Psicoradio
radazione2010
06 giugno 2017
Psicoradio – Il Flower Festival tra Diamanda Galas e Basaglia – In equilibrio sopra la follia

In occasione del concerto d’anteprima del Flowers Festival che Diamanda Galas terrà il 9 giugno a Collegno, in provincia di Torino, riascoltiamo un’intervista che quest’artista eclettica, scioccante e dalla luminosa oscurità, ha rilasciato anni fa ai nostri microfoni. La sua voce, ricono-scibile ed unica, racconta la sofferenza degli emarginati e la lotta costante per superare la malattia mentale. Diamanda spiega a Psicoradio come l’arte possa diventare un mezzo per liberare la diver-sità, uno strumento di guarigione. Il Flowers Festival si svolgerà dall’11 al 22 luglio 2017 a Colle-gno, presso il Cortile Lavanderia a Vapore, nel Parco della Certosa, dentro quello che un tempo era uno dei manicomi più grandi d’Italia. Giunto alla terza edizione, il festival presenta, oltre ad una rassegna di concerti, anche una sezione denominata “In equilibrio sopra la follia”. A questo proposi-to abbiamo intervistato il direttore artistico Fabrizio Gargarone che ha sottolineato come questa se-zione sia “parte di un percorso che ci porterà nel 2018 a celebrare il quarantennale della Legge Ba-saglia, ultimo esempio di lotta di liberazione in questo Paese”. Per continuare a riflettere su questi temi, due consigli di lettura: Sbatti il matto in prima pagina, del giornalista Pier Maria Furlan, saggio che testimonia il ruolo di primo piano dei giornali italiani nel sensibilizzare l’opinione pubblica sugli orrori nascosti dentro le mura degli ospedali psichiatrici e sulla necessità di una regola-mentazione che tenesse conto della dignità umana e Il manicomio dei bambini di Alberto Gaino: otto storie di minorenni “lasciati a marcire” dietro i muri di un manicomio.

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GLI ULTIMI PODCAST
20 giugno 2018
 
Non dimenticate il preservativo!

Parliamone senza paura Cosa sono Prep, lue o chemsex? Ed è vero che l’HIV si trasmette con un bacio, con il sudore o con le lacrime? Si trasmette solo con i rapporti completi? Esiste un vaccino per l’epatite ? Il preservativo è l’unica precauzione contro le malattie sessualmente trasmissibili? Che cos’è il ‘periodo finestra’? Psicoradio parla di ciò di cui si ha paura e vergogna di parlare: le malattie sessualmente trasmissibili, perché nascondere la polvere sotto il tappeto non ha mai funzionato. E queste malattie del corpo hanno impatto anche sulla psiche. La redazione ne parla con la dottoressa Antonietta D’Antuono, responsabile dal 1987 dell’ambulatorio Mts (malattie a trasmissione sessuale) dell’ospedale Sant’Orsola di Bologna…“Le infezioni più diffuse a livello quantitativo sono sicuramente la sifilide e la clamidia. La sifilide si credeva erroneamente sconfitta, mentre è ritornata in auge negli ultimi quindici anni. Per la clamidia si sta facendo strada l’ipotesi di fare degli screening soprattutto nelle donne molto giovani”. L’HIV è la malattia sessualmente trasmissibile che ancora fa più paura; come si comunica? Intanto, ricordando che la situazione è molto cambiata, e che ”è diventata una malattia cronica, con cui si convive, come il diabete, che permette una vita completamente normale” – continua la dottoressa Dantuono. E poi, una serie utilissima di domande, un Vero/Falso sulla trasmissione sessuale delle malattie. Alla fine, dopo tante infezioni, rischi e malattie che si trasmettono con il sesso, Psiocoradio chiude la puntata tornando a parlare di piacere e amore, e regalandovi le poesie di tre grandi poeti…..E’ l’amore che è essenziale..E’ l’amore che è essenziale…Il sesso è solo un accidente…Può essere uguale..o differente…L’uomo non è un animale..è una carne intelligente,..anche se a volte malata…Fernando Pessoa….Giura che mi terrai nuda e legata..per una notte intera, a luci spente;..che se mento sarò martorizzata..a mezzogiorno, irrevocabilmente…Patrizia Valduga….E poi fate l’amore..E poi fate l’amore…Niente sesso, solo amore…E con questo intendo i baci lenti sulla bocca,..sul collo, sulla pancia, sulla schiena,..i morsi sulle labbra, le mani intrecciate,..e occhi dentro occhi.(…)..Alda Merini

