Musiche dal mondo
Marcello Lorrai
17 marzo 2017
Musiche dal mondo di ven 17/03

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ogni lunedì dalle 14.30 alle 15.00

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GLI ULTIMI PODCAST
16 aprile 2018
 
Hugh Masekela: Masekela ’66 -’76 (2)

Nel ’68 Masekela realizza The Promise of a Future, il suo terzo album con Stewart Levine: un brano, Grazing in the Grass, ottiene un clamoroso successo, e proietta il trombettista sudafricano ai vertici della classifica Usa dei singoli pop, dove il 4 luglio l’hit di Masekela prevale nientemeno che su Jumpin’ Jack Flash degli Stones. Ma per un artista e un uomo come Masekela, che l’esperienza dell’apartheid ha reso politicamente avvertito e ipersensibile alla questione della discriminazione razziale, gli avvenimenti del periodo (omicidi di Martin Luther King e di Bob Kennedy, riot di Chicago) oscurano la gioia per questo sviluppo della sua carriera: invece di andare all’incasso del successo che sta ottenendo con Grazing in the Grass, il trombettista prosegue con un album molto politico, intitolato semplicemente Masekela, che la distribuzione fa passare inosservato.

09 aprile 2018
 
Hugh Masekela: Masekela ’66 -’76 (1)

Tre puntate di Musiche dal mondo dedicate ad una antologia in tre Cd (Wrasse Records) che ripercorre gli anni del successo americano di Masekela e della sua fortunata collaborazione con il produttore e amico Stewart Levine. La selezione è stata curata dallo stesso Masekela, poco prima della morte nel gennaio scorso, e da Levine. In questa puntata brani da The Emancipation of Hugh Masekela, da Hugh Masekela Is Alive and Well at the Whisky, e da The Promise of a Future.

26 marzo 2018
 
Un ricordo di Rim Banna

Mancata prematuramente, a 51 anni, il 24 marzo, nella sua città natale, Nazareth, Rim Banna è stata una cantante di notevole successo anche a livello internazionale, ma soprattutto è stata una figura molto amata dai palestinesi per la sua voce elegante e di grande temperamento, l’intensità del suo canto in arabo, e la sua coerenza di artista impegnata per la causa del suo popolo. La ricordiamo con il suo album del 2013 Revelation of Ecstasy & Rebellion, in cui aveva messo in musica versi di poeti araboandalusi, persiani, irakeni, palestinesi e tunisini di epoche diverse, dal medioevo fino alle lotte per la libertà della Palestina e nel mondo arabo dei nostri giorni.

19 marzo 2018
 
Sonido Gallo Negro: Mambo Cosmico

Sonido Gallo Negro è un gruppo di Città del Messico arrivato alla ribalta internazionale qualche anno fa con l’album Sendero Mistico, pubblicato, come il nuovo Mambo Cosmico, dalla Glitterbeat. La formazione è partita dalla rivisitazione di vari filoni della cumbia, la musica colombiana per eccellenza, con l’idea di enfatizzare in una affascinante chiave contemporanea e avantgarde e con un suono vintage la forte componente psichedelica che era già presente in molta produzione di cumbia degli anni sessanta-settanta. Una rivisitazione che Sonido Gallo Negro ha poi allargato anche ad altri generi, come il danzon, il porro, il cha cha cha e appunto il mambo.

12 marzo 2018
 
Yiddish Glory. The Lost Songs of World War II

Nel corso della seconda guerra mondiale un gruppo di ricercatori ebrei dell’Unione Sovetica raccolse testimonianze della cultura ebraica in quel drammatico frangente, mettendo insieme un centinaio di nuove canzoni in yiddish – la lingua degli ebrei dell’Europa orientale – scritte da soldati ebrei dell’Armata Rossa, da vittime e sopravvissuti delle regioni del paese occupate dai nazisti, da rifugiati che erano stati spostati negli Urali e in Siberia. Dopo la guerra i ricercatori furono arrestati nelle purghe di Stalin, e il materale fu dato per perso. E’ stato invece ritrovato negli anni novanta in Ucraina: ora un florilegio di quelle canzoni viene offerto da uno splendido album pubblicato dalla Six Degrees.

19 febbraio 2018
 
Lucibela: Laço Umbilical

Se vi manca Cesaria Evora, ascoltate Laço Umbilical: fra le cantanti capoverdiane delle ultime generazioni – Lura, Mayra Andrade, Elida Almeida… – che in generale nello stile e nel repertorio hanno cercato di distanziarsi dal grande ma anche ingombrante modello, Lucibela è quella che appare più vicina a Cesaria, pur distinguendosene nella voce e nell’espressione. Elegante e credibile in una musica di impronta neotradizionale, Lucibela interpreta brani di morna e coladera firmati da autori che vanno da Manuel de Novas, uno dei maggiori compositori capoverdiani del novecento, alla stessa Elida Almeida.

