Clinton vs. Trump

Elezioni Usa, la posta in gioco

martedì 08 novembre 2016 ore 14:46

Nell’ultimo giorno del suo ultimo tour elettorale Barack Obama ha trovato la frase che spiega quale è la posta in gioco in questo secondo martedì di Novembre: “Volete che continuano in questo nostro viaggio verso il Progresso oppure volete buttare tutto questo dalla finestra?” – ha detto in New Hampshire. E qualche ora dopo in Michigan ha aggiunto: “Potete spingere questo paese in una certa direzione, nella giusta direzione, non lasciate che questa occasione vi sfugga”.

La sfida tra Hillary Clinton vs Donald Trump può essere vista sotto molte prospettive: l’establishment contro il populismo; la navigata politica contro il sorprendente milionario; la potente esponente della (ormai) più potente dinastia politica americana ( i Clintons) contro il tycoon dal linguaggio politicamente scorretto; il meno peggio contro il peggio.

La prospettiva scelta da Obama è invece una prospettiva storica. In estrema sintesi,  per il presidente gli americani sono chiamati a decidere se il ciclo storico progressista iniziato circa dieci anni fa e che ha portato a significative conquiste sul fronte dei diritti sociali e civili deve andare avanti oppure se deve essere interrotto dalla rivincita dell’America più conservatrice, più arrabbiata e delusa dalla direzione presa dal paese in questo decennio.

E’ una lettura parziale e in fondo piena di contraddizioni, ma è condivisibile.

Economia

In questi anni l’economia statunitense è stata rilanciata dopo il crollo del 2008. E’vero che il divario tra i più ricchi e il resto del paese è notevolmente aumentato durante i due mandati di Barack Obama, ma il tasso di disoccupazione è fortemente calato e una parte dell’industria è tornata a produrre. Il ceto medio, soprattutto quello bianco ha sofferto (se si pensa agli anni’90), ma alla fine non è stato spazzato via dall’onda di piena della crisi.

Nel 2014, Barack Obama ha firmato un decreto per aumentare il salario minimo ad alcune categorie di dipendenti pubblici. Un fatto più simbolico che altro. Era un invito a seguirlo. L’industria privata non l’ha fatto, ma i giovani dei fast food che protestavano per cheidere l’aumento della paga oraria si sono sentiti meno soli. Così come si sono sentite meno sole quando Obama ha preso le loro parti, le donne che hanno lottato per avere un paga uguale a quella dei loro colleghi uomini.

Riforma Sanitaria e matrimoni gay

La riforma sanitaria di Obama è stata una conquista storica. E’vero che trenta e più milioni di americani non ne hanno beneficiato, ma almeno altrettanti lo hanno fatto. Era un traguardo che i democratici tentavano di raggiungere da almeno quarant’anni e che alla fine hanno colto grazie ai numeri di cui godevano alla Camera e al Senato al momento della sua approvazione.

L’altra grande conquista sono i matrimoni gay. Qui è stata la Corte Suprema a dire la parola definitiva, ma il Sì espresso da Barack Obama durante la campagna elettorale del 2012 è stato decisivo per sdoganare quel diritto che la comunità omosessuale statunitense reclamava da anni.

Il fronte progressista ha fatto passi in avanti in questo decennio anche su altre questioni.

Immigrazione e possesso delle armi

Alla fine del suo secondo mandato, Barack Obama ha varato un ordine esecutivo per la regolarizzazione di milioni di migranti irregolari. Il Congresso a maggioranza repubblicana, invece, blocca da tempo una riforma sull’immigrazione. Ma, ormai gli Stati Uniti stanno andando verso una nuova composizione etnica dove i bianchi saranno presto la minoranza rispetto alla somma delle altre etnie (che diventeranno quindi presto maggioranza). In questo cambiamento, saranno fondamentale gli ispanici. Quei migranti che Donald Trump vorrebbe fermare con un muro lungo il confine con il Messico.

Ci sono poi altre questioni dove i passi sono stati molto più timidi, ma ci sono stati. Pensiamo al possesso delle armi da fuoco. Dopo la strage della scuola elementare di Newtown è iniziato un dibattito vero. E’vero che non ha prodotto alcun cambiamento concreto grazie all’opera di lobby della National Rifle Association (che ha rapporti con molti esponenti del Congresso), ma per la prima volta dopo decenni una parte della società americana ha iniziato a interrogarsi veramente sulla questione.

Non è detto che questo dibattito in futuro non abbia gli stessi frutti che ha avuto quello sulla pena di morte. In questo decennio, dodici stati hanno deciso di abolirla o di varare una moratoria, aggiungendosi così altri altri dodici stati che l’avevano abolita in passato. Rimane in vigore nella maggioranza degli stati, ma l’ondata di abolizioni di questi anni è stata molto significativa.

Afroamericani

In questi anni ci sono stati (ma c’erano anche prima) gli omicidi della polizia dei ragazzi neri. Ma è nato anche Black Lives Matter.

Tutte le tensioni razziali emerse con l’elezione del primo presidente nero nella storia degli Usa si sono coagulate proprio attorno a quelle uccisioni, decine all’anno, figlie per lo più di un pregiudizio razziale dei poliziotti bianchi nei confronti dei giovani afroamericani. Tutto questo è emerso con forza e una parte della società statunitense ha risposto con un movimento d’opinione trasversale che ha ricordato ad alcuni l’iniziative degli anni delle lotte per i diritti civili.

Economia, riforma sanitaria, matrimoni gay, immigrazione, possesso delle armi, pena di morte, questione razziale.

L’America progressista in questi anni ha fatto in alcuni casi passi da gigante, in altri, passi molto più timidi. Ma li ha fatti.

Hillary Clinton è politicamente di centro, ma alcune di queste battaglie possono essere anche sue. Donald Trump è l’altra America.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Aggiornato mercoledì 09 novembre 2016 ore 08:45
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