Psicoradio
radazione2010
16 agosto 2017
Ricordi verde acqua – Schegge d’eternitá fluttuano nei microfoni di Psicoradio

Gli psicoredattori hanno deciso di fare un tuffo nel passato e aprire il loro diario dei ricordi legati al mare. “Quando penso al mare penso a mia madre. Lei si è trasferita in provincia di Rimini, lasciandomi solo – confessa Luca – Non mi ha detto il perché si sia trasferita e per questo sono abbastanza arrabbiato con lei. Ma il mare mi riporta alla mente anche i giochi e gli aperitivi con gli amici”. “Io sono nata in Sicilia. Per me il mare sono due donne che inventano una nuova realtà rispetto a quella che stai vivendo: la Fata Morgana e la lupa – racconta Angela, una tutor della radio – Sono due fenomeni rari ma quando si verificano tutti i bambini sognano e gli adulti si spaventano”. Un altro tutor, Alarico, torna bambino e ripensa a quella notte d’estate del 1982 quando l’Italia si aggiudicò la coppa del mondo battendo la Germania. “Ero al mare con i miei genitori e camminavo per strada fiero e felice, prendendomi gioco dei tedeschi”. Vincenzo, Vanes, Claudio, Lorenzo, Morena e la tutor AnnaRosa ci aprono le porte su frammenti del loro passato al mare, accompagnando i ricordi con alcune canzoni scelte da loro. Lo psicodiario dei ricordi si chiude con Cristina Lasagni, direttrice della radio, che legge il diario di Dieter Baumann, nipote di Carl Gustav Jung, che svela il rapporto del celebre psicanalista con l’acqua. Per Jung l’acqua e’ metafora dell’inconscio umano, con i suo abissi abitati da mostri, sirene e perle preziose. “Chi guarda nello specchio dell’acqua – scrive Jung – vede, per prima cosa, la propria immagine. Chi va verso se stesso rischia l’incontro con se stesso”.

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GLI ULTIMI PODCAST
23 maggio 2018
 
Il male di vivere ho incontrato

L’anoressia – “L’anoressia è in forte aumento in tutte le fasce d’età. Non è più una patologia legata all’adolescenza ma ha esordi anche durante l’infanzia. Si può manifestare già dagli otto, nove anni.” In questa puntata dedicata ai disturbi dell’alimentazione Psicoradio ha intervistato la dottoressa Annarita Atti, psichiatra e docente all’Università di Bologna, focalizzandosi sull’anoressia, sulle sue cause e i possibili rimedi. Si tratta di un problema che afflige prevalentemente il genere femminile, anche se negli ultimi anni stanno aumentando gli uomini anoressici: “i dati ci dicono che il rapporto è di un uomo ogni otto donne”…Giovani soli e fragili trovano spesso nel web amicizie che li spingono a continuare in questo pericoloso cammino, ma “ovviamente la rete non è tutta da demonizzare, perchè online si possono trovare anche siti o gruppi di auto mutuo aiuto”, continua la dottoressa…Spesso la prima cosa che le famiglie fanno è di portare la figlia da un nutrizionista, o un dietologo, ma è un errore. “E’ necessario affidarsi ad una equipe di professionisti, competenti sui problemi delo corpo e dei suoi bisogni, ma l”anoressia non si può curare andando solo da un nutrizionista – sostiene la dottoressa Atti. – Serve anche una equipe di professionisti, psicologi, educatori, che possano fornire il supporto necessario nei periodi di crisi.”..“Mi è anche capitato spesso di vedere madri anoressiche accompagnare figlie anoressiche in ambulatorio – continua la dottoressa – non riconoscendo che il problema era di tutte e due.”..Si guarisce, con percorsi lunghi e impegnativi; ma c’è una piccola percentuale che cronicizza, o altri che rimangono con una grandissima vulnerabilità…Se poi volete sapere quali sono i campanelli d’allarme che segnalano il rischio di anoressia, ascoltate la puntata!..Continueremo ad approfondire i disturbi dell’alimentazione, tra i quali la bulimia, nelle prossime trasmissioni….. ..Intanto, vi lasciamo con una poesia scritta da una ragazza guarita dall’anoressia…Ero smarrita in un labirinto di specchi..Confusa da mille immagini di me..Ho spaccato tutto e ritrovato me stessa…Ho ricominciato a sognare..A sorridere alla vita..Quando sembrava finita..Ho iniziato a volare

