Psicoradio
radazione2010
17 gennaio 2018
Ma l’amore c’entra?

Il documentario di Elisabetta Lodoli “Come mai la mia violenza si esprime nei confronti delle persone a cui voglio più bene?”. Inizia così il trailer di “Ma l’amore, c’entra?”, il documentario di Elisabetta Lodoli che racconta la violenza sulle donne attraverso le voci di chi la compie. Paolo, Luca e Giorgio (nomi di fantasia) sono tre uomini, diversi per carattere, età, estrazione sociale, alla ricerca di un cambiamento. Si sono incontrati al centro “Liberiamoci Dalla Violenza” dell’Azienda USL di Modena: ci sono arrivati spontaneamente, talvolta spinti dalle loro compagne, e hanno intrapreso un cammino fatto di sedute individuali e di gruppo per capire il perché dei loro comportamenti e trovare una soluzione. Ed è li, nella prima struttura pubblica che ha offerto in Italia percorsi di recupero per uomini maltrattanti, che la regista ha raccolto per due anni le loro storie (interpretate nel documentario da tre attori per ragioni di privacy)…“Chi arriva al centro non è un mostro, né un malato, né un assassino”, racconta Lodoli ai microfoni di Psicoradio. “La violenza non fa distinzioni di classe, è una questione culturale”. Ma soprattutto “è sempre una scelta. Al centro si insegna che i sintomi si possono riconoscere, la rabbia dominare. E si può anche cambiare”.

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GLI ULTIMI PODCAST
18 aprile 2018
 
Padiglione 25

La rivoluzione degli infermieri nel manicomio occupato É l’estate del 1975 quando un gruppo di infermieri dell’Ospedale psichiatrico Santa Maria della Pietà di Roma decidono “aprire” e autogestire uno dei reparti del manicomio, il Padiglione 25. Da lì a pochi anni sarebbe stata approvata la Legge 180 e le idee rivoluzionarie di cura di Franco Basaglia avevano spinto quattordici infermieri ed una trentina di ricoverati a sperimentarsi in questa nuova avventura. In questa puntata Psicoradio ha intervistato il regista Massimiliano Carboni, che su questa esperienza ha realizzato il film documentario “Padiglione25”, Vincenzo Boatta, uno degli infermieri protagonisti dell’occupazione, e lo psichiatra Tommaso Lo Savio, direttore del Centro Studi Franco Basaglia, di cui è stato anche allievo…..Gli infermieri avevano compreso che era necessario adottare metodi di cura diversi. Grandi novità furono ad esempio rappresentate dall’introduzione di stoviglie ed oggetti di uso comune e i pazienti furono impiegati in attività lavorative. Vincenzo Boatta parla inoltre di un “diario giornaliero” che sta al centro della vicenda: prima, nel reparto tradizionale, si annotavano soltanto le consegne mentre sul nuovo diario giornaliero del reparto 25 si scrivevano “tutte le cose che accadevano durante il giorno in termini di conoscenza come ad esempio ‘Mario è stato così perché oggi la moglie non è venuta a trovarlo’, tutta una storia diversa che ogni paziente aveva da raccontare.” L’esperienza dell’autogestione, un paio d’anni più tardi, si concluderà con l’omicidio di un paziente da parte di un altro paziente ricoverato nella struttura. La famiglia del paziente morto non farà causa, comprendendo probabilmente che quanto era successo era pur sempre accaduto nel quadro di un processo rivoluzionario che intendeva cambiare lo stato di cose preesistente…Il docu–film sarà proiettato lunedì 16 aprile alle 18.30 nell’aula Carinci in via Belmeloro 8 a Bologna, un evento a cura dell’associazione studentesca universitaria Gruppo Prometeo…Per questa puntata Psicoradio ha scelto anche alcune poesie, tra cui quelle d’amore di Alda Merini, perché proprio la poesia può essere a volte uno strumento per abbattere quei muri invisibili che spesso ci circondano.

