Musiche dal mondo
Marcello Lorrai
24 marzo 2017
Musiche dal mondo di ven 24/03

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ogni lunedì dalle 14.30 alle 15.00

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GLI ULTIMI PODCAST
19 febbraio 2018
 
Lucibela: Laço Umbilical

Se vi manca Cesaria Evora, ascoltate Laço Umbilical: fra le cantanti capoverdiane delle ultime generazioni – Lura, Mayra Andrade, Elida Almeida… – che in generale nello stile e nel repertorio hanno cercato di distanziarsi dal grande ma anche ingombrante modello, Lucibela è quella che appare più vicina a Cesaria, pur distinguendosene nella voce e nell’espressione. Elegante e credibile in una musica di impronta neotradizionale, Lucibela interpreta brani di morna e coladera firmati da autori che vanno da Manuel de Novas, uno dei maggiori compositori capoverdiani del novecento, alla stessa Elida Almeida.

12 febbraio 2018
 
Djeneba e Fousco: Kayeba Khasso

Una volta i griot dovevano la loro fama al loro ruolo di cantori della storia e della gloria delle famiglie nobili al cui servizio prestavano la loro arte; oggi le cose sono un po’ cambiate e succede che vengano consacrati magari da un talent show televisivo: è quello che è successo a Djeneba Kouyaté, che si è affermata vincendo la prima stagione di Tounkagouna, talent show del Mali. Il chiarrista e cantante Fousseyni Sissoko, noto come Fousco, ha poi vinto la seconda edizione del talent. Dopo questi successi, Djeneba e Fousco hanno cominciato a fare coppia, prima nell’arte e poi anche nella vita.

05 febbraio 2018
 
Katja Sulc: Kamlisajlan

Assieme con il polistrumentista messicano Alban Usatch, la cantante slovena Katja Sulc (pronuncia come Schultz in tedesco) ha messo in musica versi in lingua romanì di poeti gitani di diversi paesi dei Balcani e dell’Europa dell’Est. Uno dei pregi dell’album è che si stacca dai cliché, dall’immagine stereotipata, che circondano la musica rom dei Balcani, e evita l’enfasi che si trova spesso nella musica che ripropone questa tradizione: cercando invece delle atmosfere più sottili, più contemporanee, più indefinite, che non schiaccino ma anzi lascino respirare ed esaltino la poesia e la lingua romanì.

29 gennaio 2018
 
John Duhan: The Irishman’s Finest Collection

Nato nel ’50 a Limerick, in Irlanda, Duhan, che ha curato personalmente l’antologia che gli dedica l’etichetta Arc, è l’autore di The Voyage, una meditazione sul matrimonio, l’amore coniugale e la famiglia, che è un raro caso di brano relativamente recente di provenienza folk – e non pop o rock – impostosi a livello internazionale con una diffusione che da trent’anni a questa parte non cessa di crescere (adattato in molte lingue, eseguito ai matrimoni in parti del globo lontanissime geograficamente e culturalmente dall’Irlanda…). “La vita è un oceano, l’amore è una barca, che ci tiene a galla in mezzo ad acque agitate”: i versi chiave sono molto semplici, e forse è proprio per questo che così tanti nel mondo, nelle più diverse circostanze della vita, si sono identificati in The Voyage.

22 gennaio 2018
 
Emel: Ensen

Per brani come l’emblematica Ya Tounes ya meskina, ovvero “Povera Tunisia”, le canzoni della tunisina Emel furono bandite dalla radio e televisione del suo paese, ma continuarono a circolare attraverso la rete. Poi la sua canzone Kelmti Horra (“la mia parola è libera”) diventò uno degli inni della primavera araba. Influenzata tanto da Joan Baez che da Bjork, Emel (che il 16 febbraio sarà all’Auditorium Demetrio Stratos di Radio Popolare) ha pubblicato Ensen, un nuovo album che sta tra musica araba e un asciutto gusto elettronico: un lavoro che testimonia dell’originalità del suo percorso, ma che è anche indicativo più in generale del rimescolamento di carte in corso nella sensibilità estetica delle ultime generazioni di musicisti del mondo arabo.

15 gennaio 2018
 
Rocqawali: Sufi Spirit

Rocqawali, ovvero rock + qawali, la musica devozionale pakistana che era stata resa popolare a livello internazionale da Nusrat Fateh Ali Khan. L’idea è del batterista danese Stephan Grabowski: il qawali, con il suo carattere spiccatamente estatico, con il suo slancio e l’incisività un po’ ipnotica della sua fisionomia ritmica, si sposa con le chitarre elettriche, che sembrano entrare anche loro in uno stato di esaltazione mistica.

