Musiche dal mondo
Marcello Lorrai
30 ottobre 2017
Boubacar Traoré: Dounia Tabolo

Il cantante e chitarrista maliano Boubacar Traoré è uno dei non molti grandi vecchi della musica africana moderna ancora in attività. Negli anni sessanta fece epoca nel suo paese come interprete nelle sue canzoni, rese popolari da Radio Mali, dell’euforie e dell’orgoglio dell’era dell’indipendenza, e inneggiò con il suo hit Mali Twist alla costruzione del futuro del paese. Caduto in disgrazia dopo il colpo di stato del ’68 contro Modibo Keita, è stato riscoperto negli anni ottanta. Da alcuni anni Boubacar Traoré si è avvalso della collaborazione dell’armonicista francese Vincent Boucher, che ha reso più esplicita l’affinità della musica di Traoré con atmosfere blues: affinità che in questo nuovo album, Dounia Tabolo (Lusafrica), registrato in Louisiana, è ulteriormente incrementata e vivacizzata dall’inserimento di alcuni musicisti americani.

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GLI ULTIMI PODCAST
18 giugno 2018
 
Cheikh Lo: Né La Thiass

Dopo aver pubblicato una cassetta di un certo successo in Senegal, negli anni novanta il musicista e cantante Cheikh Lo presentò un demo a Youssou Ndour, e la star senegalese si convinse subito: Né La Thiass fu inciso nel ’95 a Dakar allo Xippi Studio, e pubblicato in cassetta per il Senegal dalla Jololi, l’etichetta di Youssou Ndour. Ripreso nel ’96 dalla World Circuit, l’album – che nello stesso ’96 fu anche pubblicato su licenza per l’italia nella collana ArpA di Radio Popolare – assicurò a Cheikh Lo una rapida affermazione a livello internazionale. La musica è rimasta freschissima, e la World Circuit ha fatto benissimo adesso a rilanciare Né La Thiass: curiosamente ha riprodotto però la cassetta originaria (di cui ha anche utilizzato la copertina come cover della ristampa), cioè con due brani in meno rispetto al Cd del ’96 della World Circuit (e di Radio Popolare)…

28 maggio 2018
 
Vari: African Scream Contest Vol. 2

Entrato a far parte dell’Africa occidentale francese alla fine dell’ottocento, il Benin ha avuto musicalmente un destino diverso da quello del grosso dell’Africa colonizzata dalla Francia o comunque francofona (come il Congo belga, poi Zaire, quindi Repubblca democratica del Congo), molto sensibile alla musica afrocubana: incastonato come il Togo fra la Nigeria e il Ghana, si è trovato musicalmente in un’area di influenza anglofona, ed è stato influenzato dall’high life, dall’afro-beat, e negli anni ’60 e ’70 ha avvertito la suggestione del soul, del funk e del rock, generi di cui la compilation mostra la varietà di declinazioni e incroci appunto negli anni ’60 e ’70. Paese di dimensioni piuttosto ridotte per i parametri africani, il Benin ha sviluppato una scena di musica moderna che già all’inizio degli anni ’70 si presentava molto vivace e affollata.

21 maggio 2018
 
Vari: I’m not here to hunt rabbits

..Una compilation co-pubblicata dall’etichetta tedesca Piranha, veterana della world music, e dalla Vital Records ci porta in un paese che neanche la produzione discografica di world music che circola a livello internazionale è abituata a toccare: il Botswana, uno dei paesi più poveri e in condizioni più misere di tutto il continente africano. Ma che ha le sue ricchezze: come gli stili e la singolare tecnica chitarristica documentati da questa bellissima raccolta.

