Intervista a C. Ricordi

La Secchia Rapita e altri Ricordi

giovedì 11 maggio 2017 ore 12:07

Finalmente in scena a Milano La Secchia Rapita di Jules Burgmein (nome de plume di Giulio Ricordi) in occasione del 105° anniversario della morte. L’Orchestra Sinfonica Verdi di Milano diretta da Aldo Salvagno insieme ai solisti e ai cori della Civica Scuola di Musica “Claudio Abbado” di Milano il 16 maggio porteranno a compimento il progetto che dal 2012 rende omaggio alla figura del poliedrico editore di Verdi e Puccini attraverso un articolato programma di iniziative.

Solo per ricordarne alcune, nel 2012 il concerto per MITO con sue musiche e la mostra di alcuni dei suoi acquerelli, la pubblicazione di due dischi di sue musiche per pianoforte e recentemente il restauro e l’inaugurazione della statua posta in Largo Ghiringhelli. Durante l’evento sarà anche presentata la ristampa per il Saggiatore della biografia di Giuseppe Adami Giulio Ricordi scritta nel 1945.

Quale occasione migliore per parlare di questo personaggio che ha fatto la storia dell’editoria musicale e non solo con Claudio Ricordi, suo pronipote e coordinatore del comitato organizzatore del progetto per Giulio.

Chi era Giulio?

Giulio fu in successione il terzo editore di Casa Ricordi, dopo il nonno Giovanni, che la fondò nel 1808, e il padre Tito. Giulio aveva però una marcia in più rispetto al nonno e al padre. Giovanni era un buon violinista e aveva fatto i primi soldi come trascrittore, Tito era un ottimo pianista (aveva suonato a quattro mani anche con Franz Liszt). Giulio era un musicista completo, non solo esecutore ma anche compositore, giornalista, acquarellista dilettante. Uomo pieno di idee, riuscì a rilanciare e ad ammodernare Casa Ricordi. Magistrale la sua capacità di rapportarsi con i suoi musicisti; riusciva ad esserne amico ma anche a guidarli verso le decisioni giuste, senza tralasciare i suoi interessi. In primis il rapporto con Giuseppe Verdi anche se il suo capolavoro assoluto rimane quello di aver scovato e creduto fin dal primo momento in un giovane compositore lucchese, tal Giacomo Puccini. E questo nonostante il parere contrario di tutti i suoi consiglieri e del consiglio di amministrazione di Casa Ricordi che ad un certo punto voleva dargli il ben servito dopo le prime non proprio soddisfacenti uscite musicali. Giulio si impuntò: Puccini sarà il degno successore di Verdi, se lo cacciate me ne vado pure io.

La Secchia Rapita. Perché quest’opera per ricordare Giulio?

Innanzitutto perché è un’opera completa, con coro, 10 cantanti solisti e un’orchestra di una quarantina di elementi. E poi perché meglio di altre sue composizioni rappresenta le sue ultime “voglie musicali” essendo stata composta nel 1910, due anni prima della sua scomparsa.

A proposito di “voglie”, che stile musicale viene fuori da questo lavoro?

Si tratta di un’opera leggera, quasi operetta, che si inserisce nello stile e nei gusti a cavallo tra ‘800 e ‘900. Giulio, in quanto editore, conosceva quasi tutta la musica che veniva scritta ed eseguita in quegli anni ed era calato completamente dentro la realtà europea dell’epoca. Conosceva anche i suoi limiti e sapeva perfettamente di non avere le capacità di un Verdi o di un Puccini. La sua musica rimane sostanzialmente un coté di buona fruizione anche se non mancano occasionali spinte armoniche audaci, scivolamenti cromatici, modulazioni che rivelano un’eccellente capacità di scrittura. Non a caso Giuseppe Verdi, sempre restio nelle adulazioni, disse una volta al poeta Ghislanzoni: «Se guardo ai giovani che mi stanno intorno, ti dico che chi meglio sa la musica è Giulio Ricordi».

Qual è il tema dell’opera?

L’opera si fonda sul poema del poeta e scrittore secentesco Alessandro Tassoni e il libretto fu scritto da Renato Simoni, uno dei collaboratori di Giulio. L’azione si svolge nel XIII secolo, una secchia di legno di nessun valore diventa il pretesto per una faida regionale tra ducato di Modena e ducato di Bologna dentro la quale si calano alcuni personaggi, non certo guerrieri, che si rivelano molto comici. Gia solo leggendo il nome di un personaggio c’è da ridere: il conte di Culagna. Come da copione per un opera comica, la faida trova il lieto fine.

C’è qualche particolarità nella messa in scena?

L’opera sarà eseguita in forma di concerto, senza recitativi dando quindi spazio solo alle parti cantate per una durata complessiva di un’ora e mezza. Ci saranno anche delle doppie proiezioni: da una parte i sovratitoli del testo, dall’altro i bozzetti e i costumi della prima “Secchia” del 1910 arricchiti dalla scenografia originale.

Giulio era una persona molto ironica. Hai qualche aneddoto da raccontarci?

Come si può immaginare, aveva spesso delle giornate molto intense e non poteva perdere tempo. Per questo aveva escogitato un trucco “aziendale”. Quando aveva un interlocutore che non riusciva a scrollarsi di dosso, con il piede schiacciava un campanello nascosto e il suo fedelissimo segretario entrava in ufficio inventando di un fantomatico Onorevole in attesa, dandogli in questo modo la possibilità di sganciare il rompiscatole di turno. Ma anche tutti i trucchi che usò per far scrivere a Verdi l’Otello. Gli mandava dei panettoni ricoperti di cioccolato con la figura del Moro senza braccia e senza gambe, con l’idea scherzosa di aggiungerle man mano che il maestro fosse andato avanti con l’opera.

Certe situazioni ironiche erano anche involontarie…

Franca Origoni e Giulia Ricordi un giorno mi hanno raccontato di un pranzo in cui erano presenti al tavolo Leoncavallo con sua moglie. La signora era vestita come uno degli animaletti di un libro di uno dei piccoli figli di Giulio. Il bimbo esclamò : «Guarda guarda, la signora è vestita come la mia porca!».

C’è dell’ironia anche nello pseudonimo Jules Burgmein?

Sicuramente. Molti sapevano chi era ma la maggior parte no. Astutamente anche nelle foto per articoli che lo riguardavano si faceva fotografare di spalle. Sulla derivazione dello pesudonimo non c’è nulla di sicuro, anche i più preparati studiosi non hanno una risposta certa. La mia idea è che Jules sia semplicemente Giulio alla francese, e Burgmein (“del mio Borgo, della mia città” in tedesco) sia una dedica alla città di Milano. Francese e tedesco erano le due lingue degli occupanti dell’Italia preunitaria e a Milano si parlavano correntemente (oltre al milanese di una volta).

Cosa ti affascina di più del tuo antenato?

Mi colpisce la sua capacità di essere “uomo orchestra” di stampo quasi rinascimentale. La sua capacità di dare un taglio originale a quello che gli capitava tra le mani, di dare pareri mai banali, costruttivi, spesso imprevedibili. È affascinante anche ripensare a cosa volesse dire mettere in scena un’opera in quel periodo, al fatto che l’editore si dovesse occupare di tutto (luci, costumi, coreografie, contratti, diritti) e di come lui fosse capace di manovrare tutto con maestria.

Jules Burgmein (Giulio Ricordi) – La Secchia Rapita – Orchestra Sinfonica Verdi, solisti e Cori della Civica Scuola di Musica Claudio Abbado. Dirige Aldo Savagno – Auditorium di Milano

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