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Il cupo presagio di “The Handmaid’s Tale”

lunedì 25 settembre 2017 ore 17:53

Un universo distopico in cui le donne sono private di ogni diritto e divise in caste a seconda delle loro capacità riproduttive: ogni donna fertile – una rarità in un questo futuro prossimo martoriato dall’inquinamento – è ridotta in schiavitù e trasformata in “Ancella”, assegnata a una famiglia della classe dirigente e ogni mese violentata, durante una pseudo-cerimonia religiosa, nella speranza che dia un erede al capofamiglia.

È The Handmaid’s Tale, la serie televisiva prodotta dalla piattaforma americana Hulu e in arrivo in Italia il 26 settembre sul servizio streaming TIMvision, tratta dal romanzo fantascientifico di Margaret Atwood Il racconto dell’ancella recentemente ripubblicato in italiano da Ponte alla Grazie: gli otto Emmy Award vinti lo scorso 17 settembre, compreso quello per Miglior serie drammatica, sono il tassello che ufficialmente la certifica tra le serie più rilevanti del 2017.

Negli Stati Uniti ha debuttato in primavera, poco dopo l’insediamento di Trump, e l’allegoria, elaborata da Atwood nel 1985, si è rivgelata drammaticamente attuale, oggi che in molti Stati, non solo americani, i diritti delle donne sono sotto attacco: tanto che la divisa delle Ancelle – tunica cremisi e veletta bianca – viene adottata da gruppi femministi durante proteste pubbliche.

Ma la serie, in cui riluce la prova di Elisabeth Moss, la Peggy di Mad Men, nel ruolo della protagonista Offred, affronta anche altri temi cruciali del nostro presente: dal fanatismo religioso (a instaurare il regime è una teocrazia cristiana) alla migrazione (il Canada è la terra promessa per le donne che riescono a fuggire). Per quanto cupo sia il futuro rappresentato, però, le parti più dure da guardare sono quelle che si svolgono nel presente: in cui l’indifferenza, l’egoismo e il quieto vivere bruciano poco a poco la democrazia e la libertà.

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