riders licenziati

I fattorini di Foodora: “la nostra lotta continua”

giovedì 12 aprile 2018 ore 13:55

Un algoritmo è più importante di un essere umano?

Il Tribunale di Torino ha respinto il ricorso di sei fattorini di Foodora, la società che distribuisce cibo a domicilio servendosi di cosiddetti ‘riders’ ossia, appunto, fattorini che usano la bicicletta e i cui ritmi e modalità di lavoro sono governati da un software.

I sei fattorini avevano protestato per le condizioni di lavoro, sostenendo di essere sfruttati, monitorati, tracciati dall’algoritmo e pagati sotto forma di cottimo. Per questo, Foodora non ha più dato loro lavoro. Per i fattorini si tratta di un licenziamemento, per la società no perché, sostiene, non c’era alcun tipo di lavoro subordinato.

Il Tribunale ha dato ragione a Foodora.

Intervistati da Radio Popolare, i lavoratori rilanciano adesso rilanciano: “non ci arrendiamo, faremo ricorso”.

Jamy Salati è uno degli ex fattorini Foodora:

“nessuno di noi ha capito come sia potuta succedere una cosa del genere -spiega a Chiara Ronzani, commentando la sentenza-  siamo rimasti un po’ sorpresi ma sicuramente andremo avanti, non molliamo certo per una sciocchezza del genere. Avevamo preso in considerazione l’ipotesi di una sentenza simile.

Ma i lavoratori non mollano, anzi rilanciano: “dopo tutte le azioni che abbiamo fatto si sono accesi focolai in tutto il mondo -continua Jamy- abbiamo una meravigliosa rete di contatti europea e internazionale di tutte le persone che fanno questo lavoro. Cresce la consapevolezza rispetto a questo lavoro. Non mi pentirei mai di quello che ho fatto, anzi sono molto orgoglioso”.

A riprova delle parole del lavoratore Jamy, nel fine settimana a Bologna i fattorini delle piattaforme online si riuniranno in una sorta di ‘stati generali’.

Tommaso Falchi fa parte della Riders Union Bologna, il primo sindacato autorganizzato dei fattorini bolognesi:

“faremo l’assemblea nazionale a Bologna anzitutto per  confrontarci tra riders di varie città e ragionare sia di aspetti quali l’organizzazione o il mutualismo, sia delle rivendicazioni. E poi  vogliamo stringere nuove relazioni con altri riders di altre città che sono appena partite, per creare una rete forte contro i giganti del food delivery”.

Aggiornato venerdì 13 aprile 2018 ore 20:31
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