16 maggio 2018
 
psicoradio di mer 16/05

Per chi è fuori dai manicomi e per chi sfugge alla tratta Psicoradio ricorda i 40 anni della legge 180 senza celebrazioni ma raccontando una storia di libertà. Perché, come diceva Basaglia, “la libertà è terapeutica”. “Sono mamma di tre figli. Ho lasciato il mio fidanzato per venire qua a fare la puttana? No, io no”. Con queste parole Princess ha risposto alla madame che la voleva mandare in strada. Princess è una donna nigeriana ed è stata vittima, come moltissime donne africane, di un inganno, l’offerta di lasciare il proprio Paese per iniziare una nuova vita in Europa, come cameriera, cuoca, attrice, ballerina, e arrivata in Italia ha scoperto di essere stata inserita nel giro della prostituzione…..In Italia, le vittime di tratta censite sono 1172 e arrivano soprattutto dall’Africa, ma anche dal Bengala e dai paesi dell’Est Europeo. In Nigeria, Princess era cuoca in un ristorante. Una donna le propone di trasferirsi in Italia, continuando a fare la cuoca, per guadagnare più soldi e mantenere con più facilità i suoi tre figli. Si offre di anticipare i soldi del viaggio, che Princess avrebbe poi potuto facilmente restituire in pochi mesi. In Italia però è obbligata a prostituirsi. Dopo 6 mesi, incontra Alberto che si offre di aiutarla. Riesce a liberarsi e insieme ad Alberto, che presto diventa suo marito, fonda l’Associazione PIAM onlus che aiuta le schiave ad uscire dalla tratta. Princess non è più tornata in strada: “Io sono una sirena, una donna di mare, voi non potete, farmi del male, perchè io credo in Dio che è lo stregone più potente”. Oggi la Piam onlus oltre che le vittime della tratta Accoglie ed aiuta i rifugiati. Per tornare alla Legge Basaglia, la redazione di Psicoradio riflette con il direttoredel Dipartimento di Salute Mentale Angelo Fioritti sugli aspetti della psichiatria che si possono migliorare. Fioritti risponde alla domanda: “Per che cosa lotteresti in una nuova battaglia di riforma psichiatrica?”

09 maggio 2018
 
La musica esce dalle sbarre

Il laboratorio musicale Leporello “Chiusi dentro questa stanza senza libertà, quando esco di qua cambio dignità” è un verso tratto dalla canzone Diamanti, uno dei pezzi composti dai ragazzi che partecipano al laboratorio musicale Leporello all’interno del carcere minorile del Pratello di Bologna…Mozart 14 è un’associazione nata nel 2014 in onore del grande direttore d’orchestra Claudio Abbado, dopo la sua morte: entra in luoghi chiusi e tristi come le carceri, ad esempio l’istituto penale minorile del Pratello e il carcere della Dozza di Bologna, e porta musica, vita, discussioni. Psicoradio ha intervistato Matilde Davoli coordinatrice dei progetti Leporello e Papageno e Francesca Casadei che si occupa invece della comunicazione, ufficio stampa, relazioni esterne dell’associazione Mozart 14…..Leporello nasce nel 2015 sull’onda del progetto del coro Papageno che già operava all’interno del carcere della Dozza. Il Leporello è un laboratorio di musicoterapia che si svolge per due ore ogni settimana, in cui alcuni ragazzi detenuti suonano insieme e scrivono e compongono canzoni con la tecnica del songwriting con l’aiuto dei musicoterapeuti. I giovani che prendono parte al progetto ed hanno mediamentre tra i 14 e i 18-19 anni, arrivano da ogni parte del mondo (Nord Africa, Est Europa e così via) e sono di volta in volta in numero variabile: “C’è anche un piacere nel portare dentro dei ritmi e delle sonorità che sono tipiche della loro cultura e del loro popolo” racconta Francesca Casadei. “Ogni ragazzo predilige uno strumento: c’è chi si avvicina alla batteria, chi allo djambe, chi alle maracas o i bonghi” dice Matilde Davoli. I ragazzi in un primo momento iniziano suonando insieme liberamente “perché la capacità di ascoltarsi ed esprimere se stessi , ma anche di ascoltare l’altro, è alla base del Leporello”. Secondo la coordinatrice “fare musica insieme facilita condivisione, convivenza ed integrazione” . “E per restare in piedi mi spacco anche le ossa, se torno indietro è solo perché prendo la rincorsa” è un verso tratto da un brano particolarmente carico di significato che ben rende l’idea di quanto sia importante per questi ragazzi potersi esprimere in musica e parole.

