vertice tra premier

Brexit, Scozia e Nord Irlanda non ci stanno

martedì 25 ottobre 2016 ore 17:03

Era il primo incontro dal 2014 tra i capi di governo delle quattro nazioni che compongono il Regno Unito, un incontro ha confermato che la premier scozzese Nicola Sturgeon (nella foto) rappresenta il maggiore ostacolo ai piani di Brexit di Theresa May.

Sturgeon ha infatti ripetuto che che l’ipotesi di un secondo referendum sull’indipendenza “non è un bluff”. Forte del 62 per cento di voti a favore della permanenza in Europa in Scozia lo scorso giugno, la leader del partito nazionalista (SNP) è pronta a invocare un secondo referendum di indipendenza qualora la volontà degli scozzesi non venisse tenuta in conto dal governo di Londra.

Il vertice ha anche confermato che sia il Nord Irlanda sia il Galles vogliono che i loro rispettivi parlamenti siano ufficialmente chiamati a votare gli accordi che Theresa May e il ministro per la Brexit, David Davis, cercheranno di trovare con Bruxelles nei prossimi mesi.

Theresa May rischia quindi di dover giocare quasi una doppia partita – esterna con l’Ue e interna con le nazioni del Regno.

Questo comporterebbe un allungamento dei tempi dei negoziati interni e il tradimento dell promessa fatta circa un mese fa dalla stessa May di avviare l’iter della Brexit entro marzo 2017.

La premier britannica rischia soprattutto di spaccare ancora di più il Paese: perdendo consensi tanto in Scozia, dove l’SNP già governa da due legislature, ma sopratutto in Irlanda del Nord, nazione che teme che con l’uscita dall’Europa si possano riaprire vecchie ferite con la vicina Republica di Irlanda, con l’ulteriore spesa per instaurare i controlli alla frontiera che potrebbero mettere in ginocchio l’economia locale, già di per sé fragile.

In Scozia, l’SNP di Nicola Sturgeon non ha la maggioranza assoluta in parlamento, e quindi per convocare il referendum dovrebbe ricorrere ai voti dell’opposizione.

In Nord Irlanda invece la separazione per adesso non è una ipotesi concreta, anche se una eventuale crisi economica, causata dalla Brexit, potrebbe far rinascere antichi nazionalismi e alimentare le tensioni.

TAG