Memos
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07 gennaio 2016
Migranti, profughi: l’effetto domino dell’egoismo europeo

La libera circolazione delle persone è un pilastro fondamentale dell’Unione Europea. Peccato, però, che si stia facendo di tutto per sgretolarlo. La Svezia, la Danimarca – e prima ancora l’Austria, la Germania, la Francia – hanno deciso di sospendere le regole di Schengen e ripristinare i controlli ai confini. Per non parlare dei muri fatti costruire dal governo ultra-conservatore ungherese. “Fino a quando non avremo una soluzione europea saranno necessarie misure da parte dei singoli Stati Membri”, ha detto nelle ultime ore il segretario di stato tedesco all’immigrazione Ole Schroeder. Una dichiarazione di resa, fatta dal principale governo europeo, quella di Berlino. Ognuno per sé e tutti di fatto – volenti o nolenti – al servizio dei seminatori d’odio, degli xenofobi, degli indifferenti. Memos ne ha parlato oggi con Cecile Kyenge, deputata europea del Pd, ex ministra dell’integrazione del governo Letta nel 2013.

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Raffaele Liguori

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GLI ULTIMI PODCAST
22 marzo 2017
 
Calabria, Italia: la ‘ndrangheta è una questione nazionale

«La ‘ndrangheta è un fatto nazionale da alcuni decenni. Molti noi lo sanno. Il problema è che non lo è diventato per la maggior parte delle persone». Enzo Ciconte, storico della criminalità organizzata all’università di Roma Tre e di Pavia, è stato ospite oggi a Memos. Il giorno dopo la manifestazione nazionale di Locri per la Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, il professor Ciconte analizza alcune delle parole-chiave pronunciate ieri da don Ciotti. “Siamo tutti calabresi”, diceva il fondatore di Libera, oppure “la Calabria non è solo ‘ndrangheta, massoneria e corruzione”. Il professor Ciconte mette anche in una prospettiva storica i rapporti tra mafie e politica, mafie e massoneria non solo in Calabria, ma anche nel resto d’Italia (vedi E.Ciconte, Borbonici patrioti e criminali, Salerno Editrice 2016).

21 marzo 2017
 
Locri, don Luigi Ciotti: “siamo tutti calabresi e sbirri”

«Oggi ci sentiamo tutti calabresi e sbirri. Siamo qui per sostenere e valorizzare quella Calabria che non accetta di essere identificata con la ‘ndrangheta, la massoneria e la corruzione». ..Sono le parole di don Luigi Ciotti questa mattina a Locri. Il fondatore di Libera ha parlato dal palco della manifestazione nazionale per la Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie. «Essere chiamato sbirro è un complimento e non un’offesa», ha detto don Ciotti riferendosi alle scritte anonime comparse ieri su alcuni muri della città. ..A Memos per raccontare la mattinata di Locri, il lavoro difficile dei gruppi antimafia della Calabria, è stata ospite Rosaria Anghelone del coordinamento provinciale di Libera Reggio Calabria, fondatrice del presidio di Mèlito Porto Salvo (RC). Ospite a Memos, da Verbania dove c’è stata la manifestazione regionale piemontese di Libera, il deputato Pd Davide Mattiello, della Commissione parlamentare antimafia.

20 marzo 2017
 
Istituzioni e cittadini contro mafie e corruzione nella salute

Quinto appuntamento del nuovo ciclo “Lezioni di antimafia” ideato dalla Scuola di Formazione “Antonino Caponnetto” e coordinato da Lele Liguori. La lezione è stata tenuta da Massimo Brunetti, responsabile trasparenza e prevenzione della corruzione alla Ausl di Modena; fa parte del Gruppo di coordinamento del progetto “Illuminiamo la salute” di Libera. La lezione si è svolta nell’Auditorium di Radio Popolare il 13 marzo 2017.

