuro dell’ambizione”,..Relazioni pericolose. Come riconoscere ed evitare i seduttori psicopatici”,..”Fidanzata psicopatica Basta! La parola “psicopatico” è composta da psiche e pathos, sofferenza della psiche…E tu, come parli? Ricorda, chi parla male, pensa male!

29 novembre 2017
 
Ma l’amore c’entra?

Tre uomini e una rabbia “Ma l’amore c’entra?” di Elisabetta Lodoli è un documentario che evita i luoghi comuni tanto usati dai media, e invece parla della rabbia come scelta controllabile, volontaria. Come volontario e spontaneo è stato l’accesso dei tre protagonisti del film al primo centro pubblico nato per aiutare chi ha commesso atti di violenza, l’Ldv (Liberiamoci dalla violenza) dell’Ausl di Modena. Il film – dice Betta Lodoli a Psicoradio – non è però la storia di un trattamento terapeutico, ma cerca di stimolare una riflessione sull’educazione sentimentale e sugli stereotipi culturali, sulla differenza uomo-donna e sulle gabbie culturali in cui ancora ci chiudiamo…..Paolo, Luca e Giorgio sono nomi di fantasia, ma le loro storie di violenza familiare contro le loro compagne sono reali. Non sono dei ‘mostri’ ma uomini normali, diversi per età, origine e provenienza sociale e culturale. La regista Elisabetta Lodoli, insieme alla sceneggiatrice Federica Iacobelli ed alla produttrice esecutiva Roberta Barboni ha raccolto le testimonianze dei tre protagonisti nell’arco di due anni…Accolto con successo alla recente Festa del Cinema di Roma, ‘Ma l’amore c’entra’ verrà proiettato lunedì 11 dicembre alle 20 al Mast di Bologna in collaborazione con la Cineteca di Bologna, e poi in varie altre città d’Italia….. ….“Io come voi sono stata sorpresa….mentre rubavo la vita,….buttata fuori dal mio desiderio d’amore…..Io come voi non sono stata ascoltata….e ho visto le sbarre del silenzio….crescermi intorno e strapparmi i capelli.”….Questi versi di Alda Merini hanno aperto la prima puntata di Psicoradio, quasi dodici anni fa. Ora la poetessa torna a Psicoradio attraverso le parole di un suo amico: Giovanni Nuti, il cantautore che ha realizzato lo spettacolo “Alda Merini, il concerto”, qualche settimana fa a Bologna, con Monica Guerritore e Roberto Vecchioni…“Lei riceveva le persone in camera dal letto, sdraiata come l’ultima diva, era meravigliosa” – ci racconta Nuti, che ha musicato molte poesie della Merini. “Diceva che la poesia, grazie alla musica, arriva anche a coloro che non entrerebbero mai in una libreria”. Nuti ricorda la sua gioia nell’acquistare piccoli oggetti: collane, carillon, bambole… per poi regalarli ad amici e conoscenti. E il suo piacere di essere riconosciuta e fermata per strada, quando iniziò ad arrivare la popolarità televisiva…L’Alda Merini raccontata da Nuti, piena di passione, tenerezza e dolcezza, ha conosciuto per tanti anni la sofferenza del manicomio e a noi di Psicoradio viene in mente quando, molti anni fa, ci disse “sarete anche matti, ma non avete visto il manicomio, quindi io con voi di queste cose non voglio parlare”.

