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FrançAfrique

Bollorè fermato per sospetta corruzione

mercoledì 25 aprile 2018 ore 10:22

Vincent Bollorè, imprenditore miliardario, azionista di Tim, Mediaset e secondo azionista di Mediobanca, è stato fermato in Francia con l’accusa di aver corrotto funzionari pubblici stranieri.

Secondo i magistrati, il gruppo del magnate bretone avrebbe avrebbe usato la sua filiale pubblicitaria Havas per sostenere i leader di Guinea Conakry e Togo e ottenere in cambio la gestione dei porti di Conakry e Lomé, scali cruciali per il traffico marittimo di tutta l’Africa Occidentale dato che porti come Lagos, in Nigeria, e Abidjan, in Costa d’Avorio sono più complicati, il primo per la corruzione e la violenza, il secondo perché dieci anni di guerra civile lo hanno reso obsoleto. Anche in questo caso è Bollore che lo sta rimodernando. Già nel 2016, la sede del gruppo Bolloré Africa Logistics era stata oggetto di una perquisizione nell’ambito dell’inchiesta aperta nel luglio 2012.

L’Africa è Bollorè e Bollorè è l’Africa. L’Africa è il «territorio» di Bollorè. In tutto il continente non si contano le concessioni, le grandi opere, i mega investimenti del gruppo che ha praticamente influenzato, con le sue enormi capacità finanziarie, la politica, l’economia. Le relazioni (economiche, commerciali, di potere) tra la Francia e l’Africa, la cosiddetta «FrançAfrique», è in qualche modo il frutto degli interventi di Bollorè in Africa.

«FrançAfrique» è il legame stretto che la vecchia Madre Patria ha mantenuto con le ex colonie africane anche dopo la fine del colonialismo. Un lascito politico che Parigi ha perseguito e applicato in Africa con il contributo di politici e imprenditori. Il principale, il capo fila è stato Bollorè.

Oggi si scopre, e del resto in molti lo sospettavano, che probabilmente quel rapporto non sempre si è giocato con regole lecite. Il caso della Guinea e del Togo è probabilmente un esempio di quelli che sono state le relazioni della FrancAfrique. In cambio del sostegno del potente gruppo francese i presidenti potevano agilmente pagarsi campagne elettorali e avere dalla loro parte Parigi. Ma dovevano concedere appalti, diritti di sfruttamento e di commercializzazione. I benefici erano chiari: i presidenti potevano rimanere al potere e la Francia otteneva commesse. Commesse che vogliono dire lavoro, occupati, flusso di capitali in patria. Ora sembra che i magistrati abbiano alzato il coperchio.

Vincent Bollorè

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Aggiornato venerdì 27 aprile 2018 ore 16:01
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