14 maggio 2018
 
Dobet Gnahoré: Miziki

Per Radio Popolare Dobet Gnahoré è una conoscenza di vecchia data: non ancora ventenne, nel 2001 partecipò, esibendosi in un paio di brani fuoriprogramma, ad una edizione di Extrafesta il cui protagonista era il padre, il percussionsta della Costa d’Avorio Boni Gnahoré. Nel frattempo Dobet Gnahoré si è affermata come una delle protagoniste della musica dell’Africa nera più note e apprezzate a livello internazionale, assieme ad artiste come Angelique Kidjo, Roka Traoré e Oumou Sangaré. Dobet Gnahoré è adesso al suo quinto album: il fascino della sua vocalità, di forte temperamento, caratterizzata dal timbro scuro e da un grande contegno, si sposa benissimo anche con la novità di una confezione anche con elettronica e campionamenti, che conferisce alla musica un tocco in più di vitale attualità.

07 maggio 2018
 
Houria Aichi: Chants Mystiques d’Algerie

La fama della cantante algerina Houria Aichi è legata innanzitutto alla sua interpretazione, consegnata ad un album del ’90, di canti dell’Aurès, regione montuosa dell’est dell’Algeria abitata da una popolazione berbera, regione di cui Houria Aichi è originaria. All’inizio del nuovo millennio, con l’album Khalwa, Houria Aichi ha poi proposto un florlegio di canti sacri dell’Algeria, valorizzando le forme e la spontaneità della religiosità popolare contro la rigidità dell’impostazione religiosa islamista. Ora, con interpretazioni di grande temperamento, e arricchendolo d nuovi brani, Houria Aichi torna sul repertorio sacro: non in senso stretto canti religiosi perché non citano versi del Corano, canti di tradizione popolare, che Houria Aichi vuole sottrarre alla dimenticanza di cui rischiano di rimanere vittime per effetto da un lato della pressione islamista, e dall’altro all’opposto per effetto della crescente perdita della dimensone religiosa nella società.

30 aprile 2018
 
Hugh Masekela: Masekela ’66-’76 (3)

All’inizio degli anni settanta Masekela sente il bisogno di riallacciare il rapporto con l’Africa: nel ’73, dopo tredici anni negli Stati Uniti, il trombettista è in Guinea, Zaire, Liberia, Ghana e Nigeria. A Lagos è per un mese alla corte di Fela Kuti. Fela poi lo mette in contatto con un gruppo del Ghana, gli Hedzoleh Soundz, con cui Masekela incide l’album Masekela introducing Hedzoleh Soundz, precoce esempio di incontro musicale panafricano. Nell’album successivo, I Am Not Afraid, inciso nel ’74, oltre ai musicisti del Ghana Masekela ha accanto due colonne del gruppo jazz-funk Crusaders, in un eccellente amalgama di musica africana e americana: per Masekela e il produttore Stewart Levine l’album è il più notevole risultato conseguito con la loro collaborazione; fra i brani Stimela, che diventerà uno dei grandi cavalli di battaglia di Masekela. Nel ’75-76, con una nuova band con alcuni dei musicisti di Hedzoleh, e altri musicisti del Ghana e della Nigeria, Masekela incide The Boy’s Doin’ It e Colonial Man, all’insegna di una musica afro che oltre che di jazz e Sud Africa si nutre di soul-funk e di Brasile, brillante anticipazione della world music di cui Masekela sarà poi negli anni ottanta uno dei maggiori protagonisti.

16 aprile 2018
 
Hugh Masekela: Masekela ’66 -’76 (2)

Nel ’68 Masekela realizza The Promise of a Future, il suo terzo album con Stewart Levine: un brano, Grazing in the Grass, ottiene un clamoroso successo, e proietta il trombettista sudafricano ai vertici della classifica Usa dei singoli pop, dove il 4 luglio l’hit di Masekela prevale nientemeno che su Jumpin’ Jack Flash degli Stones. Ma per un artista e un uomo come Masekela, che l’esperienza dell’apartheid ha reso politicamente avvertito e ipersensibile alla questione della discriminazione razziale, gli avvenimenti del periodo (omicidi di Martin Luther King e di Bob Kennedy, riot di Chicago) oscurano la gioia per questo sviluppo della sua carriera: invece di andare all’incasso del successo che sta ottenendo con Grazing in the Grass, il trombettista prosegue con un album molto politico, intitolato semplicemente Masekela, che la distribuzione fa passare inosservato.

