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BBS: l'interpretazione della legge

non è uguale per tutti

di Danilo De Biasio - intervista a Luca De Simoni

 

Nello scorso numero avevamo parlato di Radio BBS, l’emittente comunitaria di Roma che ha aderito a Popolare Network, e che è stata chiusa nello scorso febbraio dal ministero delle comunicazioni con una decisione discutibile.
Facciamo il punto della situazione con il responsabile della radio, Luca De Simoni del Centro Sociale Brancaleone.

 

Radio BBS è ancora spenta: torniamo sinteticamente su quanto è accaduto fino ad ora...


Un anno fa varie emittenti radiotelevisive, tra cui Radio Subasio, hanno ricollocato in altri siti i propri impianti espulsi per volontà del sindaco di Roma dalla collina di Monte Mario. Lo spostamento di impianti radio e tv è disciplinato da una procedura piuttosto rigida, che queste emittenti nell’occasione non hanno rispettato: un atteggiamento tollerato dal ministero delle comunicazioni. Ma nello stesso periodo anche noi di BBS abbiamo avuto problemi gravi e documentati, con i cittadini e col Comune di Guidonia Mantecelio, nel cui territorio si trovava il nostro unico ripetitore. Abbiamo dunque effettuato la richiesta prevista dalla normativa e siamo stati costretti anche noi al trasferimenti dell’impianto. Nel nostro caso però il ministero non ha interpretato bensì applicato la legge e si è espresso con un provvedimento di chiusura.

 

I motivi di questa disparità di trattamento?


E’ del tutto evidente che il ministero delle comunicazioni ha voluto favorire Radio Subasio, con la quale da tempo avevamo un contenzioso per l’utilizzo della stessa frequenza. Una volta cessate le trasmissioni del nostro unico impianto, questa radio ha guadagnato un canale non interferito sul bacino di Roma. Una situazione censurabile, visto anche il gran numero di frequenze già a disposizione di Radio Subasio.

 

Dopo la chiusura vi siete impegnati in una mobilitazione decisa e avete ricevuto il sostegno di semplici cittadini, di esperienze associative di vario genere, e di molti parlamentari di diverse forze politiche: ma tutto questo non sembra essere bastato a determinare una svolta positiva…


La mobilitazione e l’interesse di tante persone in realtà sono servite. Il ministero delle comunicazioni che prima era orientato ad un atteggiamento di chiusura e anche di manifesta discriminazione, è stato costretto a riconoscere il nostro diritto ad esistere. E si è impegnato più volte a trovare una soluzione assegnandoci una frequenza alternativa già identificata. L’impegno è stato formalizzato nel verbale di alcune riunioni presso il ministero ed è stato ribadito nella risposta ad una specifica interrogazione parlamentare.

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