11 aprile 2018
 
La libertà è terapeutica

E la lotta non finisce mai Filippo Renda, psichiatra, ricorda quando partecipò alla chiusura di una istituzione manicomiale “Una desolazione assoluta. Quaranta persone in un salone con letti singoli, e forse un comodino. E un solo bagno, una sola doccia per tutti. Un altro salone chiuso con le sbarre. La lotta per guardare fuori dalla finestra, o mettersi accanto ai termosifoni d’inverno. Una vita vissuta senza nulla da fare tutto il giorno, senza nessuno stimolo”…E’ la situazione che Renda trovò – non tanto tempo fa – dietro i cancelli del San Gaetano, l’istituzione psichiatrica di Budrio, in provincia di Bologna. Erano gli ultimi anni del ‘900; nel 1978 la legge 180 aveva decretato la progressiva chiusura dei manicomi, e il dottor Renda era stato chiamato a Budrio per accompagnare il percorso di trasformazione, fino alla chiusura, del San Gaetano. “Scrissi un progetto che prevedeva che ogni persona avesse un percorso terapeutico cucito addosso” racconta a Psicoradio. E il ricordo va a Candido e Silvano; internati in istituzioni psichiatriche fino da bambini, si erano incontrati al S. Gaetano da ragazzini ed erano diventati amici inseparabili…Una vita dentro alle mura, senza scuola, senza imparare nulla… Chiuso l’Istituto, fu trovato per loro un appartamento “perché potessero continuare a vivere insieme anche fuori dell’ospedale”. E un lavoro in una cooperativa agricola. ”Prima ero un disgraziato, non sapevo fare niente. Adesso so fare tutto” diceva fiero Candido a chi incontrava…A sentire oggi questi racconti, sembra una favola. Ma l’attuazione della legge 180 non fu cosa facile anche perché venne fortemente osteggiata da una parte dello stesso personale psichiatrico. Anche a Bologna, allora, uno psichiatra rilasciò un’intervista al Resto del Carlino dichiarando : ‘’in questa città scorrerà il sangue delle persone, a causa dei pazienti liberati.”..Oggi, dopo 40 anni, la legge 180 non ha ancora raggiunto una piena applicazione: in Italia rimangono molte situazioni disastrose, come denunciano i dati pubblicati dal Siep, (la Società Italiana di epidemiologia psichiatrica) che disegnano un’Italia dove la psichiatria funziona solo in alcune zone…“Non è solo un problema di psichiatria – commenta il dottor Renda – Al sud ci sono regioni nelle quali la psichiatria è disastrosa come tutto il resto della sanità’’.

04 aprile 2018
 
Pulizie di Pasqua

Una esplosione di luce, colori e odori. Uno sbocciare di fiori e piante, dapprima timido, ora diventa impetuoso. L’orario cambia ed il sole sembra non tramontare. In una parola è Primavera, la stagione che più di ogni altra ci suggerisce la rinascita. Psicoredattori e psicotutors svelano i personali “buonipropositi” e le rigogliose passioni. Molte le idee per arricchire il palinsesto: si va da una rubrica musicale per viaggi sonori a una sulle serie tv, dagli approfondimenti sul tema dei disturbi alimentari al rapporto spesso tormentato tra medico e paziente. “Vorrei che Psicoradio indagasse i comportamenti legati all’uso di internet e dei media digitali, perché molte volte si trasformano in dipendenze e quindi a un disagio psichico”, spiega uno dei tutor di Psicoradio. E’ il cinema però ad essere una delle passioni che accomuna la redazione: “Vogliamo creare una rubrica dedicata al grande schermo e parlare dei film da un punto di vista psi”. Poi c’è il sogno di Claudio: “Il mio proposito per il futuro è trasferirmi ai tropici”. Come rimedio alla malinconia e per superare “le giornate no” c’è chi sceglie di fare del volontariato e chi invece ama ascoltare musica per ore. E c’è chi, come Morena, si propone di “Amare, amare, amare”…Come regalo di Pasqua, lasciamo gli ascoltatori con alcuni versi di una poesia scritta da Pier Paolo Pasolini nel ’62, “Profezia”:….“Alì dagli Occhi Azzurri….uno dei tanti figli di figli,….scenderà da Algeri,….su navi a vela e a remi…..Saranno con lui migliaia di uomini….coi corpicini e gli occhi….di poveri cani dei padri….sulle barche varate nei Regni….della Fame. Porteranno con sé i bambini,….e il pane e il formaggio, nelle carte….gialle del Lunedì di Pasqua…..Porteranno le nonne e gli asini,….sulle triremi rubate ai porti coloniali”…..(…)

