taccuino africano

Presidenti vecchi, popolazione giovane

lunedì 06 marzo 2017 ore 17:29

“Non esiste una legge che impedisca la candidatura di una salma. E comunque io non l’ho mai promulgata. Se dovessi morire saranno le mie spoglie a guidare il paese… del resto non bevo, non fumo e non vado a donne, significa che sono immortale e che lo Zimbabwe ha più che mai bisogno di me”.

Sono le stupefacenti parole di Robert Mugabe (nella foto assime alla moglie mentre mangia la torta del suo compleanno), 93 anni, presidente dello Zimbabwe al suo settimo mandato e, naturalmente, candidato alle prossime elezioni. Parole stupefacenti, ma neanche troppo. Mugabe è solo il membro più anziano di una congregazione di presidenti africani inamovibili, onnivori, circondati da entourage di familiari e fedelissimi avidi e incompetenti che alimentano, in Africa, il sistema della corruzione e del nepotismo.

Sono questi personaggi il principale ostacolo a una società civile africana (attivisti, scrittori, artisti, oppositori) che è tra le più vivaci, attente, creative, intelligenti di tutto il pianeta. Mugabe è il più vecchio dei presidenti-dinosauri africani, ma gli altri non sono da meno. Se non verranno cacciati da proteste e manifestazioni si toglieranno di mezzo da soli, per questioni biologiche anche se ovviamente i loro entourage e le loro famiglie cercheranno di resistere (la moglie di Mugabe, Grace, si starebbe preparando alla successione).

Inoltre la crescita demografica dell’Africa è dirompente. Secondo molte proiezioni sarà il continente più popoloso del pianeta. E la percentuale di giovani è altissima… Insomma il tempo gioca a favore dell’Africa e degli africani.

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