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Appoggio Pd a M5S: sì di antirenziani e 5S

lunedì 05 marzo 2018 ore 19:56

Perché Renzi, nella conferenza stampa in cui ha annunciato le -non- dimissioni dalla segreteria Pd, ha sottolineato il no a un governo con il Movimento 5 Stelle?

Renzi non vuole arrendersi, vuole giocarsi un’altra possibilità al nuovo congresso e nel frattempo affida a uno dei suoi uomini più fidati, Matteo Orfini, la gestione della fase che porterà all’assemblea nazionale, nei giorni delicati delle consultazioni.

E sa che tra gli avversari interni, invece, cresce in queste ore la disponibilità a un appoggio esterno al Movimento 5 Stelle.

Un governo pentastellato con appoggio esterno del Pd e magari di Liberi e UgualiPietro Grasso nella sua prima conferenza stampa dopo il voto ha ribadito quanto già affermato in passato: “siamo aperti al confronto in Parlamento” – è visto di buon occhio dalla parte del Pd che vuole sbarazzarsi del renzismo. 

Il Partito Democratico, nelle intenzioni dei promotori di questa iniziativa politica, spiegherebbe la scelta con la volontà di garantire una chance di governo a chi ha vinto le elezioni. La prospettiva sarebbe di media durata. Il prossimo anno ci saranno le elezioni europee, Il Pd ci vuole puntare per una prima rivincita. 

Il Movimento 5 Stelle, da parte sua, sarebbe interessato perché non vuole e non può perdere l’occasione storica di governare.

Uno scenario di lunghi mesi di logoramento con la prospettiva di nuove elezioni sarebbe un vantaggio anzitutto per l’altro vincitore del 4 marzo, Salvini.

E’ vero che la Lega verrebbe tagliata fuori da un ipotetico accordo 5 Stelle Pd ma Salvini adesso ha l’obiettivo strategico di consolidare la sua egemonia nel centrodestra e il tempo gioca a suo favore. Berlusconi, 82enne, sconfitto, è destinato a uscire di scena e a Salvini i prossimi mesi potrebbero servire per prendersi tutto il centrodestra.

E del resto nella squadra dei ministri presentata da Di Maio ce ne sono alcuni che vengono considerati di area centrosinistra: Paola Giannetakis al Viminale; Lorenzo Fioramonti che andrebbe allo Sviluppo Economico; Salvatore Giuliano all’Istruzione e  Università.

Il rischio per i 5 Stelle è che un Governo che nascesse così farebbe perdere loro la patente di diversità che è stata fino a oggi la più grande rendita politica del movimento.

Ma l’occasione per i 5 Stelle è storica e forse unica.

 

 

Aggiornato mercoledì 07 marzo 2018 ore 13:51
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