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Il Pd e il riformismo renziano. Un confronto

lunedì 16 gennaio 2017 ore 14:49

Non tira una buona aria in Europa per i partiti socialisti. E’ arrivato a questa constatazione anche il leader del Pd, Matteo Renzi.

Nella sua intervista a Repubblica del 15 gennaio scorso, Renzi dice: “il Pd deve riflettere: a cosa serve un partito oggi? Come può la sinistra rispondere alla crisi? Come dobbiamo cambiare? Si guardi in giro: in Francia i socialisti non stanno benissimo. In Spagna per il Psoe abbiamo visto com’è finita, in Inghilterra con Corbyn il Labour non vince, in Germania la Merkel va al 42,9 per cento, superata solo da Adenauer, negli Usa Obama raccoglie risultati positivi nell’occupazione per 75 mesi e il Paese vota Trump”.

Michele Salvati

Michele Salvati

Se non tira una buona aria per il riformismo, così come riconosce lo stesso Renzi, non è arrivato il momento di trarne qualche conclusione? Che cosa non ha funzionato? Cosa è andato storto al riformismo in Italia, nella versione del Pd di Renzi? Si pensi alla riforma costituzionale bocciata nel referendum del 4 dicembre scorso, oppure al Jobs Act e alla precarietà che aumenta.

Massimo Mucchetti

Massimo Mucchetti

Memos ne ha parlato con Michele Salvati e Massimo Mucchetti. Salvati, economista, direttore della rivista “Il Mulino”, già parlamentare dei Ds nella legislatura dell’Ulivo (1996-2001), è uno degli ispiratori dell’idea di partito democratico in Italia e ha sostenuto le scelte di Renzi in quest’ultima stagione politica. Mucchetti, senatore del Pd, presidente della Commissione industria, giornalista, è stato tra i primi esponenti dei gruppi parlamentari del partito democratico a schierarsi per il “no” nel referendum costituzionale del dicembre scorso.

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Aggiornato martedì 17 gennaio 2017 ore 15:56
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