22 novembre 2017
 
Il padre evaporato nel Paese delle meraviglie

Un viaggio Psi da Lacan ad Alice “Noi siamo nel tempo in cui i figli devono poter scrivere il loro futuro e il loro desiderio, e non aspettarsi più che il padre arrivi, come Telemaco che attendeva che il padre Ulisse tornasse vittorioso a riportare la legge”…Con queste parole il noto psicoanalista Massimo Recalcati, autore di molti libri, conclude l’intervista rilasciata a Psicoradio sul concetto lacaniano di “evaporazione del padre”, tema di questa puntata. Ma cosa si intende quando si dice che un padre è “evaporato”?….“Lacan ne parla all’indomani della contestazione del ’68” spiega Massimo Recalcati “che ha messo in primo piano il diritto di parola dei figli, che non sono più disposti a fare orientare la propria vita dai principi di autorità, dalla legge della tradizione, dal padre padrone che orienta la vita individuale e collettiva.”..Sul tema dell’evaporazione del padre e in generale del rapporto con il paterno si sono confrontati alcuni redattori di Psicoradio. “Io mio padre l’ho divorato ma non l’ho metabolizzato” dice Morena, “per me mio padre era ed è ancora nutrimento, carne, sessualità, il potere sadomasochista. Sono molto lontana dalla sua evaporazione!” Paolo racconta un’esperienza diversa: “io non ho aspettato il ritorno del padre, come Telemaco, ma abbiamo fatto due percorsi completamente autonomi.”..Secondo la direttrice di Psicoradio, Cristina Lasagni, “una delle funzioni più importanti dei padri è quella di porre dei limiti perché il limite serve anche ad essere trasgredito, aiuta a definire i propri desideri, la propria identità.”….Nel seguito della puntata Psicoradio entra nel mondo delle meraviglie e intervista Alice. “Come Alice cammino nel mondo della fantasia, non ho avuto il tempo di farlo da piccola. Da piccola mi hanno sempre dato compiti da grande, così recita una frase dello spettacolo ispirata alla mia storia personale. Io sono stata genitore dei miei genitori.” Così esordisce ai microfoni di Psicoradio Elisa che, con la compagnia Arte e Salute Ragazzi, interpreta Alice al Teatro Testoni ragazzi nello spettacolo “In cerca di Alice”. Lo spettacolo nasce da una collaborazione tra l’associazione Arte e Salute ONLUS e La Baracca-Testoni Ragazzi, per la regia di Valeria Frabetti e Daniela Micioni.

15 novembre 2017
 
Meno farmaci e più empatia

Cosa vorremmo (o non vorremmo) dai nostri psichaitri, psicologi ed educatori In questa seconda puntata dell’inchiesta sul rapporto tra psichiatri e pazienti sentiamo le testimonianze di alcuni redattori di Psicoradio. Qualcuno denuncia un grande ricorso alla prescrizione di farmaci al posto di un rapporto di relazione empatico con il paziente. “Diverse volte mi sono capitate situazioni molto negative. Ad esempio anni fa, al primo appuntamento, una psichiatra che non conoscevo dopo neanche un quarto d’ora mi prescrisse subito tanti farmaci – racconta C. – Io avevo una certa avversione verso le medicine, e cercai di spiegarglielo. Ricordo che mi rispose “Allora lei non vuole guarire”…V. ricorda “Ho avuto uno psicologo junghiano che aveva sempre un’espressione fredda e imperturbabile. Si infervorava solo quando sbagliavo i pagamenti; e allora mi diceva che avevo un’avversione verso la psicoanalisi o che volevo rendere lui il mio papà”…“La pastiglia aiuta, ma aiuta molto di più un buon colloquio” sostiene B. Quello che è importante è sentirsi accolti da una persona; poi, attraverso questa accoglienza può passare anche l’uso degli psicofarmaci. Se invece si ha la sensazione che l’accoglienza cominci ad essere sostituita dall’uso degli psicofarmaci, allora non va bene…Tutti matti tranne Trump?….Per finire: avete mai sentito la storia di quella persona che pensava di essere l’unico sano in un mondo di pazzi? Donald Trump più volte, e anche ultimamente commentando la sparatoria nella chiesa Texana, ha affermato che il problema delle sparatorie nel suo paese non ha a che fare con il facile accesso alle armi ma con i disturbi mentali di chi compie i delitti. ..Psicoradio si chiede: può darsi che chi ha compiuto quest’ultima strage non stia bene. Però, di chi è la responsabilità della facilità con cui ha potuto riempirsi di armi? Di chi sta male o di chi gli rende possibile armarsi?

08 novembre 2017
 
Pisichiatri, psicologi, educatori hanno un cuore?

