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Ricerche

Esperienze di ascolto

radiofonico nel carcere di S.Vittore

di Tiziano Bonini e Marta Perrotta - foto di Roby Schirer

 

Quella che segue è una breve sintesi di una ricerca sul rapporto tra radio e vita quotidiana in carcere, compiuta tra il 2003 e il 2004 a S. Vittore, grazie alla collaborazione dei detenuti volontari della redazione Il Due e alla giornalista Emilia Patruno. La ricerca si è avvalsa del metodo dell'intervista in profondità con alcuni detenuti volontari. Incrociando tra loro le testimonianze raccolte con le interviste abbiamo tracciato una cartografia delle macro-dimensioni dell'ascolto radiofonico in carcere.
Le dimensioni tracciate - connessione, isolamento e quotidianità - non sono pensate come separate tra loro, ma come sfere tangenti, intersecanti, e talvolta coincidenti.
Tutte e tre le dimensioni, agendo sullo spazio e sul tempo percepiti dal detenuto, permettono - come vedremo nelle conclusioni - di resistere/sopravvivere, in una parola, di abitare il carcere.

 

CONNESSIONE
L'ascolto della radio è un'occasione per sperimentare il mondo all'esterno della cella, per evadere dal carcere e rientrare dentro la società, per sentirsi parte di essa e dei suoi riti quotidiani, in quanto destinatari della stessa programmazione di chi sta fuori. Le notizie dei giornali radio, le informazioni sul tempo e sul traffico, le hit musicali e gli ultimi successi ("per tenersi al passo con la musica recente"), i programmi con telefonate, i programmi talk in cui il conduttore legge dediche, fa saluti e auguri di compleanno, sono tutti contenuti diversi che rispondono alle diverse esigenze di connessione con la realtà (la realtà in generale o qualche realtà in particolare).

 

Ci sono programmi dove ti possono arrivare delle dediche, ascoltare altre dediche, ti capita di sentire voci amiche, che anche se non chiamano per te chiamano per un altro, però conosci la persona, magari ti arriva una voce un saluto da qualcuno che conosci. Ci sono anche gli auguri di compleanno(Claudio)
La vita. La quotidianità. Per me è questa: ripetitiva, rumori, cancelli, gli stessi odori, gli stessi colori. La quotidianità, al di là del muro, la senti così, il traffico, le notizie del traffico, mi fa ridere molto l'A4 che c'è sempre traffico, io rido lì, allora mi immedesimo quando ero lì ad Agrate al casello, io lì rido; il tempo, la quotidianità che non hai modo di assaporarla (Marcello)

 

È il mondo che allarga i suoi confini ed entra dentro il carcere, ma anche il detenuto che si fa largo tra le sbarre, manifestando il desiderio di esprimere la propria opinione, di dare una testimonianza, di esserci.

 

Mi piacerebbe telefonare ed entrare, perché a volte parlano di certe stronzate, non si rendono conto le persone di fuori quanto importanti siano certe piccole cose, io me ne rendo conto, quando raggiungi una certa maturità all'interno del carcere ti accorgi delle piccole cose quanto sono importanti (Miguel)

 

Oltre a questo desiderio di partecipazione, molte delle esperienze d'ascolto che abbiamo analizzato riportano la testimonianza di come la radio riesca a creare occasioni di connessione tra compagni di cella.

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Editoriale

De te fabula narratur

 

Inchiesta

Indagini sull'ascolto e altre indagini

 

Piccoli network crescono

BBS: l'interpretazione della legge non è uguale per tutti

Carrara: Urla Padula rompe... il silenzio

 

Mondo

Dakar: l'altra metà dell'etere

Pikine: una radio per respirare

 

Ricerche

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Cinema

Alice nel paese del rifiuto del lavoro

 

Letture

Sostenuti dagli ascoltatori

 

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