Memos
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26 gennaio 2015
Chi saprà ascoltare in Europa il nuovo governo Tsipras? Intervista con Piero Bevilacqua e Gian Enrico Rusconi.

Quali conseguenze avrà la storica vittoria di Syriza in Grecia? La svolta ad Atene – con il primo governo europeo contrario alle politiche di austerità e allo stesso tempo favorevole all’euro – come verrà accolta a Bruxelles e Berlino? Le forze politiche e i governi guidati da leader dell’area del cosiddetto socialismo europeo (vedi Hollande e Renzi) saranno politicamente sensibili al caso greco, alla sinistra di Syriza al governo? Sono alcuni degli interrogativi che Memos ha girato ai suoi ospiti di oggi: Piero Bevilacqua, ordinario di storia contemporanea all’università La Sapienza di Roma. Ha osservato gli eventi di questi ultimi anni della Grande Recessione, anche in Europa, come una manifestazione di una crisi strutturale del capitalismo (“Il grande saccheggio”, 2011, è il titolo di un suo recente libro edito da Il Mulino). L’altro ospite è Gian Enrico Rusconi, professore emerito di scienza della politica all’università di Torino. Studioso della società tedesca e della storia della Germania, in particolare del Novecento. Ha insegnato anche alla Freie Universitaet di Berlino (“Cosa resta dell’Occidente”, 2012, Laterza).

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GLI ULTIMI PODCAST
26 giugno 2017
 
Memos di lun 26/06

Memos di lun 26/06

22 giugno 2017
 
L’Italia e la crisi, tra banche industria e lavoro a dieci anni dall’inizio della Grande Recessione

La “Grande Recessione” è iniziata dieci anni fa. Tutto cominciò negli Stati Uniti con la crisi dei mutui ad alto rischio, trasformati in titoli spazzatura e venduti a mani basse sui mercati finanziari. Il 19 luglio del 2007 l’allora capo della Fed, la banca centrale americana, Ben Bernanke ammise per la prima volta che la crisi dei subprime avrebbe “chiaramente provocato delle perdite”. Bernanke, durante un’audizione alla commissione bancaria del Senato statunitense, riportò alcune stime di queste perdite: tra i 50 e i 100 miliardi di dollari. Due anni dopo, nel 2009, le stime sui costi della crisi per le banche erano già diventate superiori di oltre 30 volte. A dieci anni di distanza dall’inizio della Grande Recessione negli Stati Uniti, qual è il conto pagato dall’Italia? Memos ha ospitato oggi lo storico Giuseppe Berta e la statistica sociale Linda Laura Sabbadini. A dieci anni da quel luglio del 2007 in Italia si parla ancora di banche. Banche travolte dalla crisi globale, ma anche in diversi casi dalla malagestione clientelare locale. Ieri è stata approvata definitivamente dal parlamento la Commissione d’inchiesta sul sistema bancario italiano. Montepaschi, Etruria, CariFerrara, CariChieti, Banca Marche sono alcune delle banche di cui la commissione dovrà occuparsi. Ma quello delle banche è solo uno degli aspetti della crisi di questi dieci anni. Gli altri riguardano l’industria italiana decimata, il lavoro parcellizzato tra stabili e precari, la società frammentata dalle disuguaglianze. E poi l’espansione, anche a causa della crisi, del potere economico delle organizzazioni mafiose. Proprio oggi ne ha parlato il procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo Franco Roberti nella sua relazione annuale.

21 giugno 2017
 
Maturità 2017, una prova d’appello per la scuola italiana

Dal “profitto vile che fulmina il pesce” del poeta livornese Caproni alla rivoluzione digitale e il suo rapporto con il lavoro; dall’Italia del boom economico degli anni Sessanta alla relazione tra progresso materiale e civile; dai disastri alle ricostruzioni. E’ la maturità 2017. Sono i temi su cui per un massimo di sei ore si sono esercitati oggi poco più di mezzo milioni di maturandi. La scuola italiana è stata capace di prepararli allo sviluppo di queste tracce? Agli studenti è stata insegnata la storia italiana fino agli anni Sessanta? Hanno letto le poesie di Caproni? Messa in questi termini, la maturità diventa una prova non solo per i singoli studenti, ma anche per la scuola italiana: un test d’appello sulla capacità dell’istituzione di preparare i giovani all’esame degli esami. Memos ha ospitato oggi due delle fonti utilizzate dal Miur per le tracce: lo storico Piero Bevilacqua, per il tema sull’Italia del boom economico, e il genetista Edoardo Boncinelli citato per il tema “progresso e civiltà”. Ospite a Memos anche Marco Rondina, studente di ingegneria informatica del Politecnico di Torino. Da Rondina ci siamo fatti raccontare cosa devono aspettarsi quegli studenti che, dopo la maturità, decideranno di iscriversi all’università (l’anno scorso sono stati 280 mila su 500 mila maturandi).