13 giugno 2018
 
Farmaci e una cintura magica contro il dolore di essere lontani

Psichiatria culturale e etnopsichiatria Curare persone che vengono da altre culture ci insegna a relativizzare le nostre conoscenze, ad uscire dall’onnipotenza del pensiero occidentale. Non siamo soli al mondo, l’etnocentrismo è un atto di superbia.”..Roberto Maisto…Questa settimana Psicoradio intervista Roberto Maisto e Maria Nolet, due psichiatri dell’AUSL di Bologna che da tempo si occupano delle cure psichiche dei migranti che arrivano in Italia, lavorando in una equipe che prevede un antropologo, uno psichiatra, uno psicologo e un mediatore linguistico/culturale. Il problema, commenta la dottoressa, è che noi psichiatri dobbiamo riuscire a rispettare sempre pienamente la cultura dell’altro. E come esempio ci racconta la storia del ragazzo di 18 anni che aveva in cura e della sua “cintura magica”….. ….“Questo ragazzo portava un amuleto di protezione – una cintura “magica”- che era stato fatto dal nonno per la madre, quando la madre lo aveva partorito. Evidentemente questo amuleto non era sufficiente contro le angosce che il ragazzo stava subendo in quel periodo e quindi lui utilizzava il suo amuleto ma anche le altre cure. Nel suo pensiero era assolutamente fiducioso nella protezione dell’ amuleto; però sapeva anche che sarebbe stato preso in giro dai compagni di appartamento per questa sua credenza.”..Nell’intervista si parla della differenza tra psichiatria transculturale ed etnopsichiatria. Per Psichiatria transculturale, dice la la dottoressa Nolet, “s’intende una psichiatria che deve approcciarsi alla cultura della persona che viene in cura; la cultura dell’altro può essere molto distante dalla nostra, e quindi si deve avere attenzione all’elemento culturale come elemento di comprensione delle motivazioni e del pensiero dell’altra persona. Invece l’etnopsichiatria e l’etnopsicologia prevedono che si utilizzino dispositivi specifici per curare le persone che provengono da un’altra cultura.”..Cosa fanno gli etnopsichiatri quando entrano in contatto con i migranti? Per Roberto Maisto “bisogna cercare di capire qual è il problema: se si tratta di un ostacolo linguistico, un ostacolo culturale, un ostacolo psicopatologico, un ostacolo che viene da un problema di tipo sociale, e così via. Quindi occorre fare insieme una sorta di analisi della situazione e di comprensione di qual è il disagio dell’altro…Secondo Nolet, con le ultime ondate migratorie “la sofferenza è frutto anche dei traumi subiti durante il percorso; è qualcosa di molto diverso rispetto al semplice sradicamento che deriva da un tipo di immigrazione “tradizionale” più strutturata.”

