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Pacifica ma combattiva

di Marcello Lorrai - intervista a Don Rojas

 

"Wall Street?” Un po’ come se Radio Popolare dovesse essere in Piazza Affari. Dall’altro capo del filo Don Rojas coglie la mia sorpresa e conferma: “Wall Street 120, decimo piano”. A due passi dalla blindatissima Borsa di New York, a quattro dal luogo dell’altro grande crollo della storia degli Stati Uniti, Ground Zero. Il grattacielo fa un po’ impressione, e anche la splendente porta girevole con i suoi ottoni tirati a lucido, e, all’imbocco del corridoio con gli ascensori, il sorvegliante in divisa che ti controlla i documenti, compila una scheda e te la fa firmare con aria severa. Ma una volta su, varcata la porta di WBAI, dentro c’è quel disordine “creativo” così familiare a uno che lavori da vent’anni a RP. Le finestre danno sull’acqua dell’East River e sulla highway che gira sul margine di Manhattan. La reception è ingombra di Cd, libri, cassette, omaggi per gli ascoltatori che sottoscrivono. “La prossima settimana cominceremo la nostra raccolta fondi di primavera, tre settimane non stop”, mi spiega Don Rojas. “Il nostro obiettivo per questa campagna è di un milione di dollari. Facciamo tre campagne principali nel corso dell’anno, ognuna per tre settimane, in gennaio/febbraio, maggio e ottobre, più una minicampagna di una settimana in agosto. Non sempre riusciamo a raggiungere l’obiettivo, anche perché ci sono ascoltatori che durante la campagna si impegnano a darci del denaro ma poi non onorano la promessa: la percentuale di ascoltatori che poi invia effettivamente i soldi è del 70/80 per cento”.

 

Continuiamo con qualche altro dato…

 

Abbiamo un budget di 4 milioni di dollari, a cui corrisponde uno staff di 33 salariati e più di 200 volontari. Nel suo complesso il network di Pacifica, di cui facciamo parte dal 1960, ha invece un budget di 16 milioni di dollari. Cinque stazioni: New York, Washington, Houston in Texas, Los Angeles e Berkeley in California. Inoltre abbiamo una cinquantina di affiliate: piccole radio comunitarie e universitarie, che come affiliate ci pagano una modesta somma all’anno, stazioni indipendenti che prendono i nostri programmi, che noi inviamo loro via satellite o via internet. WBAI ha 20mila sostenitori attivi, intendendo quelli che hanno dato denaro alla radio nell’ultimo anno, ma anche 60 mila sostenitori che attualmente non sono attivi. Noi siamo in grado di comunicare con molti di loro, per esempio attraverso e-m, con una mail-list di circa 12mila indirizzi. Quanto al finanziamento della radio otteniamo poi anche il sostegno di una agenzia federale che si occupa dell’emittenza pubblica sia radiofonica che televisiva. E’ un piccolo importo indirizzato a tutto il network, che ripartiamo fra le radio: a noi ne derivano 360mila dollari. Niente soldi che arrivano dalla pubblicità, perché non facciamo pubblicità commerciale. E non molto denaro da fondazioni e istituzioni filantropiche. Quindi più dell’80 per cento delle nostre risorse proviene dagli ascoltatori. Non è invece così per National Public Radio: che ha un 50 per cento di sostegno degli ascoltatori, ma che riceve il resto da fondazioni e da sottoscrizioni di corporation. Noi non prendiamo sottoscrizioni di corporation.

 

 

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