20 giugno 2017
 
Corruzione e cittadini monitoranti contro il malaffare

“Anticorruzione pop. E’ semplice combattere il malaffare se sai come farlo”. E’ il titolo di un libro appena uscito per le edizioni del Gruppo Abele. E’ un libro sulla corruzione. Non parla però solo di corrotti e corruttori, ma di ciò che ciascuno di noi può fare. Noi, potenziali “cittadini monitoranti”. Il volume, scritto da Leonardo Ferrante e Alberto Vannucci, mette insieme analisi, modelli, riflessioni e proposte sul tema della corruzione. Con un obiettivo: sconfiggere il sistema del malaffare in Italia. Un sistema così diffuso “da mettere in discussione non solo la nostra convivenza, ma il nostro stesso stare al mondo”, ha scritto don Luigi Ciotti nella presentazione. Anticorruzione pop è anche una miniera di riferimenti bibliografici, con una vasta letteratura sulla corruzione citata di volta in volta nelle note al testo. I due autori sono stati ospiti oggi a Memos. Leonardo Ferrante è referente nazionale del settore “Anticorruzione civica e cittadinanza monitorante” di Libera e Gruppo Abele. Alberto Vannucci, professore di scienza politica all’Università di Pisa. Dal 2010 coordina il Master universitario in “Analisi, prevenzione e contrasto della criminalità organizzata e della corruzione”, costruito con Libera e Avviso pubblico.

19 giugno 2017
 
Macron e la solida maggioranza di deputati e astensionisti

Le elezioni in Francia, ieri il secondo turno delle legislative. Ora l’era Macron può cominciare. Il partito del presidente della repubblica francese (En Marche) ha ottenuto una solida maggioranza assoluta all’Assemblea Nazionale, ma con una fragilissima partecipazione degli elettori. Soltanto il 43,4% degli elettori francesi è andato a votare (al primo turno solo il 50,2%). Le urne francesi hanno dato anche altre indicazioni: la destra gollista in parlamento ha quasi dimezzato la sua rappresentanza, il partito socialista si è frantumato (da 280 ad una quarantina di seggi); la sinistra di Melenchon ha quasi triplicato i seggi (da 10 a 27), ma è molto al di sotto dei voti che il suo leader aveva preso al primo turno delle presidenziali. Infine la destra xenofoba e nazionalista del Front National (da 2 a 7 seggi) con Marine Le Pen che entra per la prima volta in parlamento. Cosa farà Macron? Quali politiche proporrà per uscire dalla crisi? Molto è già stato annunciato durante i lunghi mesi di campagna elettorale, a partire dal tema del lavoro su cui Macron sembra voler proseguire la già contestata linea della “loi travail” di Hollande-Valls. Ma ora Macron è atteso alla prova delle decisioni. Sarà un Macron in continuità con le politiche di questi anni o di rottura? Memos ha ospitato oggi l’economista e sociologo dell’Università Cattolica di Milano, Mauro Magatti; e il politologo Marco Revelli dell’Università del Piemonte Orientale…«Su Macron ci sono indicazioni frammentarie e interpretazioni diverse», racconta a Memos il professor Magatti. «La sua è una figura emersa ad una velocità strabiliante. C’è chi pensa che Macron possa essere solo il continuatore della politica economica di questi ultimi anni, rappresentante del mondo della finanza, degli interessi francesi. C’è anche chi pensa, invece, che il nuovo presidente possa essere capace di iniziative più coraggiose, di aprire una svolta storica in Francia e in Europa. Credo – conclude Mauro Magatti – che siamo davanti ad un grande punto interrogativo». Per il politologo Marco Revelli «Macron rappresenta sicuramente una rottura. La Quinta Repubblica, nata tra la fine degli anni ‘50 e l’inizio dei ‘60, è finita», sostiene Revelli. «Nasce oggi una nuova repubblica che non ha una propria costituzione. E’ questo il primo dato che emerge dalle elezioni. Il secondo è che Macron è un sovrano senza contrappesi in parlamento. La maggioranza assoluta che ha conquistato, con la sua lista En Marche e quella dei MoDem, è straripante. Tuttavia, questa maggioranza non corrisponde alla maggioranza sociale nel paese. Il livello altissimo di astensione, che sfiora il 60%, crea un problema di legittimazione. Ci si attende ciò che i francesi chiamano “il terzo turno”, quello che si gioca nelle piazze. Se non ci sono contrappesi istituzionali, l’unico contrappeso rimane la mobilitazione. E’ questa la grande incognita dell’autunno – conclude Marco Revelli – quando Macron dovrà tradurre in fatti il proprio programma. Un programma per certi versi socialmente “lacrime e sangue”».