28 marzo 2018
 
Come ho sconfitto le voci

L’intervista interiore Lorenzo fa un regalo a Psicoradio, in cui lavora come redattore. Racconta la sua esperienza di uditore di voci. Sin da bambino sentiva le voci, ma allora non gli davano ancora fastidio, perché si limitavano a chiamarlo. A ventisette anni, però, mentre lavorava in banca, sono diventate molto aggressive: “Hanno cominciato a dirmi: ti uccidiamo, ti bruciamo. Le voci mi distruggevano. Avevo sempre paura.” Allora Lorenzo decide di rivolgersi ad una psichiatra; e si rende conto che l’unico momento in cui le voci spariscono è quando è nel suo studio, e parla con lei. Col tempo, e grazie a molti anni di psicoterapia, scopre che le voci che minacciano di ucciderlo sono il modo in cui la sua rabbia repressa si manifesta. Da quattro anni Lorenzo non sente più le voci…..Nell’arte c’è tutta la mia gioia di vivere….“Io soffro di allucinazioni. Le voci spesse volte mi comunicano delle immagini, mi vengono delle ispirazioni”….Graziella Mattana si esprime attraverso la scultura, nella quale si è specializzata. E’ passata nei nostri studi assieme ad altri artisti irregolari: Paolo Colognesi e Matteo Giorgini ci hanno raccontato la loro esperienza all’interno del Collettivo artisti Irregolari, che a Bologna nasce nel 2014. Sono persone in cura presso i CSM, accumunate dalla passione per la produzione artistica; le loro opere vengono messe in mostra e vendute sul sito www.arteirregolare.comitatonobeldisabili.it. Gli artisti irregolari ci raccontano che questo è un modo per uscire dal mondo reale ed entrare nella dimensione dell’arte, allontanandosi per un po’ dai pensieri della vita. Stefano Ferrari, che insegna di Psicologia dell’arte all’Università di Bologna, spiega come l’arte irregolare nasca storicamente in situazioni di marginalità, che spesso (ma non sempre o solo) coincidono con la sfera del disagio psichico.

21 marzo 2018
 
La dea della magrezza

Una ricerca sui blog che incitano all’anoressia “Ogni giorno contavo le calorie, ero arrivata a pesare 32 kg. Più mi dicevano che ero magra più credevo di essere brava, bella e buona. Avanti così, fino a quando il tuo peso finisce per diventare la tua identità”. E. combatte da anni, e solo da poco tempo ha sconfitto la vergogna di mangiare trovando il coraggio di sedersi a tavola con suo marito. Psicoradio questa settimana affronta il tema dell’anoressia: insieme ad E., nostra ex redattrice, abbiamo intervistato la dottoressa Mariangela Pierantozzi, psichiatra e psicanalista e Ylenia Alberghini, laureata in psicologia, che ci ha parlato della sua tesi sul mondo dei blog Pro Ana, forum online che promuovono l’anoressia come stile di vita…..“Essere magri è più importante di essere sani”, è uno dei dieci comandamenti che si possono trovare in questi siti e che anoressiche e aspiranti tali devono seguire per raggiungere un ideale di perfezione e fare parte della comunità Pro Ana. Tutto ruota intorno ad Ana, la personificazione divina dell’anoressia. Le fedeli si scambiano consigli su quante calorie giornaliere assumere, che tipo di attività sportiva fare, in quale momento della giornata andare a vomitare e tutto ciò che concerne questo ambito. Può capitare di leggere post del tipo: “Sono alta 1,63 e peso 55 kg, cioè faccio schifo. Odio il mio corpo.” L’ingresso nei blog, che hanno le caratteristiche di una setta, è molto difficile, critici e curiosi sono esclusi. “L’anoressia è caratterizzata dalla volontaria astensione o riduzione molto drastica degli alimenti, che porta ad una diminuzione di peso molto grande, che può mettere in serio pericolo la salute del paziente portandolo in alcuni casi alla morte”, spiega la dottoressa Pierantozzi. All’origine di questa “malattia del benessere” tipica dei paesi occidentali e che si manifesta prevalentemente in età adolescenziale, può esserci “il rifiuto di diventare grande”, continua la psichiatra, “oppure il rifiuto di essere aggrediti da impulsi e desideri”….. Ma può l’arte non essere irregolare?….“Quando creo è come se uscissi dal mondo per immergermi nel disegno”. Psicoradio ha intervistato i membri del collettivo Artisti Irregolari di Bologna che, in occasione dell’inaugurazione della nuova Casa della Salute Navile, presenteranno la mostra “Irregolarte”. In questa puntata troverete solo un assaggio della nostra chiacchierata, il resto lo rimandiamo alle prossime!