12 febbraio 2018
 
Djeneba e Fousco: Kayeba Khasso

Una volta i griot dovevano la loro fama al loro ruolo di cantori della storia e della gloria delle famiglie nobili al cui servizio prestavano la loro arte; oggi le cose sono un po’ cambiate e succede che vengano consacrati magari da un talent show televisivo: è quello che è successo a Djeneba Kouyaté, che si è affermata vincendo la prima stagione di Tounkagouna, talent show del Mali. Il chiarrista e cantante Fousseyni Sissoko, noto come Fousco, ha poi vinto la seconda edizione del talent. Dopo questi successi, Djeneba e Fousco hanno cominciato a fare coppia, prima nell’arte e poi anche nella vita.

05 febbraio 2018
 
Katja Sulc: Kamlisajlan

Assieme con il polistrumentista messicano Alban Usatch, la cantante slovena Katja Sulc (pronuncia come Schultz in tedesco) ha messo in musica versi in lingua romanì di poeti gitani di diversi paesi dei Balcani e dell’Europa dell’Est. Uno dei pregi dell’album è che si stacca dai cliché, dall’immagine stereotipata, che circondano la musica rom dei Balcani, e evita l’enfasi che si trova spesso nella musica che ripropone questa tradizione: cercando invece delle atmosfere più sottili, più contemporanee, più indefinite, che non schiaccino ma anzi lascino respirare ed esaltino la poesia e la lingua romanì.

29 gennaio 2018
 
John Duhan: The Irishman’s Finest Collection

Nato nel ’50 a Limerick, in Irlanda, Duhan, che ha curato personalmente l’antologia che gli dedica l’etichetta Arc, è l’autore di The Voyage, una meditazione sul matrimonio, l’amore coniugale e la famiglia, che è un raro caso di brano relativamente recente di provenienza folk – e non pop o rock – impostosi a livello internazionale con una diffusione che da trent’anni a questa parte non cessa di crescere (adattato in molte lingue, eseguito ai matrimoni in parti del globo lontanissime geograficamente e culturalmente dall’Irlanda…). “La vita è un oceano, l’amore è una barca, che ci tiene a galla in mezzo ad acque agitate”: i versi chiave sono molto semplici, e forse è proprio per questo che così tanti nel mondo, nelle più diverse circostanze della vita, si sono identificati in The Voyage.

22 gennaio 2018
 
Emel: Ensen

Per brani come l’emblematica Ya Tounes ya meskina, ovvero “Povera Tunisia”, le canzoni della tunisina Emel furono bandite dalla radio e televisione del suo paese, ma continuarono a circolare attraverso la rete. Poi la sua canzone Kelmti Horra (“la mia parola è libera”) diventò uno degli inni della primavera araba. Influenzata tanto da Joan Baez che da Bjork, Emel (che il 16 febbraio sarà all’Auditorium Demetrio Stratos di Radio Popolare) ha pubblicato Ensen, un nuovo album che sta tra musica araba e un asciutto gusto elettronico: un lavoro che testimonia dell’originalità del suo percorso, ma che è anche indicativo più in generale del rimescolamento di carte in corso nella sensibilità estetica delle ultime generazioni di musicisti del mondo arabo.

15 gennaio 2018
 
Rocqawali: Sufi Spirit

Rocqawali, ovvero rock + qawali, la musica devozionale pakistana che era stata resa popolare a livello internazionale da Nusrat Fateh Ali Khan. L’idea è del batterista danese Stephan Grabowski: il qawali, con il suo carattere spiccatamente estatico, con il suo slancio e l’incisività un po’ ipnotica della sua fisionomia ritmica, si sposa con le chitarre elettriche, che sembrano entrare anche loro in uno stato di esaltazione mistica.

08 gennaio 2018
 
Tootard: Laissez Passer

Pubblicato dalla Glitterbeat, Laissez Passer è il primo album internazionale di un trio che si è formato sulle Alture del Golan, e una delle prime testimonianze musicali ad arrivare da quest’area del Medio Oriente, un territorio rivendicato dalla Siria, a cui legalmente appartiene, ma di fatto amministrato da Israele, che l’ha occupato nel ’67 e che nell’81 lo ha annesso, con una decisione non riconosciuta dall’Onu. Come tutti gli abitanti delle Alture del Golan, i Tootard non hanno nessuna nazionalità e non hanno passaporto, ma per viaggiare solo un lasciapassare: i Tootard hanno però rovesciato questa difficile condizione di senza stato e senza bandiera in una idea musicale, nel prescindere dai confini musicali, e hanno fatto tesoro in particolare dell’esempio del rock-blues di un popolo che non ha un’identità formalmente definita, i touareg.

 
 
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