Aleppo

La tregua che non ferma la guerra

venerdì 21 ottobre 2016 ore 17:00

La Russia ha esteso di 24 ore la sospensione dei bombardamenti su Aleppo. Forse per le pressioni internazionali i russi hanno ora deciso di prolungare questa tregua unilaterale. L’obiettivo di questa operazione è far uscire ribelli e civili, in modo da poter poi prendere il controllo anche dei quartieri orientali della città.

I gruppi ribelli avevano però rifiutato la tregua già nei giorni scorsi. E stando alle notizie che arrivano da Aleppo quasi nessuno è uscito. Per questo erano stati creati dei passaggi, dei corridoi umanitari. Almeno otto. Come era già successo in passato il governo dice che i gruppi ribelli bloccano i civili, mentre l’opposizione spiega che nessuno si fida del regime e vuole lasciare la città. In prossimità di questi passaggi umanitari ci sono stati anche scontri a fuoco.

I media siriani hanno mostrato delle immagini con presunti miliziani dell’Esercito Libero Siriano che si arrendevano. L’opposizione, gli attivisti, gli stessi cittadini di Aleppo Est hanno smentito. Quelle immagini – dicono – sono solo propaganda. Sulla base delle verifiche che abbiamo fatto hanno probabilmente ragione.

La strategia di assediare, mettere alla fame, offrire passaggi umanitari è già stata usata dal regime per conquistare diversi centri in altre zone del paese. Ma Aleppo è un’altra storia e anche in questo caso si conferma come un perfetto microcosmo della crisi siriana.

Putin e Assad, accusati di crimini di guerra dall’Occidente, hanno pensato a questa tregua per togliersi di dosso, almeno in parte, l’etichetta di responsabili della morte di centinaia di migliaia di civili. Come dire: noi abbiamo creato le condizioni per far uscire i cittadini di Aleppo. Peccato che questo arrivi dopo la morte di donne, anziani e bambini.

Mercoledì sera Merkel e Hollande, durante un incontro con Putin sull’Ucraina, avevano chiesto al presidente russo di interrompere il massacro della popolazione civile. Nonostante la proroga della tregua è però evidente come non ci sia ancora alcun tipo di intesa diplomatica. È tutto fermo come prima. Assad e Putin non stanno facendo alcun un passo indietro nella loro campagna per Aleppo.

A questo punto bisogna capire cosa succederà dopo. La Turchia e i ribelli direttamente appoggiati da Ankara stanno avanzando dal confine turco verso sud, quindi anche verso Aleppo, ma finora si sono scontrati solo con i miliziani dell’ISIS e con i guerriglieri curdi, non con il regime che controlla una parte del territorio intorno ad Aleppo.

Mosca sta intanto mandando altre navi da guerra nel Mediterraneo. Segno che le operazioni militari andranno avanti.

Aggiornato lunedì 24 ottobre 2016 ore 17:02
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