15 giugno 2017
 
Parlamento, leggi di fine stagione: processo penale approvato, cittadinanza in arrivo al Senato. Lista d’attesa per reato di tortura e codice antimafia

Si avvicina la fine della legislatura, al più tardi nel febbraio 2018. In alcuni casi l’approssimarsi delle elezioni sta accelerando i lavori del Parlamento. Progetti chiusi nei cassetti delle commissioni parlamentari da mesi, tornano in aula. Uno di questi progetti a cui è stato messo l’acceleratore è quello che riguarda la modifica di alcune norme sul processo penale. Questioni importanti per un paese che ha un livello di corruzione e illegalità “sistemico”, come si dice in questi casi. ..Il progetto sul processo penale è stato approvato definitivamente ieri sera alla Camera, preceduto da un voto di fiducia. Il testo introduce alcune novità sul voto di scambio politico-mafioso, tempi della prescrizione e uso delle intercettazioni. A Memos oggi ne abbiamo parlato con Davide Mattiello, deputato del Pd, membro della Commissione parlamentare Antimafia. Con Mattiello abbiamo visto anche lo stato di altri due progetti di legge importanti che restano però ancora fermi in parlamento: le modifiche al Codice Antimafia e l’introduzione del reato di tortura. ..Un altro testo che oggi arriva al Senato è quello sulla cittadinanza italiana. Un progetto che permetterà di superare, anche se solo in parte, i molti limiti della normativa attuale. Se verrà approvato, in Italia comunque non ci sarà l’introduzione dello “ius soli”, e cioè l’automatica acquisizione della cittadinanza italiana da parte dei figli di cittadini stranieri come conseguenza della nascita in Italia. Il progetto di legge in discussione al Senato prevede solo una forma “temperata” dello ius soli, cioè con alcuni limiti rispetto alle legislazioni dove quel diritto è pieno (dagli Stati Uniti al Canada, dall’Argentina al Brasile). A Memos ne abbiamo parlato con Ennio Codini, giurista dell’Università Cattolica di Milano, consulente della Fondazione Ismu (Iniziative e Studi sulla Multietnicità)

14 giugno 2017
 
Università, più matricole e meno soldi

Tra una settimana, il 21 giugno, iniziano gli esami di maturità. Sono 505 mila gli studenti coinvolti. Passata l’estate, più della metà di loro si iscriverà in una delle università italiane. Almeno così dicono i dati riferiti al passato. Gli ultimi del Miur del 2016 parlano di 283 mila matricole. Il 2016 è stato un anno di ripresa delle iscrizioni all’università, dopo anni di declino. Resta comunque lontano il record assoluto del 1993 quando furono 360 mila i nuovi iscritti. Da che tipo di università saranno accolte le future matricole? Non certo da un’istituzione florida, se si pensa ad esempio ai tagli dei finanziamenti pubblici di questi ultimi anni. Memos ha chiesto oggi a Francesco Sylos Labini e Gianfranco Viesti una descrizione dello stato di salute dell’università italiana, in particolare di quella pubblica. Sylos Labini è un fisico teorico, tra i fondatori dell’associazione ROARS che si occupa di valutazione e politiche della ricerca. Autore di “Rischio e Previsione. Cosa può dirci la scienza sulla crisi” (Laterza, 2016). Gianfranco Viesti, economista dell’Università di Bari, ha curato un volume scritto a più mani dal titolo “Università in declino” (Donzelli, 2016).