16 marzo 2017
 
Il futuro del nostro lavoro e del nostro corpo

Come sta cambiando l’idea del nostro futuro? Quali lavori resteranno, si modificheranno radicalmente o scompariranno? Anche il nostro corpo è destinato a cambiare? Sono alcune domande che Memos ha girato al futurologo americano Alec Ross, autore di “Il nostro futuro” (Feltrinelli, 2016). ..Ross, 45 anni, è stato consigliere per l’innovazione di Hillary Clinton, ha lavorato anche per l’ex presidente Obama. «Nel futuro – racconta a Memos – grazie all’intelligenza artificiale verrà sostituito non soltanto lavoro manuale e routinario, ma anche ed in modo crescente il lavoro cognitivo e non routinario, di persone che vanno al lavoro con giacca e cravatta». Ross parla di commercialisti, avvocati, anestesisti. Ci sono anche dei rischi, però. «Già oggi – dice Alec Ross – sta succedendo che stiamo creando più disoccupazione e allo stesso tempo più miliardari. I soggetti che stanno creando le tecnologie hanno quantità di soldi inimmaginabili in passato». Come il lavoro anche l’idea del nostro corpo, secondo Ross, è destinata a cambiare. «Due cose – dice Alec Ross – cambieranno il corpo così come lo conosciamo oggi. La prima riguarda il cosiddetto “xenotrapianto”. Oggi, grazie ai progressi della genetica, organi come polmoni o reni vengono fatti crescere ad esempio nei maiali usando del Dna umano. Ci sarà un momento in cui saremo in grado di trapiantare organi, come un rene, cresciuti in una fattoria di animali e poi impiantati in essere umani. La seconda cosa che cambierà – aggiunge il futurologo americano – riguarda il fatto che i nostri corpi non necessariamente dovranno avere una base chimica di carbonio. Sempre di più useremo la robotica per migliorare ciò che siamo dal punto di vista fisico».Come si governa il cambiamento? Alec Ross sostiene che sarà necessario «riscrivere il nostro contratto sociale, la relazione tra lo stato, il capitale e il lavoro, bilanciando gli interessi» dei vari soggetti coinvolti. Nell’intervista a Memos c’è anche un giudizio su Donald Trump. «Trump – sostiene Ross – ha vinto perché è stato attraente per un enorme numero di persone negli stati centrali degli Usa, con un basso livello di istruzione. Persone nelle quali ha acceso il fuoco del nazionalismo, dell’anti-immigrazione. Quando le persone sono giù, indebolite – conclude Alec Ross – spesso si profila un autoritario carismatico che finisce poi per piacere quando ci si trova in un clima di sfrenato nazionalismo».

15 marzo 2017
 
K-Flex, 51esimo giorno di protesta

Memos è andata in onda oggi da Roncello (MB), dal presidio dei lavoratori e delle lavoratrici della K-Flex, l’azienda italiana che produce isolanti e che due mesi fa ha dichiarato 187 esuberi tra i quasi 250 lavoratori dello stabilimento brianzolo. La K-Flex, sostengono i lavoratori, è un’azienda sana. Ha una sessantina di stabilimenti in giro per il mondo, dalla Cina alla Russia agli Stati Uniti. Nel 2015 ha fatturato 320 milioni di euro. Ma la famiglia Spinelli, proprietaria della K-Flex fondata nel 1989, vuole ridimensionare drasticamente gli impianti di Roncello, trasferendo le produzioni in Polonia. Per protesta i lavoratori e le lavoratrici della K-Flex sono in presidio davanti ai cancelli della fabbrica da 51 giorni. Hanno montato diversi gazebo, con le stufe per riscaldarsi durante la notte, le macchinette del caffè. C’è anche una cucina che prepara pranzi e cene per tutti. Oggi è una giornata importante, perché a Roma c’è l’incontro al Ministero dello sviluppo economico (Mise) con i sindacati, i delegati K-Flex e la viceministra Teresa Bellanova. I rappresentanti dell’azienda, però, non ci sono. Per loro il luogo del confronto non è il Mise a Roma, ma l’Assolombarda a Milano. La puntata di oggi di Memos ha ospitato un collegamento con Gianfranco Viesti, economista dell’Università di Bari, grande esperto di politiche industriali. Perché le imprese delocalizzano? Solo per risparmiare sul costo del lavoro? Cosa possono fare le politiche pubbliche per frenare la fuga all’estero di una parte importante della manifattura italiana? Sono alcune delle domande fatte al professor Viesti. Al gazebo davanti ai cancelli della fabbrica ci ha poi raggiunto Luisa Perego della Filctem Cgil che insieme a Cisl e Uil sta seguendo la vertenza K-Flex.

