Foto da Facebook (Sky Atlantic)
Dirige Danny Boyle

Trust, la serie sul rapimento Getty

lunedì 26 marzo 2018 ore 19:56

A inizio gennaio è uscito nelle sale cinematografiche Tutti i soldi del mondo di Ridley Scott: se n’è parlato così tanto per motivi estranei al contenuto del film – e cioè per la dispendiosa decisione di sostituire Kevin Spacey con Christopher Plummer, rigirando in fretta tutte le sequenze necessarie – che potrebbe passare in secondo piano una notevole coincidenza. E cioè che, a distanza di pochi mesi, la produzione audiovisiva statunitense torna a raccontare un’altra volta la stessa storia: arriva infatti su Sky Atlantic la serie televisiva Trust che, proprio come Tutti i soldi del mondo, rimette in scena il rapimento, avvenuto in Italia negli anni 70 a opera della ‘ndrangheta, di John Paul Getty III, rampollo e possibile erede del petroliere J. Paul Getty, ovvero l’uomo più ricco della terra, almeno all’epoca.

Per molti aspetti, film e serie sembrano rincorrersi e specchiarsi l’uno nell’altra: anche dietro la macchina da presa di Trust c’è un noto regista cinematografico inglese, il Danny Boyle di Trainspotting e The Millionaire. E anche la serie sfoggia un cast hollywoodiano: con la due volte premio Oscar Hilary Swank, un redivivo Brendan Fraser nella prova migliore della sua carriera e soprattutto con il patriarca, il magnate del petrolio apparentemente senza cuore, qui interpretato dal grande Donald Sutherland. E pure la serie Trust ha ampie porzioni girate in Italia, con la regia di un intero episodio affidata a un bravo autore del nostro cinema, Emanuele Crialese (la firma di Respiro, Nuovomondo e Terraferma), e la presenza tra gli attori dell’ottimo Luca Marinelli, di Giuseppe Battiston e di Andrea Arcangeli.

La sceneggiatura – scritta da Simon Beaufoy, che con Boyle ha già collaborato in The Millionaire e 127 ore – ha fatto imbufalire gli eredi Getty, perché si prenderebbe eccessive licenze poetiche e, per di più, ipotizzerebbe una complicità della famiglia nel rapimento. Vero è che il cuore pulsante della narrazione è il vecchio, spietato e gretto Getty, emblema di un capitalismo feroce e crudele, come uno Scrooge non redento di Racconto di Natale, come una versione ancor più meschina del Charles Foster Kane di Quarto potere e ancor più bizzarra del vero Howard Hughes: vive immerso nel lusso più sfrenato e oltraggioso, ma è tirchio fino all’ultimo penny, inquina ogni rapporto umano circostante, e d’altronde non c’è chi non si accosti a lui perché interessato al suo denaro.

Danny Boyle e il suo gruppo di sceneggiatori pensano a una serie di almeno cinque stagioni che ripercorra attraverso la saga dei Getty oltre un secolo di storia a stelle e strisce. E d’altra parte quella del titano d’industria è una figura centrale dell’immaginario statunitense: se glorificarla come incarnazione dei valori imprenditoriali su cui si è costruita l’America o detestarla come simbolo di un’avidità irrefrenabile che tutto logora e consuma dipende dallo spirito dei tempi. E considerato chi siede oggi alla Casa bianca, forse questo continuo tornare sulle vicende dei Getty non suona più così casuale.

Trust arriva su Sky Atlantic

Foto da Facebook (Sky Atlantic)

Aggiornato lunedì 09 aprile 2018 ore 17:22
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