14 marzo 2018
 
SadoRadio

Benvenuti nel mondo del Sadomaso! Fruste e manette, tacchi a spillo e croci di Sant’Andrea. Psicoradio segue Helena Velena nel mondo in cui piacere e dolore, sottomissione e potere diventano giochi, alla ricerca dell’equilibrio tra gli estremi che abitano tutti noi. BDSM è l’acronimo di Bondage (l’arte del legare), Domination (il gioco della dominazione), Sado (dal nome del celebre Marchese de Sade) e Maso (dal nome dello scrittore austriaco Leopold Von Sacher-Masoch) è “un insieme di pratiche sessuali in cui nella maggior parte dei casi non c’è sesso, inteso come penetrazione: si lavora su altri livelli, psichici e mentali. La soddisfazione è delocalizzata e, per spiegarlo con termini “deleuziani” (dal nome del filosofo francese della contro-cultura Gilles Deleuze), avviene un processo di rimappatura del corpo”. Helena Velena, cantante, produttrice discografica, attivista transgender, scrittrice, teorica delle controculture ci accompagna nel mondo del BDSM. La guerrigliera semiotica psichedelica, definizione con cui Helena stessa si “battezzò” negli anni della sua militanza a Radio Alice, negli anni Settanta, ci racconta come il sadomasochismo sia un divertente gioco di ruolo in cui lo scambio di potere all’interno di una coppia o di più persone, se vissuto liberamente e non come unico modo per rapportarsi al/ai partner, può diventare la strada per raggiungere l’equilibrio tra gli estremi che abitano l’animo umano. “Molte persone, quando cammino per strada in compagnia del mio frustino, mi chiedono di provarlo. Dopo lo shock provocato dal colpo di frusta mi confessano: fa male, ma ha un suo perché. E il perché è presto detto: sentire il dolore sfumare, incominciare ad abbassarsi, fino a sparire è una sensazione forte e bella: è un orgasmo al contrario,” e se si pensa che orgasmo in francese si dice “petite mort” si arriva a comprendere che il piacere legato al dolore corrisponde alla “morte-rinascita”. Mistress Helena prosegue sottolineando come, nel BDSM, il vero padrone sia lo “slave” ovvero lo “schiavo”, poiché è sempre quest’ultimo a scegliere il proprio dominatore, concordando con lui le punizioni di cui godere. Fondamentali, in tutta questa dinamica che deve essere, dall’inizio alla fine, qualcosa di totalmente ludico, le safe words, parole d’ordine che garantiscono che tutto accada in completa sicurezza. Per essere più chiari, la trasmissione di Psicoradio (o Radio Zio Sigismondo, come rinominata da Helena Velena), sarà punteggiata da un glossario di termini usati nel BDSM. Orsù, brandite le fruste!… No, è uno scherzo, brandite le radio e accendete il piacere!

07 marzo 2018
 
Forza femminile dall’Albania alla Cina

Festeggiamo l’avvicinarsi dell’8 marzo raccontando due storie di donne forti, ambientate in mondi opposti tra loro Una donna fuggita da un matrimonio combinato e donne che vivono (comandando) in una società dove il matrimonio non è mai esistito. Lyreta Katiai, è una giovane donna albanese fuggita in Italia, che ha avuto la forza di opporsi ad un matrimonio combinato, a un padre violento, e a sfuggire alla tratta delle donne…“Il matrimonio combinato era fatto per la massa; non per me, non ero nato per questo tipo di vita ero nata per studiare. E’ una cosa che non ho accettato e non accetterò mai.” spiega Lyreta, che in questa intervista racconta la sua rivincita: “A volte uno è con le spalle messe al muro e deve fare una scelta tra morire e vivere, io ho scelto di vivere.”….La seconda storia ci porta dall’altra parte del mondo, dove incontriamo i Moso. E’ una società matrilineare di circa 45.000 persone che vive alle pendici dell’Himalaya. Tra i Moso non esiste il matrimonio, non esiste violenza sessuale, e la gelosia è un sentimento considerato distruttivo e un po’ ridicolo…Ci ha parlato dei Moso l’antropologa Francesca Rosati Freeman, che li ha studiati ed ha girato il documentario “Nel nome della madre”…“E’ una società senza violenza perché i Moso hanno sempre evitato ogni forma di conflitto, sia con la pratica del consenso che escludendo il matrimonio, che è considerato una forma di attacco al matriclan. Non esistono lo strupro, il femminicidio e la violenza sui minori. Gli anziani non vengono abbandonati a se stessi, perché continuano a vivere nella famiglia di origine, assieme a tutti i figli e le figlie”…Alcuni brani tratti dal libro “Il regno della donna”, del medico scrittore argentino Ricardo Coler che qualche anno fa ha visitato questa comunità, ci raccontano la particolarità di questa comunità dove la donna è sempre centrale…“Conoscere i loro costumi ha messo sotto scacco quello che fino ad allora era stato per me l’ordine naturale delle cose.