14 marzo 2017
 
Confindustria Sole24Ore, il capitale col trucco

Un intero gruppo dirigente sotto inchiesta, con accuse pesanti. La procura di Milano sta indagando sugli ex vertici del Sole 24 Ore per falso in bilancio e appropriazione indebita. I nomi sono quelli dell’ormai ex direttore Roberto Napoletano, degli ex vertici societari Benito Benedini e Donatella Treu. Il Sole 24 Ore è il gruppo editoriale di Confindustria. E’ la corazzata di carta, e digitale, da cui gli industriali hanno lanciato negli anni strali e diktat. Verso la politica, i sindacati, le istituzioni accusati a turno di ritardi, inefficienze, di non comprendere le esigenze delle imprese. Ora quella corazzata è scossa dalle fondamenta. Gli ultimi sviluppi dell’inchiesta dei pm di Milano rivelano quanto meno gravi episodi di “mala gestione”. I giornalisti, in sciopero ad oltranza negli ultimi giorni, hanno chiesto ai vertici del gruppo di evitare “soluzioni confuse”. Sotto gli occhi di tutti c’è un sistema di potere confindustriale che si sgretola e una lotta per la successione che sembra essere già iniziata. La coppia Vincenzo Boccia (presidente Confindustria) e Roberto Napoletano (ex direttore del Sole 24 Ore) è insidiata da un gruppo di ex, tra cui Alberto Bombassei e Alberto Vacchi, entrambi ex candidati alla presidenza di Confindustria negli anni anni scorsi. Nuovi equilibri politici e soluzioni imprenditoriali per il gruppo del Sole 24 Ore vanno comunque ancora tutti trovati. ..A Memos sono stati ospiti oggi il giornalista della Stampa Paolo Colonnello, cronista da anni a Palazzo di Giustizia di Milano; e Giuseppe Berta, storico, insegna all’Università Bocconi.

13 marzo 2017
 
Europa, populismi in cerca d’autore

Chi sono i populisti? Cosa vogliono? Il populismo è lo spettro europeo di questa lunga stagione elettorale che comincia mercoledì prossimo con le elezioni olandesi e si concluderà al più tardi nel febbraio 2018 con quelle italiane. Tra i due estremi sono incluse le presidenziali in Francia di fine aprile, le politiche francesi del mese successivo, e le elezioni tedesche di settembre…In Europa i media continentali, a seconda degli orientamenti politici e culturali, hanno fatto rientrare un po’ di tutto nella categoria del populismo: da Marine Le Pen a Geert Wilders, da Beppe Grillo a Pablo Iglesias, a Jeremy Corbin, solo per citarne alcuni. «Populismo è un termine non solo abusato, ma ambiguo», racconta a Memos Nadia Urbinati, politologa alla Columbia University di New York. «Il termine populismo – prosegue Urbinati – può essere stiracchiato in modo tale da coprire situazioni anche contrapposte tra loro. Il populismo è fenomeno interno alla democrazia, non esterno. Interno perché si sviluppa all’insegna dei due grandi fondamenti della democrazia che sono la legittimità popolare dei governi e il principio di maggioranza». Per Urbinati l’anima populista si sta espandendo in Europa, con una caratteristica particolare in Italia. «L’Italia – dice la politologa della Columbia Univerity – si trova all’interno di questo processo in una situazione straordinariamente interessante. Se in altri paesi vediamo l’espressione del populismo in un solo partito, in Italia il populismo è trasversale a tutti i movimenti e partiti. Abbiamo visto in questi giorni il “Lingotto” che è stato una grandissima espressione e un esempio classico di populismo. Lo dico tecnicamente, usando il populismo in senso neutro e non polemico». Dell’ambiguità del termine populismo si dice convinto anche Massimo Villone, costituzionalista dell’Università “Federico II” di Napoli. «Nel termine populismo – dice a Memos – ci può essere un po’ di tutto. Bisogna capire di quale populismo si parla e da parte di chi. In Italia Matteo Renzi lo ha reso una pratica di governo. Tutto il suo modo di fare politica è l’essenza di almeno un’accezione di populismo. Per quanto riguarda la mia opinione di costituzionalista, il populismo è da guardare comunque con diffidenza. E’ qualcosa di non accettabile in principio, perché quando si realizza ci allontana dall’archetipo della democrazia».