Ma chi mi cura, ci tiene davvero a me? Fare il terapeuta è solo un lavoro, che si conclude quando è finito il tempo del colloquio o della prescrizione di farmaci, o invece possiamo incontrare persone che provano empatia, trasmettono calore, diventano punti di riferimento nei momenti di difficoltà?..Questo interrogativo ha animato una discussione tra redattori/redattrici, e da qui è nata una nostra inchiesta…La cura del disagio psichico passa attraverso la relazione che si instaura con il proprio terapeuta, con gli psichiatri, gli psicologi e gli operatori che si incontrano durante il proprio percorso…Quali sono gli atteggiamenti di chi ci cura che rendono più difficile il rapporto, o le cose che danno proprio fastidio? Quali sono invece i comportamenti che ci avvicinano alle persone ai quali ci affidiamo?..Cominciamo con le risposte dei redattori di Psicoradio, che raccontano incontri e scontri con psichiatri e operatori della salute mentale, del pubblico o del privato che prendono a cuore le singole situazioni, che danno sensazione di sicurezza o che spaventano per la loro freddezza…Ne emerge una situazione variegata. Qualche redattore frequenta gli psichiatri da quando ha 6 o 7 anni e ha conosciuto decine di medici; c’è chi ha sviluppato un rapporto di fiducia con la stessa psicoterapeuta che va avanti da più di dieci anni…In molti casi le difficoltà non nascono dall’atteggiamento del terapeuta, ma dal fatto che è difficile avere il tempo e la tranquillità di potersi raccontare, perché ogni psichiatra ha un alto numero di pazienti…“La psichiatra che ho adesso secondo me è molto brava e mi fido molto di lei, ma ha una massa di pazienti, e per questo si attiva solo in caso di emergenza” – sostiene V…In questi casi C. preferisce “chiamare un amico”, sfogarsi e attendere il primo momento utile per parlare con il proprio psichiatra. Altri si affidano sia a uno psichiatra che a uno psicologo, per avere meno paura di trovarsi soli in caso di emergenza…A volte nascono corto circuiti difficili da superare. Racconta V., “mi è stato proposto uno psicologo che era del 1987 e io non sono riuscito a fidarmi. Sapere che era solamente un anno più grande di me non faceva che scatenare la mia invidia per la sua situazione rispetto alla mia; pensavo a tutto tranne che alla psicoterapia”…In ogni caso, come racconta L., che ha un ottimo rapporto con la sua terapeuta, “dopo tanti anni, continuo a raccontarmi e adesso riesco a prendere anche i farmaci con regolarità. L’obiettivo comunque è quello di cercare di stare meglio e non vederla più.”..Il seguito, un po’ più cattivo, alle prossime puntate…

01 novembre 2017
 
La macchia oscura di Colonia Dignidad

La scrittrice e giornalista Lola Larra ci parla di Sprinters, il suo libro che racconta le atrocità accadute all’interno di questa colonia agricola fondata in Cile negli anni Settanta. Il direttore di Colonia Dignidad era Paul Schafer, un predicatore battista tedesco, ex medico nella nazista Wehrmacht, che trasferì la sua comunità dalla Germania al Cile. Qui, in una bellissima zona del centro del Paese, comprò e recintò un grande appezzamento di terreno. Da quel momento nessuno più potè uscire o entrare dalla Colonia…In questo luogo completamente autonomo, segregato dal resto del mondo, Schaferper molti anni gestì la comunità con potere assoluto, separando gli uomini dalle donne e usando violenza ai ragazzini, gli “sprinters” del libro. Secondo Amnesty International Colonia Dignidad servì anche come luogo di detenzione e tortura per prigionieri della polizia segreta cilena, la terribile DINA. Le attività andarono avanti durante gli anni della dittatura di Pinochet, ma continuarono anche dopo la sua caduta. “Perché questo criminale sia sopravvissuto per tanti anni, è quello che noi cileni ci siamo chiesti tante volte” racconta Lola Larra a Psicoradio. Infatti, anche dopo le denunce di chi era fuggito dalla Colonia, i governi cileni successivi a Pinochet non sono intervenuti immediatamente. Solo nel 2005 Paul Schafer è stato finalmente arrestato in Argentina, dove era fuggito, è stato giudicato per pedofilia e traffico d’armi ed è morto in carcere in Cile. Altri collaboratori di Schafer sono tuttora in libertà.

