fine vita

Eutanasia e testamento bio: non confondiamoli

lunedì 27 febbraio 2017 ore 21:33

La morte di Fabiano Antoniani, attraverso il suicidio assistito in una clinica di Zurigo, ha fatto irruzione in Parlamento nel giorno in cui sarebbe dovuta approdare in aula la legge sul testamento biologico. E’ stata però rinviata a marzo, perché non è ancora arrivata in Commissione Affari sociali.

Le parole dello stesso Fabiano pronunciate poco prima di morire scuotono anche i partiti, ma l’eutanasia scelta dall’uomo non ha nulla a che fare con la legge sul testamento biologico. Ci sono sei proposte di legge sull’eutanasia, cinque di iniziativa parlamentare e una di iniziativa popolare, promossa dall’Associazione Luca Coscioni, ma tutte ferme da un anno esatto in commissione Affari sociali. Su questo tema c’è un tabù in Parlamento che rende quasi impossibile una discussione e un voto.

Diverso invece il percorso sul testamento biologico che è quasi approdato in aula alla Camera, ma che continua a subire tentativi di modifiche da parte delle aree cattoliche di tutte le coalizioni, che mettono a rischio l’approvazione finale: oltre all’approvazione alla Camera, dove non ci sono tempi ristretti e neppure pensabile il voto di fiducia, (è una legge che per il Governo Gentiloni non ha la stessa valenza che avevano per il Governo Renzi le Unioni civili), ci vuole anche il passaggio al Senato che potrebbe a sua volta cambiarla e i mesi che restano alla fine della legislatura sono pochi.

Si tratta delle disposizioni anticipate di trattamento, (Dat), e cioè la volontà di una persona su ciò che vorrebbe nel caso si trovasse non più in grado di intendere e di volere, ad esempio sulla nutrizione e idratazione artificiale, definisce vincoli per il medico e introduce la figura di un fiduciario. E’ la battaglia portata avanti per anni da Beppe Englaro, sulla base anche delle volontà della figlia espresse prima dell’incidente. Una discussione lunga nelle Commissioni, che si è svolta lungo il crinale della libertà del malato da un lato e di quella del medico di insistere sulle cure dall’altro. I parlamentari cattolici hanno cercato di  inserire alcuni limiti, ad esempio riconoscendo il dovere del medico, “ove possibile”, di rispettare le volontà, due parole che potrebbero rendere meno ampia la libertà del malato e ora insistono perché nella legge venga scritto che non c’è nessun riconoscimento legale all’eutanasia attiva o passiva, alimentando così una confusione tra due tipi di leggi ben diverse tra di loro.

Roma

Aggiornato mercoledì 01 marzo 2017 ore 18:02
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