02 maggio 2018
 
Intervista col vampiro

Come illuminare il proprio lato oscuro e farne un punto di forza. Psicoradio apre un dialogo con Steve Sylvester, leader della band Death SS, che sta per pubblicare il nuovo album Rock‘n’Roll Armageddon…“Ognuno deve lavorare sul proprio lato oscuro, accettarlo e fare in modo che faccia parte della propria personalità. Non una maschera che metti per aderire ad uno stereotipo di diversità preconfezionata o di eccentricità parte di un trend o di una moda. Il lato oscuro deve essere un lato della tua personalità che tu fai tuo e, con intelligenza, fai diventare un punto di forza.”..Steve Sylvester è lo pseudonimo di Stefano Silvestri, leader e fondatore, nel lontano 1977, dei Death SS, una delle horror metal band considerate tra le più provocatorie e dissacranti della scena internazionale…..In questa puntata racconta a Psicoradio il suo rapporto con il lato oscuro: come, accettarlo ed elaborarlo è il primo passo per riuscire a trasformarlo e a sublimarlo, dandogli voce attraverso la musica e corpo attraverso il teatro. Ogni componente della band riveste un ruolo ispirato a personaggi di storie del terrore: Steve è il vampiro poi ci sono la mummia, il licantropo, il negromante e la morte…“Il nome Death SS sta per “in morte di Steve Sylvester” per sottolineare il passaggio iniziatico grazie a cui io sono morto e rinato”, precisa il cantante della formazione italiana e prosegue:..“Ero un ragazzino diverso dagli altri ma questo non mi metteva particolare disagio. I miei coetanei seguivano Sanremo e altri programmi e musiche commerciali mentre io ero appassionato di fumetti erotici, film horror ed esoterismo. I Death SS sono il frutto di queste mie passioni.”..Ricorda quando la madre, cattolica fervente, preoccupata per la sua ostentata eccentricità, lo portò da un prete esorcista. Ha un consiglio per i ragazzi che si sentono strani ed emarginati:..“Non abbiate paura della vostra diversità. Vivetela e, con buon senso e intelligenza, fatene un punto di forza. Ricordate: per essere unici dovete essere diversi”…Steve Sylvester conclude l’intervista svelando qualche anticipazione sul nuovo album dei Death SS, in uscita alla fine di aprile. Il titolo apre scenari inquietanti: “Rock’n’Roll Armageddon.”

18 aprile 2018
 
Padiglione 25

La rivoluzione degli infermieri nel manicomio occupato É l’estate del 1975 quando un gruppo di infermieri dell’Ospedale psichiatrico Santa Maria della Pietà di Roma decidono “aprire” e autogestire uno dei reparti del manicomio, il Padiglione 25. Da lì a pochi anni sarebbe stata approvata la Legge 180 e le idee rivoluzionarie di cura di Franco Basaglia avevano spinto quattordici infermieri ed una trentina di ricoverati a sperimentarsi in questa nuova avventura. In questa puntata Psicoradio ha intervistato il regista Massimiliano Carboni, che su questa esperienza ha realizzato il film documentario “Padiglione25”, Vincenzo Boatta, uno degli infermieri protagonisti dell’occupazione, e lo psichiatra Tommaso Lo Savio, direttore del Centro Studi Franco Basaglia, di cui è stato anche allievo…..Gli infermieri avevano compreso che era necessario adottare metodi di cura diversi. Grandi novità furono ad esempio rappresentate dall’introduzione di stoviglie ed oggetti di uso comune e i pazienti furono impiegati in attività lavorative. Vincenzo Boatta parla inoltre di un “diario giornaliero” che sta al centro della vicenda: prima, nel reparto tradizionale, si annotavano soltanto le consegne mentre sul nuovo diario giornaliero del reparto 25 si scrivevano “tutte le cose che accadevano durante il giorno in termini di conoscenza come ad esempio ‘Mario è stato così perché oggi la moglie non è venuta a trovarlo’, tutta una storia diversa che ogni paziente aveva da raccontare.” L’esperienza dell’autogestione, un paio d’anni più tardi, si concluderà con l’omicidio di un paziente da parte di un altro paziente ricoverato nella struttura. La famiglia del paziente morto non farà causa, comprendendo probabilmente che quanto era successo era pur sempre accaduto nel quadro di un processo rivoluzionario che intendeva cambiare lo stato di cose preesistente…Il docu–film sarà proiettato lunedì 16 aprile alle 18.30 nell’aula Carinci in via Belmeloro 8 a Bologna, un evento a cura dell’associazione studentesca universitaria Gruppo Prometeo…Per questa puntata Psicoradio ha scelto anche alcune poesie, tra cui quelle d’amore di Alda Merini, perché proprio la poesia può essere a volte uno strumento per abbattere quei muri invisibili che spesso ci circondano.