08 gennaio 2018
 
Tootard: Laissez Passer

Pubblicato dalla Glitterbeat, Laissez Passer è il primo album internazionale di un trio che si è formato sulle Alture del Golan, e una delle prime testimonianze musicali ad arrivare da quest’area del Medio Oriente, un territorio rivendicato dalla Siria, a cui legalmente appartiene, ma di fatto amministrato da Israele, che l’ha occupato nel ’67 e che nell’81 lo ha annesso, con una decisione non riconosciuta dall’Onu. Come tutti gli abitanti delle Alture del Golan, i Tootard non hanno nessuna nazionalità e non hanno passaporto, ma per viaggiare solo un lasciapassare: i Tootard hanno però rovesciato questa difficile condizione di senza stato e senza bandiera in una idea musicale, nel prescindere dai confini musicali, e hanno fatto tesoro in particolare dell’esempio del rock-blues di un popolo che non ha un’identità formalmente definita, i touareg.

04 dicembre 2017
 
Trio da Kali/Kronos Quartet: Ladilikan

L’album più votato dell’anno di World Music Charts Europe – la classifica realizzata mensilmente attraverso un sondaggio degli animatori di programmi di world music su emittenti per lo più pubbliche europee, fra cui Radio Popolare – è Ladlikan, realizzato insieme dai musicisti maliani del Trio da Kali, e dal Kronos Quartet, celebre quartetto d’archi di San Francisco. Nel disco brani dal repertorio maliano antico o recente ma anche due adattamenti di gospel di Mahalia Jackson.

27 novembre 2017
 
Dona Onete: Banzeiro

Dona Onete è certamente uno dei personaggi della world music di questo 2017. In luglio la rivista di riferimento in questo campo, il mensile Songlines, le ha dedicato la copertina, e nel corso dell’estate la cantante brasiliana ha partecipato ad importanti festival in Europa: un bel risultato per una signora di settantotto anni che a livello internazionale era prima di quest’anno una illustre sconosciuta. il suo album Banzeiro (Mais um discos) prende il titolo dalla parola con cui viene chiamato il movimento ondoso creato dal passaggio delle barche a motore sul Rio delle Amazzoni, o per lo meno la parola che si usa dalle parti dove Dona Onete vive, nella regione del Parà.

20 novembre 2017
 
Pop Makossa

Etichetta specializzata nello scandagliare il modernariato della musica africana, la tedesca Analog Africa richiama l’attenzione su un genere non abbastanza ricordato, il makossa camerunese, con una compilation, Pop Makossa. The Invasive Dance Beat of Camerun 1976-1984, che raccoglie brani rintracciati e selezionati attraverso una laboriosa ricerca direttamente in Camerun. Il makossa, che dagli anni cinquanta ad oggi ha avuto un’evoluzione molto complessa, con una grande ricchezza di sottogeneri, ha conosciuto il suo grande momento negli anni ottanta, tanto in Africa, con una forte esposizione sulle radio del continente, quanto in Europa, come uno degli ingredienti più amati della programmazione delle discoteche black parigine.

13 novembre 2017
 
Criolo: Espiral de ilusao

Per Monica Paes – ospite della trasmissione – Criolo è un “poeta politico”. Tra le figure di punta della musica brasiliana di oggi, Criolo è emerso come protagonista dell’hip hop, ma è un artista che ha già dato prova di grande versatilità, e consacra il suo nuovo album, Espiral de ilusao (Sterns Brasil), alla musica brasiliana per eccellenza, il samba: con grande tatto, e senza rinunciare ai riferimenti al sociale, alla vita delle favelas, e anche ai politici, come il prefetto di Sao Paulo e il presidente della repubblica Temer, ai quali lancia un giudizio lapidario: “dei bambini viziati non possono guidare una nazione”.

06 novembre 2017
 
Carmen Souza: Creology

Di origine capoverdiana, nata nell’81, Carmen Souza è però una cantante con uno stile e un repertoro diversi anche rispetto alle interpreti della nuova generazione capoverdiana che, come Lura o Mayra Andrade, hanno cercato di rinnovare repertorio e impostazione rispetto alla tradizione: l’approccio di Carmen Souza è infatti spiccatamente jazzistico, e, come mostra il suo ultimo album Creology (Galileo), Carmen Souza lo utilizza con molto appeal per una poetica che, all’insegna del meticcciato – da cui il titolo dell’album – mescola il jazz con suggestioni provenienti dalle musiche delle ex colonie portoghesi in Africa, dalla musica afrobrasiliana e da quella afrocubana.

 
 
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