28 febbraio 2018
 
Il grande divoramento

Rom e Sinti: l’olocausto che non si poteva nominare Questa settimana vi parliamo del Porrajmos, lo sterminio che hanno subito i Sinti e i Rom durante la seconda guerra mondiale…Thomas Fulli, (Associazione Sinti Italiani di Bologna) continua a raccontarlo nelle scuole e nella sua comunità…Il significato della parola Porrajmos è “divoramento” oppure “annientamento totale della persona”…Questa definizione fu coniata negli anni ‘70 da Ian Hancock, un intellettuale rom che viveva in Texas, con l’obiettivo di dare un nome preciso ad un genocidio di cui fino a quel momento si parlava solo in gruppi ristretti della comunità…..Thomas spiega infatti a Psicoradio che secondo gli anziani del suo popolo “Quando si parla dei propri morti se ne deve parlare sempre per il bene, non con il ricordo di ciò che hanno subito. E quando si toccano i morti si tocca anche la tradizione di questo popolo.”..Per conoscere meglio il Porrajmos dal punto di vista storico abbiamo intervistato anche Luca Bravi, docente dell’Università di Firenze, che sottolinea come “l’antiziganismo precede e poi proseguirà nella storia anche dopo il periodo di Auschwitz”. I rom e i sinti furono infatti prima identificati, schedati, per poi essere perseguitati durante il nazismo non per reati effettivamente commessi ma sulla base di una presunta pericolosità per l’ordine pubblico tedesco…Una parte dei superstiti rom e sinti si unì poi ai partigiani nella lotta per la liberazione…Bravi ricorda che anche in Italia ci furono alcuni campi di concentramento (tra cui quello di Agnone e Boiano in Molise). Dopo l’8 settembre del’43 il sistema dei campi italiani non regge più, non c’erano più le guardie, e una parte dei superstiti rom e sinti si unì poi ai partigiani…Le musiche che ascolterete in questa puntata (di Lida Goulesco e Django Reinhardt) sono legate alla cultura rom.