06 giugno 2018
 
Ortoressia, vigoressia, drunkoressia

Quando il cibo diventa l’unica fonte di gratificazione “Obesità, bulimia e anoressia nervosa sono in grandissimo aumento, l’età di esordio è sempre più giovane”. Dopo la puntata dedicata all’anoressia nervosa, questa settimana Psicoradio continua ad approfondire i disturbi dell’alimentazione in compagnia della dottoressa Anna Rita Atti, psichiatra specializzata nei disturbi del comportamento alimentare (DCA) e docente all’Università di Bologna. Nel periodo dell’anno in cui sempre più insistenti sono i bombardamenti televisivi sulla ‘prova costume’, abbiamo fatto il punto su forme patologiche “non ancora codificate nei libri sacri della psichiatria, ma sempre più frequenti”. Ad esempio l’ortoressia, “caratterizzata da un’attenzione ossessiva al mangiare corretto che porta chi ne è affetto a non consumare nulla che sia fuori dal suo diario alimentare”; la vigoressia, molto comune tra gli uomini,”in cui il soggetto spera di raggiungere una massa muscolare significativa a discapito di una forma fisica più corretta basata su un equilibrio tra parte grassa e parta magra”; la drunkoressia: chi ne soffre sceglie di non mangiare “per non aumentare l’introito calorico e potersi concedere, al posto del cibo, drink e alcolici”. “Confrontatevi e non isolatevi – è il consiglio della dottoressa Atti – Rivolgetevi a un’equipe specialistica dei disturbi dell’alimentazione. Non importa dove, ma che sia una ‘squadra’ e che tenga anche voi in squadra a giocare contro la malattia”…Il sentiero del teatro accanto alla follia..I TEATRI DELLA SALUTE MENTALE..Lunedì scorso i teatri della salute mentale (le compagnie teatrali formate dai pazienti psichiatrici) di tutta Italia si sono dati appuntamento all’Arena del Sole di Bologna per raccontarsi e fare rete. Al convegno “I teatri della salute mentale. Sul palco con Basaglia dopo 40 anni” c’era anche Psicoradio in veste di media partner. Vi racconteremo tutto nelle prossime puntate, per ora vi facciamo ascoltare alcune voci che abbiamo raccolto: Claudio Misculin, attore e regista teatrale, il paroliere per eccellenza Alessandro Bergonzoni e uno degli attori della compagnia teatrale bolognese di Arte e Salute Onlus.

30 maggio 2018
 
Che emozione quando l’Italia vince i mondiali di calcio!

La terapia del calcio “Al mondiale eravamo tutti pazienti psichiatrici,e venivame da tutti i paesi. Quel che mi ha colpito delle nostre storie è che tutti da bambini abbiamo sofferto; giocare a calcio è riscattare un po’ quel bambino”…Questa settimana Psicoradio ha intervistato Matteo Amendola, uno dei giocatori della nazionale di calcio italiana formata dagli utenti dei servizi psichiatrici. La squadra, allenata da Enrico Zanchini, il 17 maggio scorso ha vinto la Dream World Cup, il mondiale di calcio giocato dagli utenti dei centri di salute mentale di tutto il mondo, e Alessandro Cisilin, un giornalista del Fatto Quotidiano inviato ai Mondiali…“A 9 anni nella mia prima squadra di calcio ho trovato l’affetto che mancava in famiglia”, racconta emozionato Matteo, che oggi ha 39 anni. Aveva appeso le scarpe al chiodo a 21 anni, complice anche la malattia. E’ tornato in campo, in veste di allenatore e giocatore al tempo stesso, grazie a una lungimirante idea dalla sua psichiatra: riunire i pazienti attorno a un pallone, calcio-terapia. E ha funzionato: “Quest’esperienza ha aiutato a reinserirmi nella società civile”, continua Matteo, “I miei compagni da quando hanno iniziato a giocare non sono più stati ricoverati. Per me questa è una vittoria importante, al di là del risultato sportivo. “Ho sempre trattato i ragazzi come calciatori e non come pazienti’’, ha raccontato ai microfoni di Psicoradio l’allenatore Enrico Zanchini, che ha sottolineato come le dinamiche di spogliatoio non differiscano da quelle dei cosiddetti “presunti sani”. “A chi ha disturbi seri non devono essere negate le cose belle della vita, e lo sport è sicuramente una di quelle. Lo sport agonistico, vero, ad alti livelli, con una maglia azzurra e uno stemma che sostituisca lo stigma”…Il sentiero del teatro accanto alla follia..I TEATRI DELLA SALUTE MENTALE..Il teatro, così importante per arricchire la cultura delle persone, può essere anche una terapia per chi soffre. Allora perché non fare squadra tra associazioni, teatro e università? A quarant’anni dalla legge Basaglia, il 28 maggio, a Bologna, il convegno “ I teatri di salute mentale” farà il punto della situazione per proporre la nascita di una rete nazionale dei teatri della salute mentale. Tra gli ospiti anche Giuliano Scabia, scrittore e drammaturgo, che terrà un intervento dal titolo “Il sentiero del teatro accanto alla follia (1969-2018). Il pomeriggio si aprirà con un intervento dell’artista Alessandro Bergonzoni, mentre attori e operatori di tutta Italia discuteranno in una tavola rotonda coordinata dal critico teatrale Massimo Marino, che intervisterà anche due direttori di dipartimento, Angelo Fioritti di Bologna e Fabrizio Starace di Modena, e operatori di diversi teatri della regione, i rappresentanti di diversi teatri della regione, come Andreina Garella (Festina Lente teatro di Reggio Emilia), Nanni Garella (Arte e Salute di Bologna), Davide Camporesi (TTO di Rimini) Michael Tampanella (Diurni e Notturni di Piacenza).

