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Alluvione amplificata da miseria e narcotraffico

domenica 02 aprile 2017 ore 14:51

Nella provincia del Putumayo, di cui Mocoa è il capoluogo, si concentrano quasi tutti i problemi della Colombia. Una regione isolata, con altissimi indici di povertà e di analfabetismo, abituata alla violenza perché terra di coltivazione della foglia della coca necessaria per la fabbricazione di cocaina cloridrato, la regina ormai indiscussa del narcotraffico internazionale.

Una regione quindi contesa dalla guerriglia, dalle forze paramilitari e dall’esercito, con i contadini a pagare sempre il conto più alto. Anche perché la deforestazione selvaggia per aumentare la superficie coltivata a coca e la miseria che spinge i più poveri a costruire case di fortuna in qualsiasi posto, sono gli elementi che spiegano perché sia stata così devastante l’alluvione di pietre e fango che ha cancellato quartieri interi della città.

Una marea che ha travolto case costruite in zone di deflusso delle acque, canali ostruiti da rifiuti e vegetazione, mancanza di un qualsiasi piano per l’emergenza, rapidità e intensità del fenomeno meteorologico.

Il dissesto idrogeologico è di proporzioni gigantesche in Colombia, al punto di non fare quasi più notizia. La zona andina del paese sudamericano è fortemente interessata dalla deforestazione e dall’erosione e da quando il cambio climatico ha prodotto l’aumento dell’intensità delle precipitazioni le alluvioni mortali si susseguono ogni stagione invernale. Questo perché la stabilità climatica del Sud America è fortemente compromessa da due fenomeni contrapposti, ma entrambi devastanti, El Niño e La Niña. Si tratta, nel primo caso, di un riscaldamento anomalo delle acque del Pacifico attorno a Natale, nel secondo, di un raffreddamento anomalo. Quando si manifesta il Niño, la pioggia diventa torrenziale e concentrata in pochi istanti. Quando si verifica la Niña, si hanno lunghi periodi di siccità. Fenomeni che non sono collegabili al cambiamento climatico prodotto dall’uomo, la scienza non ha potuto trovare finora il nesso, ma che ne amplificano gli effetti.

La Colombia, da questo punto di vista, è uno dei paesi più a rischio in Sud America per via della sua superficie montuosa quasi interamente coltivata. Dal caffè di altissima qualità fino alla coca, le Ande colombiane offrono la possibilità di sviluppare un’agricoltura ricca e per questo man mano sono state disboscate per fare luogo alle piantagioni.

Le conseguenze sono altissimi livelli di erosione che si può affrontare solo a lungo termine e con grandi investimenti, ma che non sono affatto la priorità per ora in un paese che sta faticosamente chiudendo 50 anni di conflitto armato.

Aggiornato martedì 04 aprile 2017 ore 16:52
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