25 ottobre 2017
 
Pensieri come tarli Psicoradio intervista la dottoressa Teresa Cosentino

“In Italia ci sono circa ottocentomila persone che soffrono del Disturbo Ossessivo Compulsivo, con un’età compresa tra i 15 e 25 anni. A differenza di altre patologie di questa se ne parla ancora molto poco, ma è un disturbo che può limitare tanto la vita della persona nel suo quotidiano”. Con questi dati la dott.ssa Teresa Cosentino, psicologa e psicoterapeuta ad indirizzo comportamentale e cognitivo, apre l’intervista a Psicoradio. La redazione l’ha sentita in occasione di un convegno sul disturbo ossessivo compulsivo che ha organizzato a Roma durante la giornata mondiale della salute mentale. Cos’è questo disturbo? Come si manifesta?….Queste sono alcune delle domande che i redattori e le redattrici di Psicoradio hanno rivolto alla dottoressa. “Può presentarsi in vari modi e avere anche definizioni cliniche differenti, potremmo però semplificare e riassumere il sintomo principale come un pensiero indesiderato che s’impossessa della mente della persona”, spiega Cosentino e continua “ad esempio esiste il disturbo ossessivo compulsivo da controllo e la persona che ne soffre spesso teme di aver dimenticato qualcosa o di aver compiuto un errore molto grave, e a causa di questo verifica più volte di aver chiuso bene il gas , la porta o apre la mail per controllare cosa ha scritto. Questa è ciò che potremmo definire compulsione”. La psicologa sottolinea che tra le persone che chiedono aiuto più della metà ha buona possibilità di guarigione e che, come nella maggior parte delle malattie psicofisiche, è molto importante la diagnosi precoce. Per quanto riguarda, invece, le diverse terapie esistenti, la dottoressa Cosentino sostiene che le linee guida internazionali sulla cura del disturbo ossessivo compulsivo affermano che la terapia cognitivo comportamentale ha lo stesso effetto, in alcuni casi, di quella farmacologica, perché lavora sui sensi di colpa che generano l’ossessione.

18 ottobre 2017
 
Chi ha paura di Psycho? La costruzione dell’immaginario attraverso le serie tv e il cinema

Quanto il cinema e la televisione influenzano la percezione che abbiamo del mondo della salute mentale? Cristina Lasagni, direttrice di Psicoradio e docente di Cinema Documentario all’Università della Svizzera Italiana, ci introduce in un’ampia riflessione su questo argomento. Citando diversi studi, spiega quanto siamo abituati ad abbandonarci ai racconti cinematografici e televisivi e quanto questi, nel tempo, influenzino negativamente la costruzione del nostro immaginario su chi è affetto da malattie mentali. Tutti hanno una tv e non è richiesta alcuna competenza per poterne usufruire…Lo studioso Gerbner, nella sua “Cultivation Theory”, parla di sindrome del mondo malvagio: più si guarda la tv più si percepisce il mondo reale come pericoloso. Anche la tv per bambini é soggetta ad influenze di questo tipo, utilizzando molti termini spregiativi verso chi ha un disturbo psichico. Oggi questa tendenza generalizzata sta lentamente cambiando, si raccontano anche storie di personaggi affetti da disturbi mentali che invece hanno un impatto positivo sul racconto. Questo sta avvenendo anche grazie alle proteste di associazioni di pazienti e familiari, che fanno sentire le proprie voci.

11 ottobre 2017
 
Famiglia e dolore psichico Come è difficile accettare un figlio che è cresciuto pazzo

Gisella Trincas, presidente dell’UNASAM (Unione Nazionale delle Associazioni Per la Salute Mentale), parla ai microfoni di Psicoradio al cuore di tutte le famiglie di pazienti psichiatrici. Sorella di due persone affette da gravi patologie psichiche, Gisella Trincas ha lanciato un appello alle famiglie dei pazienti psichiatrici: “Non rifiutateli. Uno dei più grandi dolori di chi soffre di una patologia mentale e’ il sentirsi abbandonato dalla propria famiglia”e ha raccontato la sua esperienza: “Quando mia sorella si ammalò, mia madre pensò che sua figlia fosse diventata cattiva. Non accettava che i comportamenti a volte aggressivi della figlia fossero conseguenza della malattia psichica. Era un modo per non interrogarsi su cosa potesse essere accaduto. Per fuggire dalle proprie responsabilità”. E invece il ruolo e il sostegno della famiglia intera, non solo da parte dei genitori, ma anche di fratelli e sorelle, sono fondamentali.

04 ottobre 2017
 
Lidia Ravera e l’inferiorità della donna – Le donne e gli uomini sono diversi tra loro, ma quanto?

