Sospesa l'esecuzione

Usa: pena di morte per chi non ha mai ucciso

domenica 21 agosto 2016 ore 07:50

Non ha mai sparato quel colpo di pistola, ma per la giustizia del Texas è come se l’avesse fatto.  Almeno, era così fino a ieri. Oggi per il 43enne Jeffery Wood si è acceso un piccolo barlume di speranza. La corte penale d’appello ha sospeso la sua esecuzione, prevista in un primo momento il 24 agosto. Il suo caso deve essere analizzato di nuovo. Anche il sistema giudiziario dello stato che detiene il record di esecuzioni capitali negli Usa si è reso conto che non si può uccidere un uomo che non ha mai ucciso?

Jeffery Wood e il suo amico Daniel Reneau furono condannati alla pena capitale per la morte del commesso di un negozio durante una rapina nel 1996. Ma Wood non era in quel negozio al momento in cui veniva sparato il colpo fatale: era rimasto in macchina a fare da palo. Era stato Renau, messo a morte nel 2002, a commettere materialmente l’omicidio.

Wood aveva però subito la stessa sorte giudiziaria del suo complice sulla base di una legge del Texas che rende ugualmente colpevoli tutti i partecipanti ad un omicidio. Non importava che fosse un semplice palo. I giudici dissero che Wodd non poteva non sapere che sarebbe stata una sanguinosa rapina. Il suo avvocato lo difese dicendo che il suo assistito non si era neppure reso conto che fosse in corso una rapina.

Ad aggravare la posizione di Wood era stata anche la testimonianza del controverso psichiatra James Grigson, che, senza nemmeno visitarlo, aveva dichiarato in tribunale che l’imputato avrebbe commesso atti di violenza in futuro e rappresentava un rischio per la società.

Un parere autorevole ? Assolutamente no. Detto il dottor Morte, per la sua propensione a raccomandare la pena capitale, Grigson è stato successivamente espulso dall’ordine degli psichiatri del Texas. Qualcuno si è accorto che c’era poco di scientifico nelle perizie che faceva.

Ed è proprio su questa falsa perizia (e sulle deposizioni non chiare di alcuni testimoni) che l’avvocato di Wood ha ottenuto che la sentenza fosse sospesa.

Quante possibilità ha Jeffery Wood di evitare l’iniezione letale? Forse qualcuna in più di quanto si possa pensare. Un deputato locale repubblicano ha già chiesto formalmente al Texas Board of Pardon and Parole di chiedere di commutare la pena di Wood nell’ergastolo. L’azione sarfebbe appoggiata appoggiata dal governatore repubblicano dello Stato, Jeff Leach, che sta raccogliendo firme bipartisan a questo scopo. Avere il governatore dalla sua parte, può essere la carta vincente per l’uomo condannato a morte nonostante non abbia mai ucciso nessuno.

Pena-morte

Il fatto che venga rivisto il caso di Jeffery Wood è il segnale che anche in Texas sta soffiando un vento (culturale) contrario alla pena di morte, come succede in altri stati degli Usa ? Probabilmente no. Il fatto è così clamoroso che anche i magistrati texani ritengono di andarci (per una volta tanto)  con i piedi di piombo prima di mandare un uomo al patibolo. Potrebbe essere la salvezza di Wood.

In passato, molte altre giurie non si sono fatte tanti scrupoli. Un paio di anni fa era stato pubblicato un clamoroso studio su quanti innocenti stati uccisi nei penitenziari americani. Condotto da Samuel Gross, docente della prestigiosa University of Michigan School Law, lo studio aveva analizzato le 7482 condanne a morte inflitte dai tribunali negli Stati Uniti dal 1973 al 2004.

Alla fine, più che una ricerca statistica, era diventato una sorta di manifesto contro la pena capitale.

Circa il 4% delle persone entrate nel braccio della morte dei penitenziari americani era innocente: 340 persone. Di queste, l’1.7% è uscito vivo dalla prigione (144 persone), mentre molti altri sono finite sulla sedia elettrica o legati al lettino della stanza del boia per l’iniezione letale. In numeri assoluti sarebbero 183 casi. Non tutti i condannati però sarebbero stati uccisi perché, dice la ricerca, alcune sentenze sono stata commutate in ergastolo, senza possibilità di ulteriore appello.

Chi si è salvato, lo ha fatto per lo più grazie al test del Dna. Questa prova, utilizzata con frequenza solo da metà degli anni’90, ha fatto uscire dal carcere la maggior parte degli innocenti che erano stati condannati alla pena capitale. Ma non tutti. Il test, infatti, viene utilizzato soprattutto nel caso di stupro e omicidio, ma non in quelli di solo omicidio. Così, non tutti ne hanno potuto usufruire.

 

Aggiornato domenica 21 agosto 2016 ore 09:41
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