21 febbraio 2018
 
La follia della politica

Nel 2013, durante la campagna elettorale per le elezioni politiche, abbiamo denuciato il fiorire di dichiarazioni come:..La finanziaria è stata scritta da pazzi in libertà” “Questo partito è schizofrenico” “Bisognerebbe legarli tutti” “Il premier è matto”….“Perché usare il termine matto come se fosse sempre sinonimo di stupido, e le diagnosi come offese?” “E dove dovrebbero stare “i pazzi in libertà”? In manicomio, certamente!” commentano alcuni redattori di Psicoradio…..E in queste elezioni?..Gli anni passano, ma le cattive abitudini non cambiano…..In queste elezioni, poi, i politici usano le fragilità psichiche per scrollararsi di dosso ogni responsabilità. Come se le persone con un disturbo psichico vivessero in una palla di vetro impermeabile ai climi di odio e di razzismo. “Macerata: gesto di un folle, nessun atto politico” grida un leader, dimenticandosi tutto l’odio sparso fino ad allora, a cui proprio le persone più fragili sono più sensibili…Eppure i politici dovrebbero prestare più attenzione, perché le sensibilità che possono essere ferite sono molte. Solo a Bologna e provincia circa il 2% della popolazione, diciassettemila persone, sono in cura presso i centri di salute mentale pubblici, e si stima che un altro 2% facciano riferimento a strutture private; poi ci sono le persone che i servizi non riescono ad intercettare…..Cari politici, un modesto consiglio da Psicoradio: anche i “folli” votano, e se sommiamo tutti i voti, vi converrebbe cambiare linguaggio ( e pensiero)…. ….Anche gli psicologi hanno un cuore?…. ….Nella seconda parte della puntata, Psicoradio continua la sua inchiesta: Anche gli psicologi hanno un cuore? gli psichiatri ci ascoltano o sono solo dispensatori di farmaci? Più in generale, gli operatori della salute mentale ci tengono davvero a noi? Ne abbiamo parlato con alcuni utenti dei servizi di cura dell’ Emilia-Romagna . Tra loro, Mario Mazzocchi e Giovanni Romagnani, rispettivamente presidente e vicepresidente dell’associazione “Nessuno resti indietro” composta da utenti della salute mentale. Tra le critiche più frequenti, lo psichiatra distratto da telefonate e messaggi, un infermiere che entra nello studio senza bussare nel bel mezzo di un colloquio. “Io ho avuto la fortuna – dice Romagnani – di avere una psichiatra che ha un rapporto di cuore e questa per me è stata una vera boccata d’ossigeno”…..Psicoappuntamento!…. ….LI BUFFONI DI ARTE E SALUTE…. ….Dal 20 febbraio al 4 marzo, all’Arena del Sole di Bologna, lo spettacolo “Li buffoni” della compagnia teatrale Arte e Salute, composta da persone in cura presso i servizi di salute mentale, con la regia di Nanni Garella…“Li buffoni “ è una rivisitazione di una commedia che fonda le sue radici nella Commedia dell’arte, scritta nel 600 da Margherita Costa – cantante, attrice, scrittrice e cortigiana romana . «Abbiamo riscritto la commedia, ambientandola nel nostro presente e prendendo spunto dall’idea di Margherita Costa – bizzarra, ma originalissima – di usare varie lingue (spagnolo, tedesco, turco…), in qualche modo “italianate”. Questo ci ha aperto la strada per far parlare i nostri personaggi, quasi tutti immigrati, in una nuova coinè linguistica, non più lingua italiana, ma appunto “italianata”…

14 febbraio 2018
 
Voleva uccidere perché folle

Quando per politica e stampa la follia giustifica la violenza “Traini è un folle! La sparatoria di Macerata non è un atto politico, ma un atto di follia!”. Queste sono solo alcune delle affermazioni che abbiamo letto e sentito dopo che a Macerata un uomo ha sparato contro 6 persone, scelte tra i passanti a causa del colore della loro pelle. Da più parti, si è quindi affermato un nesso di causalità diretta tra gesto violento e problemi psichici, quasi a escludere tutte le altre possibili ragioni culturali, politiche o sociali…Come più volte abbiamo sottolineato a Psicoradio, tv, giornali e discorso politico, associano spesso in maniera automatica e superficiale malattia e pericolosità e alimentano lo stereotipo che dalla malattia non si possa guarire. Questo accade ad esempio nel caso del “sentire le voci”. L’ultimo episodio è quello dell’uomo che il 27 gennaio ha spinto sotto la metropolitana una donna, confessando che era stata la voce di Dio a chiederglielo. Un servizio televisivo ha commentato la notizia dicendo “la tragedia è stata inevitabile perché l’uomo sentiva le voci, e quindi, non c’è stato niente da fare.”..In questa puntata, facciamo chiarezza sul fenomeno del “sentire le voci” e sulla convinzione, scientificamente errata, che le allucinazioni uditive siano solo qualcosa di opprimente e ingovernabile…Abbiamo intervistato il Dott. Stefano Canini, psichiatra e psicoterapeuta, che da anni, con il Dipartimento di Salute Mentale di Bologna, si occupa del fenomeno, anche coordinando gruppi di uditori di voci. Canini racconta di voci cattive, ma anche di voci buone e soprattutto di nuovi approcci scientifici che dimostrano che chi sente le voci può imparare a gestirle e a conviverci. ”Le voci sono molto spesso buone. Intervistati hanno riferito che per nessun motivo al mondo avrebbero voluto perderle o abbandonarle perché erano voci accudenti, consiglianti, rassicuranti e accompagnavano i momenti della vita.”..In generale e soprattutto quando le voci sono cattive, “Non possiamo immaginare di lasciare da sole le persone che le sentono. L’esperienza dimostra che devono essere accompagnate in un percorso di riconoscimento e identificazione delle voci. Infatti, nel momento in cui impari a capire che cosa ti sta succedendo quando una voce ti parla, riesci a renderla meno potente e più gestibile”.

