stati uniti e olanda

La guerra comune dei populismi

lunedì 13 marzo 2017 ore 17:43

Steve King e Geert Wilders. Un deputato repubblicano del’Iowa e il leader dei populisti olandesi. Che cosa hanno in comune due personaggi, due politici, che sino a qualche tempo fa avremmo considerato molto lontani, espressione di mondi non assimilabili?

Quello che King e Wilders hanno in comune l’ha spiegato lo stesso deputato repubblicano, Steve King. Che in un tweet, domenica, ha scritto: “Wilders capisce che la cultura e la demografia sono il nostro destino. Non possiamo restaurare la nostra civiltà con i bambini degli altri“.

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Steve King non è nuovo alle polemiche e alle prese di posizione clamorose. In un’intervista si è chiesto che cosa i non bianchi hanno dato alla storia della civiltà. Niente, è stata la sua risposta. Ma King è passato alle cronache anche per aver detto che i gay andranno all’inferno. Tra le sue prese di posizione, anche quelle contro gli anticoncezionali, che a suo giudizio spediscono le ragazze direttamente sulla strada dello stupro.

Ora arriva questo tweet di appoggio a Wilders. Il tweet in cui King sostanzialmente dice è meglio non ammettere in Occidente gli stranieri, che a suo parere non solo non fanno niente per la civiltà ma fanno anche molti figli, che a loro volta non faranno nulla per la civiltà.

Steve King è stato, in questi mesi, un deciso sostenitore di Donald Trump e delle sue posizioni anti immigrati. Il tweet su Wilders dimostra però una cosa, ormai molto chiara. E cioè che c’è un ponte diretto tra i populisti americani e quelli europei. C’è un tentativo di usare il tema stranieri non soltanto per far crollare l’Unione Europea ma anche per svuotare il pensiero conservatore classico, tradizionale, portandolo su posizioni di estrema destra. Non è un caso che negli Stati Uniti il tweet di King, di appoggio a Wilders, sia stato salutato con gioia da David Duke, l’ex leader del Ku Klux Klan, vicino a posizioni apertamente naziste.

Geert Wilders ha preso in questi anni posizioni apertamente razziste, xenofobiche. Il mese scorso ha definito i marocchini olandesi “feccia”. Non è un mistero che le elezioni in Olanda, mercoledì, saranno giocate sul tema stranieri e immigrazione. Le elezioni olandesi serviranno però anche a qualcos’altro. A capire se i conservatori olandesi, e poi quelli europei, francesi, tedeschi, riusciranno a creare un argine alla destra populista e razzista. Negli Stati Uniti i repubblicani, per calcoli elettorali e di potere, si sono consegnati alla destra populista di Trump. Da Olanda, Francia e Germania dovrà, potrà, forse, arrivare il segno che la destra europea – nelle sue varie sfaccettature – liberale, cristiana, capitalista, è comunque qualcosa di diverso da razzisti e xenofobi.

Aggiornato martedì 14 marzo 2017 ore 16:12
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