23 maggio 2018
 
Il male di vivere ho incontrato

L’anoressia – “L’anoressia è in forte aumento in tutte le fasce d’età. Non è più una patologia legata all’adolescenza ma ha esordi anche durante l’infanzia. Si può manifestare già dagli otto, nove anni.” In questa puntata dedicata ai disturbi dell’alimentazione Psicoradio ha intervistato la dottoressa Annarita Atti, psichiatra e docente all’Università di Bologna, focalizzandosi sull’anoressia, sulle sue cause e i possibili rimedi. Si tratta di un problema che afflige prevalentemente il genere femminile, anche se negli ultimi anni stanno aumentando gli uomini anoressici: “i dati ci dicono che il rapporto è di un uomo ogni otto donne”…Giovani soli e fragili trovano spesso nel web amicizie che li spingono a continuare in questo pericoloso cammino, ma “ovviamente la rete non è tutta da demonizzare, perchè online si possono trovare anche siti o gruppi di auto mutuo aiuto”, continua la dottoressa…Spesso la prima cosa che le famiglie fanno è di portare la figlia da un nutrizionista, o un dietologo, ma è un errore. “E’ necessario affidarsi ad una equipe di professionisti, competenti sui problemi delo corpo e dei suoi bisogni, ma l”anoressia non si può curare andando solo da un nutrizionista – sostiene la dottoressa Atti. – Serve anche una equipe di professionisti, psicologi, educatori, che possano fornire il supporto necessario nei periodi di crisi.”..“Mi è anche capitato spesso di vedere madri anoressiche accompagnare figlie anoressiche in ambulatorio – continua la dottoressa – non riconoscendo che il problema era di tutte e due.”..Si guarisce, con percorsi lunghi e impegnativi; ma c’è una piccola percentuale che cronicizza, o altri che rimangono con una grandissima vulnerabilità…Se poi volete sapere quali sono i campanelli d’allarme che segnalano il rischio di anoressia, ascoltate la puntata!..Continueremo ad approfondire i disturbi dell’alimentazione, tra i quali la bulimia, nelle prossime trasmissioni….. ..Intanto, vi lasciamo con una poesia scritta da una ragazza guarita dall’anoressia…Ero smarrita in un labirinto di specchi..Confusa da mille immagini di me..Ho spaccato tutto e ritrovato me stessa…Ho ricominciato a sognare..A sorridere alla vita..Quando sembrava finita..Ho iniziato a volare