11 aprile 2018
 
La libertà è terapeutica

E la lotta non finisce mai Filippo Renda, psichiatra, ricorda quando partecipò alla chiusura di una istituzione manicomiale “Una desolazione assoluta. Quaranta persone in un salone con letti singoli, e forse un comodino. E un solo bagno, una sola doccia per tutti. Un altro salone chiuso con le sbarre. La lotta per guardare fuori dalla finestra, o mettersi accanto ai termosifoni d’inverno. Una vita vissuta senza nulla da fare tutto il giorno, senza nessuno stimolo”…E’ la situazione che Renda trovò – non tanto tempo fa – dietro i cancelli del San Gaetano, l’istituzione psichiatrica di Budrio, in provincia di Bologna. Erano gli ultimi anni del ‘900; nel 1978 la legge 180 aveva decretato la progressiva chiusura dei manicomi, e il dottor Renda era stato chiamato a Budrio per accompagnare il percorso di trasformazione, fino alla chiusura, del San Gaetano. “Scrissi un progetto che prevedeva che ogni persona avesse un percorso terapeutico cucito addosso” racconta a Psicoradio. E il ricordo va a Candido e Silvano; internati in istituzioni psichiatriche fino da bambini, si erano incontrati al S. Gaetano da ragazzini ed erano diventati amici inseparabili…Una vita dentro alle mura, senza scuola, senza imparare nulla… Chiuso l’Istituto, fu trovato per loro un appartamento “perché potessero continuare a vivere insieme anche fuori dell’ospedale”. E un lavoro in una cooperativa agricola. ”Prima ero un disgraziato, non sapevo fare niente. Adesso so fare tutto” diceva fiero Candido a chi incontrava…A sentire oggi questi racconti, sembra una favola. Ma l’attuazione della legge 180 non fu cosa facile anche perché venne fortemente osteggiata da una parte dello stesso personale psichiatrico. Anche a Bologna, allora, uno psichiatra rilasciò un’intervista al Resto del Carlino dichiarando : ‘’in questa città scorrerà il sangue delle persone, a causa dei pazienti liberati.”..Oggi, dopo 40 anni, la legge 180 non ha ancora raggiunto una piena applicazione: in Italia rimangono molte situazioni disastrose, come denunciano i dati pubblicati dal Siep, (la Società Italiana di epidemiologia psichiatrica) che disegnano un’Italia dove la psichiatria funziona solo in alcune zone…“Non è solo un problema di psichiatria – commenta il dottor Renda – Al sud ci sono regioni nelle quali la psichiatria è disastrosa come tutto il resto della sanità’’.