09 marzo 2017
 
Il Manifesto della comunicazione non ostile

Dieci princìpi per una comunicazione non ostile. Un manifesto vero e proprio per una rete che non odia. E’ un insieme di suggerimenti, molto concreti. Ad esempio, primo principio: “dico e scrivo in rete solo cose che ho il coraggio di dire di persona”. Secondo principio: “le parole che scelgo raccontano la persona che sono: mi rappresentano”. Terzo principio del manifesto: “mi prendo tutto il tempo necessario a esprimere al meglio quello che penso”. Gli altri princìpi potete leggerli su paroleostili.com. Il “Manifesto della comunicazione non ostile” è stato presentato a Trieste il 17 e 18 febbraio scorsi. Una conferenza pubblica, aperta, voluta dall’ideatrice del Manifesto, Rosy Russo, creativa ed esperta di comunicazione, fondatrice della scuola di comunicazione “UAUAcademy”. «Il Manifesto – racconta a Memos Rosy Russo – è stato scritto da più di cento mani, da persone della comunicazione, giornalisti, social media manager, politici. Tutti insieme, di fronte alla pesantezza delle parole in rete di questo ultimo periodo, ci siamo chiesti cosa possiamo fare». La risposta è stata il Manifesto e l’incontro di Trieste a cui hanno partecipato, tra gli altri, Laura Boldrini, Gianni Morandi, Deborah Serracchiani. Molti gli interventi nei vari gruppi di discussione su social media e scritture, giornalismo e mass media, giovani e digitale, bufale e algoritmi. A Trieste c’era anche Giovanni Ziccardi che insegna Informatica giuridica all’Università di Milano. Ziccardi – ospite oggi a Memos – si muove a suo agio dal mondo degli hacker a quello dei diritti umani nell’era digitale, alle espressioni dell’odio in rete (“L’odio online.Violenza verbale e ossessioni in rete”, Raffaello Cortina Editore, 2016).

08 marzo 2017
 
“Reagire all’abuso dell’obiezione di coscienza”. Intervista a Emma Bonino nella Giornata internazionale della donna.

Emma Bonino, leader storica dei radicali italiani, è stata ospite a Memos nella Giornata internazionale della donna. ..«La storia delle donne immigrate e rifugiate in Italia – racconta Bonino – è una storia a volte dimenticata, come se non avessimo in questo paese centinaia di migliaia di donne immigrate, anche loro con esigenze di diritti e di regole chiare. In Italia, ad esempio, le badanti sono circa 700 mila». Emma Bonino difende i diritti delle donne dagli attacchi che provengono non solo dalla rimozione delle loro storie, ma anche dal non rispetto delle leggi. La legge 194 sull’interruzione volontaria di gravidanza, sostiene, deve essere difesa dall’abuso dell’obiezione di coscienza. «Chiunque – racconta Bonino – in Italia faccia studi da ginecologo per esercitare la professione nel nostro paese , sa perfettamente qual è il quadro legislativo, cosa consentono e prevedono queste leggi. Il punto è che a fronte dell’obiezione di coscienza, dall’altra parte c’è la legge che prevede tassativamente all’articolo 9 che il servizio debba essere garantito attraverso varie modalità, compresa la mobilità del personale. Quindi, credo che reagire a questo abuso sia un dato di equilibrio rispetto a diritti delle cittadine italiane sanciti per legge». Bonino dice di aver «molto apprezzato la decisione del presidente della regione Lazio Zingaretti di bandire un concorso per medici non obiettori della legge 194, così come la decisione di un ospedale della provincia di Rovigo di bandire un concorso analogo per biologi non obiettori della fecondazione assistita. La coscienza – conclude Emma Bonino – non è solo quella dei medici obiettori, ce l’hanno anche le donne!»