16 maggio 2018
 
La libertà è terapeutica

Per chi è fuori dai manicomi e per chi sfugge alla tratta Psicoradio ricorda i 40 anni della legge 180 senza celebrazioni ma raccontando una storia di libertà. Perché, come diceva Basaglia, “la libertà è terapeutica”. “Sono mamma di tre figli. Ho lasciato il mio fidanzato per venire qua a fare la puttana? No, io no”. Con queste parole Princess ha risposto alla madame che la voleva mandare in strada. Princess è una donna nigeriana ed è stata vittima, come moltissime donne africane, di un inganno, l’offerta di lasciare il proprio Paese per iniziare una nuova vita in Europa, come cameriera, cuoca, attrice, ballerina, e arrivata in Italia ha scoperto di essere stata inserita nel giro della prostituzione…..In Italia, le vittime di tratta censite sono 1172 e arrivano soprattutto dall’Africa, ma anche dal Bengala e dai paesi dell’Est Europeo. In Nigeria, Princess era cuoca in un ristorante. Una donna le propone di trasferirsi in Italia, continuando a fare la cuoca, per guadagnare più soldi e mantenere con più facilità i suoi tre figli. Si offre di anticipare i soldi del viaggio, che Princess avrebbe poi potuto facilmente restituire in pochi mesi. In Italia però è obbligata a prostituirsi. Dopo 6 mesi, incontra Alberto che si offre di aiutarla. Riesce a liberarsi e insieme ad Alberto, che presto diventa suo marito, fonda l’Associazione PIAM onlus che aiuta le schiave ad uscire dalla tratta. Princess non è più tornata in strada: “Io sono una sirena, una donna di mare, voi non potete, farmi del male, perchè io credo in Dio che è lo stregone più potente”. Oggi la Piam onlus oltre che le vittime della tratta Accoglie ed aiuta i rifugiati. Per tornare alla Legge Basaglia, la redazione di Psicoradio riflette con il direttoredel Dipartimento di Salute Mentale Angelo Fioritti sugli aspetti della psichiatria che si possono migliorare. Fioritti risponde alla domanda: “Per che cosa lotteresti in una nuova battaglia di riforma psichiatrica?”

09 maggio 2018
 
La musica esce dalle sbarre

Il laboratorio musicale Leporello “Chiusi dentro questa stanza senza libertà, quando esco di qua cambio dignità” è un verso tratto dalla canzone Diamanti, uno dei pezzi composti dai ragazzi che partecipano al laboratorio musicale Leporello all’interno del carcere minorile del Pratello di Bologna…Mozart 14 è un’associazione nata nel 2014 in onore del grande direttore d’orchestra Claudio Abbado, dopo la sua morte: entra in luoghi chiusi e tristi come le carceri, ad esempio l’istituto penale minorile del Pratello e il carcere della Dozza di Bologna, e porta musica, vita, discussioni. Psicoradio ha intervistato Matilde Davoli coordinatrice dei progetti Leporello e Papageno e Francesca Casadei che si occupa invece della comunicazione, ufficio stampa, relazioni esterne dell’associazione Mozart 14…..Leporello nasce nel 2015 sull’onda del progetto del coro Papageno che già operava all’interno del carcere della Dozza. Il Leporello è un laboratorio di musicoterapia che si svolge per due ore ogni settimana, in cui alcuni ragazzi detenuti suonano insieme e scrivono e compongono canzoni con la tecnica del songwriting con l’aiuto dei musicoterapeuti. I giovani che prendono parte al progetto ed hanno mediamentre tra i 14 e i 18-19 anni, arrivano da ogni parte del mondo (Nord Africa, Est Europa e così via) e sono di volta in volta in numero variabile: “C’è anche un piacere nel portare dentro dei ritmi e delle sonorità che sono tipiche della loro cultura e del loro popolo” racconta Francesca Casadei. “Ogni ragazzo predilige uno strumento: c’è chi si avvicina alla batteria, chi allo djambe, chi alle maracas o i bonghi” dice Matilde Davoli. I ragazzi in un primo momento iniziano suonando insieme liberamente “perché la capacità di ascoltarsi ed esprimere se stessi , ma anche di ascoltare l’altro, è alla base del Leporello”. Secondo la coordinatrice “fare musica insieme facilita condivisione, convivenza ed integrazione” . “E per restare in piedi mi spacco anche le ossa, se torno indietro è solo perché prendo la rincorsa” è un verso tratto da un brano particolarmente carico di significato che ben rende l’idea di quanto sia importante per questi ragazzi potersi esprimere in musica e parole.