04 aprile 2018
 
Pulizie di Pasqua

Una esplosione di luce, colori e odori. Uno sbocciare di fiori e piante, dapprima timido, ora diventa impetuoso. L’orario cambia ed il sole sembra non tramontare. In una parola è Primavera, la stagione che più di ogni altra ci suggerisce la rinascita. Psicoredattori e psicotutors svelano i personali “buonipropositi” e le rigogliose passioni. Molte le idee per arricchire il palinsesto: si va da una rubrica musicale per viaggi sonori a una sulle serie tv, dagli approfondimenti sul tema dei disturbi alimentari al rapporto spesso tormentato tra medico e paziente. “Vorrei che Psicoradio indagasse i comportamenti legati all’uso di internet e dei media digitali, perché molte volte si trasformano in dipendenze e quindi a un disagio psichico”, spiega uno dei tutor di Psicoradio. E’ il cinema però ad essere una delle passioni che accomuna la redazione: “Vogliamo creare una rubrica dedicata al grande schermo e parlare dei film da un punto di vista psi”. Poi c’è il sogno di Claudio: “Il mio proposito per il futuro è trasferirmi ai tropici”. Come rimedio alla malinconia e per superare “le giornate no” c’è chi sceglie di fare del volontariato e chi invece ama ascoltare musica per ore. E c’è chi, come Morena, si propone di “Amare, amare, amare”…Come regalo di Pasqua, lasciamo gli ascoltatori con alcuni versi di una poesia scritta da Pier Paolo Pasolini nel ’62, “Profezia”:….“Alì dagli Occhi Azzurri….uno dei tanti figli di figli,….scenderà da Algeri,….su navi a vela e a remi…..Saranno con lui migliaia di uomini….coi corpicini e gli occhi….di poveri cani dei padri….sulle barche varate nei Regni….della Fame. Porteranno con sé i bambini,….e il pane e il formaggio, nelle carte….gialle del Lunedì di Pasqua…..Porteranno le nonne e gli asini,….sulle triremi rubate ai porti coloniali”…..(…)

28 marzo 2018
 
Come ho sconfitto le voci

L’intervista interiore Lorenzo fa un regalo a Psicoradio, in cui lavora come redattore. Racconta la sua esperienza di uditore di voci. Sin da bambino sentiva le voci, ma allora non gli davano ancora fastidio, perché si limitavano a chiamarlo. A ventisette anni, però, mentre lavorava in banca, sono diventate molto aggressive: “Hanno cominciato a dirmi: ti uccidiamo, ti bruciamo. Le voci mi distruggevano. Avevo sempre paura.” Allora Lorenzo decide di rivolgersi ad una psichiatra; e si rende conto che l’unico momento in cui le voci spariscono è quando è nel suo studio, e parla con lei. Col tempo, e grazie a molti anni di psicoterapia, scopre che le voci che minacciano di ucciderlo sono il modo in cui la sua rabbia repressa si manifesta. Da quattro anni Lorenzo non sente più le voci…..Nell’arte c’è tutta la mia gioia di vivere….“Io soffro di allucinazioni. Le voci spesse volte mi comunicano delle immagini, mi vengono delle ispirazioni”….Graziella Mattana si esprime attraverso la scultura, nella quale si è specializzata. E’ passata nei nostri studi assieme ad altri artisti irregolari: Paolo Colognesi e Matteo Giorgini ci hanno raccontato la loro esperienza all’interno del Collettivo artisti Irregolari, che a Bologna nasce nel 2014. Sono persone in cura presso i CSM, accumunate dalla passione per la produzione artistica; le loro opere vengono messe in mostra e vendute sul sito www.arteirregolare.comitatonobeldisabili.it. Gli artisti irregolari ci raccontano che questo è un modo per uscire dal mondo reale ed entrare nella dimensione dell’arte, allontanandosi per un po’ dai pensieri della vita. Stefano Ferrari, che insegna di Psicologia dell’arte all’Università di Bologna, spiega come l’arte irregolare nasca storicamente in situazioni di marginalità, che spesso (ma non sempre o solo) coincidono con la sfera del disagio psichico.