13 giugno 2017
 
Clima, economia sostenibile, dignità del lavoro

Il vertice dei ministri dell’Ambiente del G7 di Bologna si è concluso come da copione: la dichiarazione finale non porta la firma dell’amministrazione Trump sui capitoli specifici che riguardano il clima e gli accordi di Parigi del 2015. Trump o non Trump, negli Stati Uniti grandi aziende multinazionali (da Apple a Exxon) e stati (in testa la California) si stanno muovendo comunque verso le fonti rinnovabili. Un movimento planetario che richiede un nuovo modello di sviluppo. Un sistema economico sostenibile in cui il rispetto della dignità del lavoro sia una delle componenti fondamentali. Di questi temi hanno parlato oggi a Memos Leonardo Becchetti e Gianni Silvestrini. Leonardo Becchetti è un economista che insegna all’Università “Tor Vergata” a Roma. E’ membro del Comitato Etico di “Etica Sgr”, fondo di investimento del gruppo Banca Popolare Etica. Gianni Silvestrini, direttore scientifico del Kyoto Club. Il Kyoto Club è un’organizzazione non profit, costituita da imprese, enti, associazioni e amministrazioni locali, impegnati nel raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas-serra assunti contenuti nel Protocollo di Kyoto e nell’Accordo di Parigi del dicembre 2015.

12 giugno 2017
 
Voto per i sindaci, astensionismo crescente

La partecipazione in Italia alle elezioni dei sindaci si riduce sempre di più. E il voto di ieri in oltre mille comuni lo conferma. L’affluenza ieri è stata complessivamente del 60,07 rispetto alle 66,85% di cinque anni fa. «E’ così dal 1993, da quando fu introdotto l’attuale sistema elettorale nei comuni», ci dice Marco Valbruzzi, ricercatore dell’Istituto Cattaneo di Bologna. Valbruzzi ha raccontato a Memos i dati disaggregati della partecipazione al voto di ieri: l’affluenza cala in tutte le regioni, il calo è maggiore nelle regioni del nord rispetto al sud. Per i sindaci, in genere, la partecipazione al sud è maggiore rispetto al nord. L’Emilia Romagna è la regione dove ieri c’è stato il calo maggiore dell’affluenza (-10,99%), mentre la Liguria è quella in cui si è votato di meno (solo il 50,63%). Ospite oggi a Memos anche il politologo Piero Ignazi che ha analizzato il voto italiano: da quello per il M5S a quello per le coalizioni “tradizionali” (centrosinistra e centrodestra). ..Il professor Ignazi ha poi commentato alcuni dei dati emersi dal primo turno delle politiche francesi: l’affermazione del movimento En Marche! del presidente Macron e, soprattutto, il tracollo del partito socialista che, insieme all’insuccesso della France Insoumise di Melenchon, ha segnato il voto a sinistra.

08 giugno 2017
 
Il conto salato della manovra d’autunno

In mezzo al guado: tra il tramonto definitivo dell’accordo sulla legge elettorale e l’ipotesi di elezioni anticipate. ..Qualunque sia l’esito dello scontro di queste ore tra Pd e M5S, dopo che anche oggi alla Camera si sono fatti rivedere i franchi tiratori, il prossimo ottobre arriverà «una manovra difficile». Lo dice a Memos la senatrice Maria Cecilia Guerra, presidente del gruppo Articolo1-Mdp. La senatrice Guerra ci ha dato alcune anticipazioni sull’entità della prossima legge di stabilità. Ospite della puntata di oggi anche l’economista della Luiss di Roma, Marcello Messori. Come votano i mercati finanziari? Per le elezioni anticipate o per Gentiloni in carica fino al 2018? «Gli investitori non vogliono l’incertezza», racconta Messori. Si rischia allora un nuovo “agosto nero” per i titoli di stato italiani, come quello del 2011? «Questo rischio c’è» sostiene Messori. «Temo – prosegue – che vi siano elevate probabilità che si concretizzi qualora il livello politico-istituzionale del nostro paese non sia in grado di dare segnali chiari. Il segnale più chiaro – sostiene l’economista della Luiss – sarebbe quello di votare alla scadenza naturale della legislatura, consentendo all’attuale governo di varare una legge di bilancio conforme agli impegni che l’Italia ha assunto con il Def (Documento di economia e finanza, ndr) e con l’Europa».