02 maggio 2018
 
Intervista col vampiro

Come illuminare il proprio lato oscuro e farne un punto di forza. Psicoradio apre un dialogo con Steve Sylvester, leader della band Death SS, che sta per pubblicare il nuovo album Rock‘n’Roll Armageddon…“Ognuno deve lavorare sul proprio lato oscuro, accettarlo e fare in modo che faccia parte della propria personalità. Non una maschera che metti per aderire ad uno stereotipo di diversità preconfezionata o di eccentricità parte di un trend o di una moda. Il lato oscuro deve essere un lato della tua personalità che tu fai tuo e, con intelligenza, fai diventare un punto di forza.”..Steve Sylvester è lo pseudonimo di Stefano Silvestri, leader e fondatore, nel lontano 1977, dei Death SS, una delle horror metal band considerate tra le più provocatorie e dissacranti della scena internazionale…..In questa puntata racconta a Psicoradio il suo rapporto con il lato oscuro: come, accettarlo ed elaborarlo è il primo passo per riuscire a trasformarlo e a sublimarlo, dandogli voce attraverso la musica e corpo attraverso il teatro. Ogni componente della band riveste un ruolo ispirato a personaggi di storie del terrore: Steve è il vampiro poi ci sono la mummia, il licantropo, il negromante e la morte…“Il nome Death SS sta per “in morte di Steve Sylvester” per sottolineare il passaggio iniziatico grazie a cui io sono morto e rinato”, precisa il cantante della formazione italiana e prosegue:..“Ero un ragazzino diverso dagli altri ma questo non mi metteva particolare disagio. I miei coetanei seguivano Sanremo e altri programmi e musiche commerciali mentre io ero appassionato di fumetti erotici, film horror ed esoterismo. I Death SS sono il frutto di queste mie passioni.”..Ricorda quando la madre, cattolica fervente, preoccupata per la sua ostentata eccentricità, lo portò da un prete esorcista. Ha un consiglio per i ragazzi che si sentono strani ed emarginati:..“Non abbiate paura della vostra diversità. Vivetela e, con buon senso e intelligenza, fatene un punto di forza. Ricordate: per essere unici dovete essere diversi”…Steve Sylvester conclude l’intervista svelando qualche anticipazione sul nuovo album dei Death SS, in uscita alla fine di aprile. Il titolo apre scenari inquietanti: “Rock’n’Roll Armageddon.”

18 aprile 2018
 
Padiglione 25

La rivoluzione degli infermieri nel manicomio occupato É l’estate del 1975 quando un gruppo di infermieri dell’Ospedale psichiatrico Santa Maria della Pietà di Roma decidono “aprire” e autogestire uno dei reparti del manicomio, il Padiglione 25. Da lì a pochi anni sarebbe stata approvata la Legge 180 e le idee rivoluzionarie di cura di Franco Basaglia avevano spinto quattordici infermieri ed una trentina di ricoverati a sperimentarsi in questa nuova avventura. In questa puntata Psicoradio ha intervistato il regista Massimiliano Carboni, che su questa esperienza ha realizzato il film documentario “Padiglione25”, Vincenzo Boatta, uno degli infermieri protagonisti dell’occupazione, e lo psichiatra Tommaso Lo Savio, direttore del Centro Studi Franco Basaglia, di cui è stato anche allievo…..Gli infermieri avevano compreso che era necessario adottare metodi di cura diversi. Grandi novità furono ad esempio rappresentate dall’introduzione di stoviglie ed oggetti di uso comune e i pazienti furono impiegati in attività lavorative. Vincenzo Boatta parla inoltre di un “diario giornaliero” che sta al centro della vicenda: prima, nel reparto tradizionale, si annotavano soltanto le consegne mentre sul nuovo diario giornaliero del reparto 25 si scrivevano “tutte le cose che accadevano durante il giorno in termini di conoscenza come ad esempio ‘Mario è stato così perché oggi la moglie non è venuta a trovarlo’, tutta una storia diversa che ogni paziente aveva da raccontare.” L’esperienza dell’autogestione, un paio d’anni più tardi, si concluderà con l’omicidio di un paziente da parte di un altro paziente ricoverato nella struttura. La famiglia del paziente morto non farà causa, comprendendo probabilmente che quanto era successo era pur sempre accaduto nel quadro di un processo rivoluzionario che intendeva cambiare lo stato di cose preesistente…Il docu–film sarà proiettato lunedì 16 aprile alle 18.30 nell’aula Carinci in via Belmeloro 8 a Bologna, un evento a cura dell’associazione studentesca universitaria Gruppo Prometeo…Per questa puntata Psicoradio ha scelto anche alcune poesie, tra cui quelle d’amore di Alda Merini, perché proprio la poesia può essere a volte uno strumento per abbattere quei muri invisibili che spesso ci circondano.

