[attenzione!]
radio in pericolo
Il decreto milleproroghe ha dato una boccata d’ossigeno a giornali di partito e ad alcune testate storiche, togliendolo però alle radio e televisioni private.
Una decisione profondamente ingiusta perché non sana vistosi scandali (cooperative fasulle e radio “di partito”), non sfiora il potere economico dei grandi gruppi editoriali e scarica sull’emittenza privata i costi della crisi.
Per i bilanci delle radio vedersi cancellati i rimborsi dell’abbonamento alle agenzie, alle spese telefoniche, di satellite e dell’energia elettrica, potrebbe voler dire licenziamenti o la rinuncia alle agenzie: un danno economico e sociale che potrebbe diventare anche una ferita alla libertà d’informazione.
I rimborsi statali sono un diritto soggettivo che coprono solo una parte delle spese sostenute annualmente da Radio Popolare. Non avere né padroni né “santi in paradiso” (o in Parlamento) ci ha penalizzato ma resta un nostro punto d’onore. Radio Popolare è nata e ha sempre vissuto praticando l’indipendenza editoriale. Ha potuto garantirla anche grazie al contributo degli ascoltatori. Noi ce la mettiamo tutta, speriamo che lo facciano anche gli ascoltatori.
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