Foto "La Nuova Ferrara"
joy fu respinta da goro

“Ora sono felice. Vorrei stare qui con mio figlio”

giovedì 15 dicembre 2016 ore 00:35

Joy Andrew ora è felice. Le barricate di Gorino per impedire a lei e a altre 11 donne, migranti africane, di essere accolte appaiono lontane.

Joy ha accanto il piccolo Michael, suo figlio, nato martedì all’ospedale ferrarese di Cona. Pesa quasi tre chili, sta bene, come la neo mamma.

Joy, 20 anni, ha portato in grembo suo figlio nella lunga e drammatica attraversata del Mediterraneo. Era fuggita dopo che la madre adottiva la maltrattava e la famiglia, quando era rimasta incinta, l’aveva ripudiata.

Visse per strada a Lagos, dove rischiò di essere uccisa. Da lì scappò con il fidanzato Lamin, che perse di vista nelle ore concitate della partenza dalle coste libiche verso l’Italia.

“A me – racconta Joy – fecero salire sul  gommone perché ero incinta, mentre Lamin restò a terra, nella calca di tante persone disperate che cercavano di entrare nei  barconi”.

Ora, dopo la nascita di Michael, la seconda buona notizia: Joy è riuscita, in questi giorni, a parlare al telefono con Lamin e nelle prossime settimane si ricongiungeranno.

Joy era incinta all’ottavo mese quando venne respinta insieme alle sue undici compagne di viaggio dalle barricate di Gorino.

Il 24 ottobre scorso decine di cittadini del paese sul Po trascinarono sulla strada i bancali prelevati nel porto per impedire l’arrivo dei profughi destinati all’ostello del paese, che era stato requisito dal prefetto.

barricate

Un giorno, quel 24 ottobre, a cui Joy non vuole più pensare, perché segnò un’ostilità verso di lei e le altre 11 donne che la ferì profondamente.

“Mi rifiutavo di pensare che ci fossero delle persone che volessero mandarci via, che ci odiassero in quel modo” dice Joy che aggiunge “ma non racconterò a Michael di quella notte a Gorino, per me è stato terribile, non voglio che mio figlio corra il rischio di crescer con il sentimento di chi si sente rifiutato, respinto.”

Joy ora guarda al futuro, alla speranza di una vita diversa.

Vorrebbe restare in Italia, con Lamin e Micheal, per il resto della sua vita. Per prima cosa – ha raccontato – imparerà l’italiano, poi si cercherà un lavoro.“ Nel mio paese studiavo Business Administration, ma mio padre mi obbligò ad abbandonare gli studi. Oggi mi piacerebbe tanto poterli riprendere quegli studi”.

“Sono molto contento, quando nasce un bambino è sempre una gioia e per me un bambino che nasce a Ferrara è ferrarese – ha detto il sindaco Tiziano Tagliani – e nei prossimi giorni  andrò a fare visita a Joy e Michael, per fare loro i miei migliori auguri di felicità , dopo tutto quello che hanno passato. Sono contento che Michael sia nato in un contesto di serenità, tranquillità e sicurezza, non solo sanitaria ma anche di accoglienza”.

Intanto Joy si gode queste ore, accanto a suo figlio, felice che tante persone vengano a trovarla in ospedale. Le barricate di Gorino ora sono lontane, aspettando Lamin, per completare insieme a Micheal, una famiglia che possa immaginarsi un futuro.

Joy con le sue compagne del viaggio della speranza

Joy con le sue compagne del viaggio della speranza

Aggiornato martedì 20 dicembre 2016 ore 00:37
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