09 aprile 2018
 
Hugh Masekela: Masekela ’66 -’76 (1)

Tre puntate di Musiche dal mondo dedicate ad una antologia in tre Cd (Wrasse Records) che ripercorre gli anni del successo americano di Masekela e della sua fortunata collaborazione con il produttore e amico Stewart Levine. La selezione è stata curata dallo stesso Masekela, poco prima della morte nel gennaio scorso, e da Levine. In questa puntata brani da The Emancipation of Hugh Masekela, da Hugh Masekela Is Alive and Well at the Whisky, e da The Promise of a Future.

26 marzo 2018
 
Un ricordo di Rim Banna

Mancata prematuramente, a 51 anni, il 24 marzo, nella sua città natale, Nazareth, Rim Banna è stata una cantante di notevole successo anche a livello internazionale, ma soprattutto è stata una figura molto amata dai palestinesi per la sua voce elegante e di grande temperamento, l’intensità del suo canto in arabo, e la sua coerenza di artista impegnata per la causa del suo popolo. La ricordiamo con il suo album del 2013 Revelation of Ecstasy & Rebellion, in cui aveva messo in musica versi di poeti araboandalusi, persiani, irakeni, palestinesi e tunisini di epoche diverse, dal medioevo fino alle lotte per la libertà della Palestina e nel mondo arabo dei nostri giorni.

19 marzo 2018
 
Sonido Gallo Negro: Mambo Cosmico

Sonido Gallo Negro è un gruppo di Città del Messico arrivato alla ribalta internazionale qualche anno fa con l’album Sendero Mistico, pubblicato, come il nuovo Mambo Cosmico, dalla Glitterbeat. La formazione è partita dalla rivisitazione di vari filoni della cumbia, la musica colombiana per eccellenza, con l’idea di enfatizzare in una affascinante chiave contemporanea e avantgarde e con un suono vintage la forte componente psichedelica che era già presente in molta produzione di cumbia degli anni sessanta-settanta. Una rivisitazione che Sonido Gallo Negro ha poi allargato anche ad altri generi, come il danzon, il porro, il cha cha cha e appunto il mambo.

12 marzo 2018
 
Yiddish Glory. The Lost Songs of World War II

Nel corso della seconda guerra mondiale un gruppo di ricercatori ebrei dell’Unione Sovetica raccolse testimonianze della cultura ebraica in quel drammatico frangente, mettendo insieme un centinaio di nuove canzoni in yiddish – la lingua degli ebrei dell’Europa orientale – scritte da soldati ebrei dell’Armata Rossa, da vittime e sopravvissuti delle regioni del paese occupate dai nazisti, da rifugiati che erano stati spostati negli Urali e in Siberia. Dopo la guerra i ricercatori furono arrestati nelle purghe di Stalin, e il materale fu dato per perso. E’ stato invece ritrovato negli anni novanta in Ucraina: ora un florilegio di quelle canzoni viene offerto da uno splendido album pubblicato dalla Six Degrees.

19 febbraio 2018
 
Lucibela: Laço Umbilical

Se vi manca Cesaria Evora, ascoltate Laço Umbilical: fra le cantanti capoverdiane delle ultime generazioni – Lura, Mayra Andrade, Elida Almeida… – che in generale nello stile e nel repertorio hanno cercato di distanziarsi dal grande ma anche ingombrante modello, Lucibela è quella che appare più vicina a Cesaria, pur distinguendosene nella voce e nell’espressione. Elegante e credibile in una musica di impronta neotradizionale, Lucibela interpreta brani di morna e coladera firmati da autori che vanno da Manuel de Novas, uno dei maggiori compositori capoverdiani del novecento, alla stessa Elida Almeida.

 
 
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