11 aprile 2018
 
La libertà è terapeutica

E la lotta non finisce mai Filippo Renda, psichiatra, ricorda quando partecipò alla chiusura di una istituzione manicomiale “Una desolazione assoluta. Quaranta persone in un salone con letti singoli, e forse un comodino. E un solo bagno, una sola doccia per tutti. Un altro salone chiuso con le sbarre. La lotta per guardare fuori dalla finestra, o mettersi accanto ai termosifoni d’inverno. Una vita vissuta senza nulla da fare tutto il giorno, senza nessuno stimolo”…E’ la situazione che Renda trovò – non tanto tempo fa – dietro i cancelli del San Gaetano, l’istituzione psichiatrica di Budrio, in provincia di Bologna. Erano gli ultimi anni del ‘900; nel 1978 la legge 180 aveva decretato la progressiva chiusura dei manicomi, e il dottor Renda era stato chiamato a Budrio per accompagnare il percorso di trasformazione, fino alla chiusura, del San Gaetano. “Scrissi un progetto che prevedeva che ogni persona avesse un percorso terapeutico cucito addosso” racconta a Psicoradio. E il ricordo va a Candido e Silvano; internati in istituzioni psichiatriche fino da bambini, si erano incontrati al S. Gaetano da ragazzini ed erano diventati amici inseparabili…Una vita dentro alle mura, senza scuola, senza imparare nulla… Chiuso l’Istituto, fu trovato per loro un appartamento “perché potessero continuare a vivere insieme anche fuori dell’ospedale”. E un lavoro in una cooperativa agricola. ”Prima ero un disgraziato, non sapevo fare niente. Adesso so fare tutto” diceva fiero Candido a chi incontrava…A sentire oggi questi racconti, sembra una favola. Ma l’attuazione della legge 180 non fu cosa facile anche perché venne fortemente osteggiata da una parte dello stesso personale psichiatrico. Anche a Bologna, allora, uno psichiatra rilasciò un’intervista al Resto del Carlino dichiarando : ‘’in questa città scorrerà il sangue delle persone, a causa dei pazienti liberati.”..Oggi, dopo 40 anni, la legge 180 non ha ancora raggiunto una piena applicazione: in Italia rimangono molte situazioni disastrose, come denunciano i dati pubblicati dal Siep, (la Società Italiana di epidemiologia psichiatrica) che disegnano un’Italia dove la psichiatria funziona solo in alcune zone…“Non è solo un problema di psichiatria – commenta il dottor Renda – Al sud ci sono regioni nelle quali la psichiatria è disastrosa come tutto il resto della sanità’’.