21 marzo 2018
 
La dea della magrezza

Una ricerca sui blog che incitano all’anoressia “Ogni giorno contavo le calorie, ero arrivata a pesare 32 kg. Più mi dicevano che ero magra più credevo di essere brava, bella e buona. Avanti così, fino a quando il tuo peso finisce per diventare la tua identità”. E. combatte da anni, e solo da poco tempo ha sconfitto la vergogna di mangiare trovando il coraggio di sedersi a tavola con suo marito. Psicoradio questa settimana affronta il tema dell’anoressia: insieme ad E., nostra ex redattrice, abbiamo intervistato la dottoressa Mariangela Pierantozzi, psichiatra e psicanalista e Ylenia Alberghini, laureata in psicologia, che ci ha parlato della sua tesi sul mondo dei blog Pro Ana, forum online che promuovono l’anoressia come stile di vita…..“Essere magri è più importante di essere sani”, è uno dei dieci comandamenti che si possono trovare in questi siti e che anoressiche e aspiranti tali devono seguire per raggiungere un ideale di perfezione e fare parte della comunità Pro Ana. Tutto ruota intorno ad Ana, la personificazione divina dell’anoressia. Le fedeli si scambiano consigli su quante calorie giornaliere assumere, che tipo di attività sportiva fare, in quale momento della giornata andare a vomitare e tutto ciò che concerne questo ambito. Può capitare di leggere post del tipo: “Sono alta 1,63 e peso 55 kg, cioè faccio schifo. Odio il mio corpo.” L’ingresso nei blog, che hanno le caratteristiche di una setta, è molto difficile, critici e curiosi sono esclusi. “L’anoressia è caratterizzata dalla volontaria astensione o riduzione molto drastica degli alimenti, che porta ad una diminuzione di peso molto grande, che può mettere in serio pericolo la salute del paziente portandolo in alcuni casi alla morte”, spiega la dottoressa Pierantozzi. All’origine di questa “malattia del benessere” tipica dei paesi occidentali e che si manifesta prevalentemente in età adolescenziale, può esserci “il rifiuto di diventare grande”, continua la psichiatra, “oppure il rifiuto di essere aggrediti da impulsi e desideri”….. Ma può l’arte non essere irregolare?….“Quando creo è come se uscissi dal mondo per immergermi nel disegno”. Psicoradio ha intervistato i membri del collettivo Artisti Irregolari di Bologna che, in occasione dell’inaugurazione della nuova Casa della Salute Navile, presenteranno la mostra “Irregolarte”. In questa puntata troverete solo un assaggio della nostra chiacchierata, il resto lo rimandiamo alle prossime!

14 marzo 2018
 
SadoRadio

Benvenuti nel mondo del Sadomaso! Fruste e manette, tacchi a spillo e croci di Sant’Andrea. Psicoradio segue Helena Velena nel mondo in cui piacere e dolore, sottomissione e potere diventano giochi, alla ricerca dell’equilibrio tra gli estremi che abitano tutti noi. BDSM è l’acronimo di Bondage (l’arte del legare), Domination (il gioco della dominazione), Sado (dal nome del celebre Marchese de Sade) e Maso (dal nome dello scrittore austriaco Leopold Von Sacher-Masoch) è “un insieme di pratiche sessuali in cui nella maggior parte dei casi non c’è sesso, inteso come penetrazione: si lavora su altri livelli, psichici e mentali. La soddisfazione è delocalizzata e, per spiegarlo con termini “deleuziani” (dal nome del filosofo francese della contro-cultura Gilles Deleuze), avviene un processo di rimappatura del corpo”. Helena Velena, cantante, produttrice discografica, attivista transgender, scrittrice, teorica delle controculture ci accompagna nel mondo del BDSM. La guerrigliera semiotica psichedelica, definizione con cui Helena stessa si “battezzò” negli anni della sua militanza a Radio Alice, negli anni Settanta, ci racconta come il sadomasochismo sia un divertente gioco di ruolo in cui lo scambio di potere all’interno di una coppia o di più persone, se vissuto liberamente e non come unico modo per rapportarsi al/ai partner, può diventare la strada per raggiungere l’equilibrio tra gli estremi che abitano l’animo umano. “Molte persone, quando cammino per strada in compagnia del mio frustino, mi chiedono di provarlo. Dopo lo shock provocato dal colpo di frusta mi confessano: fa male, ma ha un suo perché. E il perché è presto detto: sentire il dolore sfumare, incominciare ad abbassarsi, fino a sparire è una sensazione forte e bella: è un orgasmo al contrario,” e se si pensa che orgasmo in francese si dice “petite mort” si arriva a comprendere che il piacere legato al dolore corrisponde alla “morte-rinascita”. Mistress Helena prosegue sottolineando come, nel BDSM, il vero padrone sia lo “slave” ovvero lo “schiavo”, poiché è sempre quest’ultimo a scegliere il proprio dominatore, concordando con lui le punizioni di cui godere. Fondamentali, in tutta questa dinamica che deve essere, dall’inizio alla fine, qualcosa di totalmente ludico, le safe words, parole d’ordine che garantiscono che tutto accada in completa sicurezza. Per essere più chiari, la trasmissione di Psicoradio (o Radio Zio Sigismondo, come rinominata da Helena Velena), sarà punteggiata da un glossario di termini usati nel BDSM. Orsù, brandite le fruste!… No, è uno scherzo, brandite le radio e accendete il piacere!