07 giugno 2017
 
“Teheran, l’attentato che rischia di infiammare il Medioriente”

“Un attentato inedito per l’Iran che rischia di infiammare tutto il Medio Oriente”. Lo ha detto oggi a Memos Pejman Abdolmohammadi, docente di Relazioni internazionali del Medio Oriente all’Università di Genova e alla London School of Economics. La puntata di oggi di Memos ha seguito, insieme a Chawki Senouci, gli aggiornamenti sugli attentati di questa mattina nella capitale iraniana Teheran. Gli attacchi, rivendicati dall’Isis, hanno colpito il parlamento iraniano e il Mausoleo di Khomeini. ..Il professor Abdolmohammadi ha analizzato soprattutto gli aspetti interni iraniani, relativi alla sicurezza, alle ipotesi sull’identità – al momento ancora sconosciuta – degli attentatori, alle conseguenze sugli equilibri di potere nel paese del presidente Hassan Rohani. ..Ospite a Memos anche il direttore dell’Ispi (Istituto di studi sulla politica internazionale) Paolo Magri. I rapporti tra gli Stati Uniti di Trump e le potenze regionali nell’area a partire dall’Arabia Saudita, l’avversione della Casa Bianca verso l’Iran, il recente “bando diplomatico” contro il Qatar, sono stati alcuni dei temi analizzati da Magri insieme a Chawki Senouci.

06 giugno 2017
 
Elezioni, in città resistono le coalizioni. Domenica al voto per i sindaci in oltre mille comuni. Cresce l’ipotesi di elezioni anticipate a settembre: come sarà la campagna elettorale estiva?

Una campagna elettorale in piena estate. Un fatto inedito per l’Italia. Per ora è solo un’ipotesi. Un’ipotesi legata all’accelerazione dell’iter della nuova legge elettorale in parlamento e alla voglia di elezioni anticipate che si muoverebbe sull’asse Renzi-Grillo-Berlusconi. La data delle elezioni potrebbe essere quella del 24 settembre. In questo caso, se mai si arriverà allo scioglimento delle Camere ai primi di agosto, la campagna elettorale si svolgerebbe nel pieno dell’estate. Potrebbe cambiare qualcosa nelle strategie comunicative dei partiti il fatto che gli elettori saranno presi tra viaggi, sdraio, ombrelloni, scarponi, felpe oppure stanziali sotto la canicola urbana? Cosa dobbiamo aspettarci: confronti tv tra leader e niente di più? Che ruolo avranno i leader di partito se la legge elettorale sarà quel particolare tipo di “proporzionale” che sta per uscire dal parlamento? Memos lo ha chiesto oggi ad Alessandro Amadori, sondaggista, docente di psicologia, comunicazione e leadership politica alla Cattolica di Milano. In attesa che si capisca quanto consistente sia l’ipotesi del voto a settembre, di certo c’è che già domenica prossima, 11 giugno, sarà un’importante giornata elettorale. Si vota per i sindaci. Sono coinvolti 9 milioni e 200 mila elettori, un quinto del totale in Italia. ..Tra le 25 città capoluogo di provincia ci sono comuni importanti: da Genova a Palermo, dall’Aquila a Parma, Catanzaro, Taranto, Verona. E poi ancora Monza, Como, Sesto San Giovanni; Belluno e Padova. La Spezia, Piacenza, Gorizia, Trapani. Marco Valbruzzi, ricercatore dell’Istituto Cattaneo di Bologna, ha curato un’indagine sul comportamento dei partiti a livello locale in questa vigilia delle elezioni. Valbruzzi – ospite oggi a Memos – è arrivato ad una conclusione particolare, tra le altre della ricerca: mentre a livello nazionale si assiste “ad una progressiva disaggregazione degli schieramenti – è scritto nell’indagine dell’Istituto Cattaneo – nel contesto locale si osserva un comportamento dei partiti orientato alla creazione delle coalizioni”.

 
 
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