“La donna quando venisse private delle sue ovaie diviene un essere non meno infelice dell’uomo castrato, con tutte le conseguenze disastrose che si ripercuotono sul suo corpo e più ancora sulla sua mente.”..Le donne e gli uomini sono diversi tra loro, ma quanto? E soprattutto, c’è un genere superiore ed uno inferiore? A partire da un libro “scientifico” del 1947 – “L’anima della donna e le leggi naturali” di Carlo Ceni, Psicoradio si interroga sugli “eterni dilemmi” che continuano a influenzare la società. E infatti, questo libro, come tanti dell’epoca positivista di inizio novecento, sono la base di tanti luoghi comuni che continuano ad influenzare la convivenza del genere maschile e femminile. Secondo questo testo, l’istinto che guida l’uomo è sessuale mentre quello femminile è materno…..L’intelligenza è definita debole e paragonata a quella dei primitivi e degli animali; la resistenza al lavoro intellettuale è ritenuta scarsa, e queste deficienze sarebbero giustificate dalla funzione principale della donna, quella riproduttiva. La menopausa, infatti, provocherebbe un vero e proprio“collasso psichico” e morboso…“Il lavoro intellettuale della donna può apparire brillante e rapido come quello dell’uomo. Ha tuttavia un limite: che non va oltre la potenzialità della sua mente debole […] Ogni applicazione mentale che richieda l’attenzione continua nell’apprendere cose nuove, ogni orientamento dell’attività diverso da quello acquisito dall’abitudine, ogni suo sforzo psichico, più o meno presto si ripercuote sulla costituzione psicorganica della donna dando luogo a un collasso, che si manifesta in un senso di stanchezza, di irritabilità […]ed essa fa ritorno alla quiete delle fatiche domestiche.”..La redazione ha commentato questo saggio dell’epoca. Tra le tante reazioni quella di Luca, che pensa che la donna non sia inferiore ma uguale all’uomo e che il pensiero di questo libro sia “razzista”e quella di Margherita che fa presente che oggi le donne, oltre alla funzione riproduttiva, si occupano di casa e giungono ai vertici di ogni ambito professionale. Tutto ciò nonostante ancora una parte della società la pensi come il libro, e cioè che le donne non siano in grado di resistere allo stress, alla fatica mentale e agli “sbalzi” dovuti al ciclo mestruale o alla menopausa. Di questo e del ruolo che la donna ha oggi, ne abbiamo parlato con Lidia Ravera, autrice del noto romanzo ”Porci con le ali”, un diario di due ragazzi adolescenti sulle loro prime esperienze di sesso e di politica…“Le donne che si sono piazzate in politica, spesso sono uome, perché sono elette dalle segreterie dei vari partiti. Questo succede perché noi donne non scegliamo mai altre donne, non facciamo i conti con le nostre ambizioni e non abbiamo mai definito il nostro ruolo nella vita della polis”, spiega la scrittrice parlando del rapporto con il potere. Come si sopravvive, allora, a tutto questo?..“Io ho due vantaggi: di riuscire a stare nel mondo della politica con lo sguardo sorpreso e melanconico della scrittrice; l’altro di essere ormai una donna grande e matura. Ho imparato con gli anni e sulla mia pelle a gestire questo mondo complicato”.

27 settembre 2017
 
Il carnevale degli animali – Gli animali prendono vita in musica

Questa settimana dalle onde di Psicoradio gli ascoltatori vedranno prendere vita tartarughe che ballano un lento can-can, elefanti “in marcia” e altri animali ballerini che, attraverso le note musicali del compositore Camille Saint-Saens, mettono in scena un simpatico ed eccentrico carnevale. “Il carnevale degli animali – racconta Cristina, la direttrice di Psicoradio – è una delle opere più famose del compositore francese…..L’autore stesso ne proibì l’esecuzione completa fino a quando fosse stato in vita. Il motivo di questa decisione non è noto, alcuni lo attribuiscono al fatto che Saint-Saens scrisse l’opera come scherzo musicale, usando brani di colleghi famosi e che quindi temesse che ciò potesse nuocere al suo buon nome”. Gli animali, già protagonisti di diverse puntate di Psicoradio, continuano a popolare la trasmissione attraverso le poesie di Baudelaire e Neruda dedicate ai gatti, in cui i rispettivi autori identificano nel felino domestico uno la femminilità, l’altro la libertà di essere se stessi. La puntata continua con i piccioni, ai quali è dedicata la poesia di Montale “La solitudine”: su questo stato d’animo, spesso compagno di artisti e “diversi”, riflettono gli psicoredattori Claudio e Morena che discutono inoltre di come e quanto gli amici animali abbiano colmato i vuoti della loro solitudine.

 
 
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