07 marzo 2018
 
Forza femminile dall’Albania alla Cina

Festeggiamo l’avvicinarsi dell’8 marzo raccontando due storie di donne forti, ambientate in mondi opposti tra loro Una donna fuggita da un matrimonio combinato e donne che vivono (comandando) in una società dove il matrimonio non è mai esistito. Lyreta Katiai, è una giovane donna albanese fuggita in Italia, che ha avuto la forza di opporsi ad un matrimonio combinato, a un padre violento, e a sfuggire alla tratta delle donne…“Il matrimonio combinato era fatto per la massa; non per me, non ero nato per questo tipo di vita ero nata per studiare. E’ una cosa che non ho accettato e non accetterò mai.” spiega Lyreta, che in questa intervista racconta la sua rivincita: “A volte uno è con le spalle messe al muro e deve fare una scelta tra morire e vivere, io ho scelto di vivere.”….La seconda storia ci porta dall’altra parte del mondo, dove incontriamo i Moso. E’ una società matrilineare di circa 45.000 persone che vive alle pendici dell’Himalaya. Tra i Moso non esiste il matrimonio, non esiste violenza sessuale, e la gelosia è un sentimento considerato distruttivo e un po’ ridicolo…Ci ha parlato dei Moso l’antropologa Francesca Rosati Freeman, che li ha studiati ed ha girato il documentario “Nel nome della madre”…“E’ una società senza violenza perché i Moso hanno sempre evitato ogni forma di conflitto, sia con la pratica del consenso che escludendo il matrimonio, che è considerato una forma di attacco al matriclan. Non esistono lo strupro, il femminicidio e la violenza sui minori. Gli anziani non vengono abbandonati a se stessi, perché continuano a vivere nella famiglia di origine, assieme a tutti i figli e le figlie”…Alcuni brani tratti dal libro “Il regno della donna”, del medico scrittore argentino Ricardo Coler che qualche anno fa ha visitato questa comunità, ci raccontano la particolarità di questa comunità dove la donna è sempre centrale…“Conoscere i loro costumi ha messo sotto scacco quello che fino ad allora era stato per me l’ordine naturale delle cose.

28 febbraio 2018
 
Il grande divoramento

Rom e Sinti: l’olocausto che non si poteva nominare Questa settimana vi parliamo del Porrajmos, lo sterminio che hanno subito i Sinti e i Rom durante la seconda guerra mondiale…Thomas Fulli, (Associazione Sinti Italiani di Bologna) continua a raccontarlo nelle scuole e nella sua comunità…Il significato della parola Porrajmos è “divoramento” oppure “annientamento totale della persona”…Questa definizione fu coniata negli anni ‘70 da Ian Hancock, un intellettuale rom che viveva in Texas, con l’obiettivo di dare un nome preciso ad un genocidio di cui fino a quel momento si parlava solo in gruppi ristretti della comunità…..Thomas spiega infatti a Psicoradio che secondo gli anziani del suo popolo “Quando si parla dei propri morti se ne deve parlare sempre per il bene, non con il ricordo di ciò che hanno subito. E quando si toccano i morti si tocca anche la tradizione di questo popolo.”..Per conoscere meglio il Porrajmos dal punto di vista storico abbiamo intervistato anche Luca Bravi, docente dell’Università di Firenze, che sottolinea come “l’antiziganismo precede e poi proseguirà nella storia anche dopo il periodo di Auschwitz”. I rom e i sinti furono infatti prima identificati, schedati, per poi essere perseguitati durante il nazismo non per reati effettivamente commessi ma sulla base di una presunta pericolosità per l’ordine pubblico tedesco…Una parte dei superstiti rom e sinti si unì poi ai partigiani nella lotta per la liberazione…Bravi ricorda che anche in Italia ci furono alcuni campi di concentramento (tra cui quello di Agnone e Boiano in Molise). Dopo l’8 settembre del’43 il sistema dei campi italiani non regge più, non c’erano più le guardie, e una parte dei superstiti rom e sinti si unì poi ai partigiani…Le musiche che ascolterete in questa puntata (di Lida Goulesco e Django Reinhardt) sono legate alla cultura rom.

 
 
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