04 aprile 2018
 
Pulizie di Pasqua

Una esplosione di luce, colori e odori. Uno sbocciare di fiori e piante, dapprima timido, ora diventa impetuoso. L’orario cambia ed il sole sembra non tramontare. In una parola è Primavera, la stagione che più di ogni altra ci suggerisce la rinascita. Psicoredattori e psicotutors svelano i personali “buonipropositi” e le rigogliose passioni. Molte le idee per arricchire il palinsesto: si va da una rubrica musicale per viaggi sonori a una sulle serie tv, dagli approfondimenti sul tema dei disturbi alimentari al rapporto spesso tormentato tra medico e paziente. “Vorrei che Psicoradio indagasse i comportamenti legati all’uso di internet e dei media digitali, perché molte volte si trasformano in dipendenze e quindi a un disagio psichico”, spiega uno dei tutor di Psicoradio. E’ il cinema però ad essere una delle passioni che accomuna la redazione: “Vogliamo creare una rubrica dedicata al grande schermo e parlare dei film da un punto di vista psi”. Poi c’è il sogno di Claudio: “Il mio proposito per il futuro è trasferirmi ai tropici”. Come rimedio alla malinconia e per superare “le giornate no” c’è chi sceglie di fare del volontariato e chi invece ama ascoltare musica per ore. E c’è chi, come Morena, si propone di “Amare, amare, amare”…Come regalo di Pasqua, lasciamo gli ascoltatori con alcuni versi di una poesia scritta da Pier Paolo Pasolini nel ’62, “Profezia”:….“Alì dagli Occhi Azzurri….uno dei tanti figli di figli,….scenderà da Algeri,….su navi a vela e a remi…..Saranno con lui migliaia di uomini….coi corpicini e gli occhi….di poveri cani dei padri….sulle barche varate nei Regni….della Fame. Porteranno con sé i bambini,….e il pane e il formaggio, nelle carte….gialle del Lunedì di Pasqua…..Porteranno le nonne e gli asini,….sulle triremi rubate ai porti coloniali”…..(…)

28 marzo 2018
 
Come ho sconfitto le voci

L’intervista interiore Lorenzo fa un regalo a Psicoradio, in cui lavora come redattore. Racconta la sua esperienza di uditore di voci. Sin da bambino sentiva le voci, ma allora non gli davano ancora fastidio, perché si limitavano a chiamarlo. A ventisette anni, però, mentre lavorava in banca, sono diventate molto aggressive: “Hanno cominciato a dirmi: ti uccidiamo, ti bruciamo. Le voci mi distruggevano. Avevo sempre paura.” Allora Lorenzo decide di rivolgersi ad una psichiatra; e si rende conto che l’unico momento in cui le voci spariscono è quando è nel suo studio, e parla con lei. Col tempo, e grazie a molti anni di psicoterapia, scopre che le voci che minacciano di ucciderlo sono il modo in cui la sua rabbia repressa si manifesta. Da quattro anni Lorenzo non sente più le voci…..Nell’arte c’è tutta la mia gioia di vivere….“Io soffro di allucinazioni. Le voci spesse volte mi comunicano delle immagini, mi vengono delle ispirazioni”….Graziella Mattana si esprime attraverso la scultura, nella quale si è specializzata. E’ passata nei nostri studi assieme ad altri artisti irregolari: Paolo Colognesi e Matteo Giorgini ci hanno raccontato la loro esperienza all’interno del Collettivo artisti Irregolari, che a Bologna nasce nel 2014. Sono persone in cura presso i CSM, accumunate dalla passione per la produzione artistica; le loro opere vengono messe in mostra e vendute sul sito www.arteirregolare.comitatonobeldisabili.it. Gli artisti irregolari ci raccontano che questo è un modo per uscire dal mondo reale ed entrare nella dimensione dell’arte, allontanandosi per un po’ dai pensieri della vita. Stefano Ferrari, che insegna di Psicologia dell’arte all’Università di Bologna, spiega come l’arte irregolare nasca storicamente in situazioni di marginalità, che spesso (ma non sempre o solo) coincidono con la sfera del disagio psichico.

 
 
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