07 marzo 2017
 
Corruzione: l’evoluzione della specie e il caso Consip

Il giudice e l’imprenditore. Gaspare Sturzo e Alfredo Romeo. Sono due dei protagonisti, su fronti opposti, dell’inchiesta Consip delle procure di Napoli e Roma. L’ipotesi di reato principale è la corruzione negli appalti pubblici della centrale degli acquisti per la pubblica amministrazione. Gaspare Sturzo è il gip del Tribunale di Roma che ha scritto l’ordinanza di convalida dell’arresto di Alfredo Romeo. Il Romeo, invece, è l’imprenditore napoletano accusato di aver corrotto il dirigente Consip Marco Gasparri per essere favorito nell’aggiudicazione degli appalti. ..Da alcuni stralci dell’ordinanza di Sturzo e dalla memoria difensiva di Romeo emerge un quadro della particolare della corruzione di oggi. Il gip Gaspare Sturzo – in un passaggio delle 60 pagine dell’ordinanza – ha scritto che l’imprenditore Alfredo Romeo «giustifica l’infiltrazione criminale in Consip come legittima difesa criminale rispetto alle condotte di altri (imprenditori e politici, ndr) volte alla sua esclusione». Secondo questa ricostruzione Alfredo Romeo avrebbe tentato di infiltrarsi alla Consip (secondo l’accusa commettendo il reato di corruzione) per ottenere appalti. Un’infiltrazione criminale che sarebbe stata rivendicata dall’imprenditore napoletano come una “legittima difesa” rispetto ai tentativi di escluderlo dagli appalti. Gaspare Sturzo, il giudice, e Alfredo Romeo, l’imprenditore, ieri si sono incontrati nel carcere di Regina Coeli per l’interrogatorio. Silenzio dell’imprenditore. Romeo ha parlato attraverso un documento dei suoi legali: “altro che privilegiato – sostiene l’impenditore – in Consip ero emarginato. Sono stato fregato più volte”. Sembra di essere ritornati al concetto di “dazione ambientale”, coniato da Antonio di Pietro all’inizio degli anni ‘90, prima che scoppiasse Mani Pulite. Dazione ambientale e legittima difesa criminale, dunque. Quali differenze ci sono tra la corruzione dell’inizio degli anni ‘90 e quella di oggi? ..Da questo interrogativo comincia la puntata di oggi di Memos. Ospite Elena Pulcini, dell’Università di Firenze dove insegna filosofia sociale. Pulcini è studiosa di antropologia politica. L’altro ospite è Alberto Vannucci che insegna scienza politica all’Università di Pisa. Tra i suoi filoni principali di ricerca ci sono le organizzazioni criminali e la corruzione politico-amministrativa. Vannucci dal 2010 coordina il Master universitario in “Analisi, prevenzione e contrasto della criminalità organizzata e della corruzione”.

06 marzo 2017
 
La forza della memoria: ricercare e documentare

Quarto appuntamento del nuovo ciclo “Lezioni di antimafia” ideato dalla Scuola di Formazione “Antonino Caponnetto” e coordinato da Lele Liguori. La lezione è stata tenuta da Umberto Santino, fondatore e direttore del Centro Siciliano di Documentazione “Giuseppe Impastato” di Palermo…La lezione si è svolta nell’Auditorium di Radio Popolare il 27 febbraio 2017.

02 marzo 2017
 
Una comunità antimafia: i social, la rete e l’università.

Terzo appuntamento del nuovo ciclo “Lezioni di antimafia” ideato dalla Scuola di Formazione “Antonino Caponnetto” e coordinato da Lele Liguori. La lezione è stata tenuta da Pierpaolo Farina, blogger, sociologo, scrittore, ideatore di WikiMafia – libera enciclopedia sulle mafie – e di MafiaMaps; Martina Mazzeo, presidentessa di Stampo Antimafioso e ricercatrice presso CROSS, Osservatorio sulla Criminalità Organizzata dell’Università degli Studi Milano – Dipartimento di Scienze sociali e Politiche; Gianmarco Crescentini, referente di UniLibera Milano e responsabile per Libera Lombardia dei campi ..E!State Liberi. La lezione si è svolta nell’Auditorium di Radio Popolare il 13 febbraio 2017.

 
 
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