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Ma libera veramente
[...] la fortuna di RP fu di cercare subito un modo adatto ad interloquire con i destinatari (e attori) della Radio, persone che non erano necessariamente militanti, anzi, persone che – si voleva – nella descrizione delle cose così come erano avrebbero colto più facilmente, quasi con naturalezza, la loro condizione di classe e i caratteri oppressivi della società. L’approccio era un po’ ingenuo, la falsa coscienza e la mistificazione come si sa hanno dinamiche assai più complesse, ma fu benefico nello stimolare la Radio a innovare. Nel lessico ci si dette da fare per bandire la terminologia usuale della politica e il ricco patrimonio di luoghi comuni che la accompagna in ogni stagione, quindi anche le affermazioni apodittiche, i giudizi a priori, le categorizzazioni consolidate. Ci si sforzò di raccontare le cose per come le si vedeva e scopriva, preferendo il dubbio alla schematizzazione, e nelle questioni più esplicitamente politiche privilegiando la dialettica all’enunciazione.
Questo approccio e questi tentativi non sarebbero stati possibili se RP non fosse nata da un compromesso, quello tra le varie forze politiche fondatrici, nessuna delle quali deteneva il controllo della Radio gettando così le premesse di quell’autonomia redazionale che si è consolidata nel tempo ed è stata un cardine del successo dell’impresa. [...]
L’autonomia dai propri mandanti, la ricerca di un linguaggio non stereotipo, non solo emanciparono fin dall’inizio la Radio dai luoghi comuni delle proprie storie, ma seminarono molto di più. Tra i redattori si percepiva come valore non la adesione a una linea, quanto la capacità di approccio critico, di indagine, di inventiva, di creatività e anche di ironia, quest’ultima naturalmente dissacrante come testimonia il filone che inaugurano da subito Gino e Michele con Passati col Rosso e si rinnova continuamente, per tutto il trentennio, passando per Border Line e Bar Sport, fino a Piovono Pietre e Sansone. Quell’autonomia vaccinò anche la redazione da un pericolo che nessuno pensava di correre e che invece è sempre in agguato all’insaputa delle sue vittime ed è quello di farsi contagiare dal pensiero dominante, dai suoi luoghi comuni, dalle sue certezze, dalle sue dinamiche, dalle priorità che propone, dalle sue chiavi di lettura. Qui si intravede una differenza sostanziale tra RP e la maggior parte dell’emittenza: la sistematica lettura critica delle fonti, una sana diffidenza, la presunzione (a volte sbagliata, ma sempre salutare) di rileggere con mezzi propri ogni descrizione, notizia o valutazione che provenga da terzi, che siano agenzie, esperti, politici, anche testimoni. Il che, ovviamente, non è avvenuto sempre, periodicamente si sono verificate cadute anche gravi nella palude dei Suggeritori, ma regolarmente è tornata a prevalere la matrice dell’autonomia di giudizio facendo piazza pulita di qualche debolezza o ingenuità.
Piero Scaramucci
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