07 febbraio 2018
 
In viaggio con Alice

Nel paese della follia Ci siamo intrufolati al teatro Testoni di Bologna, durante le prove dello spettacolo “In cerca di Alice” della compagnia Arte e Salute ragazzi. I giovani attori, tutti in cura presso i centri di salute mentale di Bologna, ci fanno subito immergere nel meraviglioso mondo di Alice. Un mondo fantastico e complesso, fatto di sveglie tutte perennemente ferme all’ora del the…Il tempo al centro di tutto. Stefano ci dice: “Prima mi annoiavo, ora il tempo vola, mi sfugge. E’ qualcosa di molto prezioso, non lasciatevelo scappare”….. ….“Se potessi tornare indietro alla mia infanzia – si confida Anna mentre sgrana i suoi occhioni – eviterei di fare molti degli errori che ho fatto”. Elisa invece si rivede completamente nella frase di Alice, che interpreta: “Da piccola mi hanno sempre dato dei compiti da grande”…“Un viaggio fantastico nel sogno e nella follia”, per la regista Valeria Frabetti, che ha cercato “le similitudini tra la storia di Alice e le vite degli attori attraverso improvvisazioni ed esperienze”…Dal mondo fantastico di Alice alla crudezza della realtà e al Porrajmos. Non tutti sanno che il Porrajmos è il “grande divoramento”, la Shoah degli zigani. E’ la parola dello sterminio di Rom e Sinti da parte dei nazisti e dei fascisti che sarà al centro di una delle prossime puntate con Thomas Fulli, che fa parte dell’associazione di cultura italiana rom e sinti.

31 gennaio 2018
 
Se tutto questo dolore non ci ha resi più umani

Erno Egri Erbstein ed Arpad Weisz, due famosi allenatori perseguitati dal nazismo, raccontati a Psicoradio da due scrittori Celebriamo il 27 gennaio, Giornata della Memoria, ricordando due persone, Erno Egri Erbstein ed Arpad Weisz attraverso le parole di due scrittori. Erno Egri Erbstein, ungherese di origini ebraiche, è stato allenatore e poi direttore tecnico del Torino; a causa delle leggi razziali fasciste, fu imprigionato in un campo di lavoro in Ungheria. Per non fare sentire “diverse” le sue figlie, non aveva detto loro che erano di origine ebraica. Sopravvissuto – davvero per un caso del destino – dopo la guerra continuò ad allenare il Torino fino a quando, nel 1949, non morì, insieme a tutta la sua squadra, nell’incidente aereo di Superga…Arpad Weisz fu allenatore prima dell’Inter e poi del Bologna; morì nel campo di concentramento di Auschwitz. Proprio a lui quest’anno lo stadio Dall’Ara di Bologna ha intitolato la curva sud…Psicoradio approfondisce le loro storie con le interviste a Matteo Marani, ex-direttore della rivista Guerin Sportivo e autore del libro “Dallo scudetto ad Auschwitz. Vita e morte di Arpad Weisz” e Angelo Amato De Serpis, autore del libro “Arpad ed Egri”. Ma il razzismo non si perde nelle pieghe del passato. Ancora oggi canti e gesti fascisti trovano spazio nel mondo del calcio; lo testimonia il ritrovamento in una curva dello Stadio Olimpico di Roma, lo scorso ottobre, di adesivi con la foto di Anna Frank con la maglia della Roma inserita in un fotomontaggio; o, a dicembre a Marzabotto, il saluto fascista di un giocatore del “65 Futa” che ha esibito la maglia della Repubblica Sociale Italiana dopo un gol…“Per contrastare questi fenomeni ci sono due strade – ci dice De Serpis – una legale, ovvero identificare gli autori attraverso i filmati delle telecamere presenti negli stadi e punirli, e un’altra più immediata: in caso di episodi razzisti basterebbe interrompere il gioco e dare la partita vinta a tavolino all’altra squadra”.

 
 
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