la denuncia di lilesa

Quel coraggioso gesto delle mani incrociate

martedì 23 agosto 2016 ore 14:30

“I miei parenti sono in prigione e se si mettono a parlare di diritti democratici verranno ammazzati. Per quanto mi riguarda se torno in patria, rischio la vita. E se non vengo ucciso, potrei finire in prigione. Non ho ancora deciso cosa fare, ma forse andrò direttamente in un altro Paese”.

Sono le parole del maratoneta etiope Feyisa Lilesa che a Rio, all’arrivo della gara alla quale è arrivato secondo, ha fatto il coraggioso gesto delle mani incrociate. Gesto coraggioso perché, come dice, non potrà più fare ritorno nel suo Paese e i suoi parenti e amici in prigione potrebbero pagarne le conseguenze.

Feyisa Lilesa è di etnia Oromo, che costituisce la maggioranza della popolazione in Etiopia. Al potere, da quando fu rovesciato il dittatore Menghistu, nei primi anni Novanta, ci sono i Tigrini, minoranza etnica molto potente che è ormai radicata in tutte le pieghe del potere. E per non perderlo non rinuncia a mettere in atto una durissima repressione. E’ accaduto poche settimane fa durante proteste in varie città. La polizia ha praticamente sparato sulla folla e ci sono stati un centinaio di morti.

La protesta aperta contro il regime è cominciata con le elezioni del 2005 perse dal partito al potere che però mise in atto brogli e non modificò nulla nella geografia del potere. Anche in quelle proteste ci furono decine, forse centinaia di morti e migliaia di arresti.

Da allora si è proceduto così: Tigrini inamovibili dal potere, trasformati praticamente in una oligarchia di potentissimi e il resto del Paese schiacciato. Non solo gli Oromo che, come detto, sono la maggioranza, ma anche l’altra importante etnia degli Ahmara, da tempo insofferente allo strapotere dei tigrini.

L’Etiopia vista da fuori è invece il Paese delle grandi opportunità, uno dei Paesi della grande crescita economica africana, dove gli investitori arrivano a frotte e la capitale, Addis Abeba, è una luccicante vetrina di centri commerciali, strade e nuovi edifici. Dentro però il Paese è marcio, fragile, tutt’altro che un “leone africano” dalla grandi opportunità. Il coraggioso gesto di Feyisa Lilesa lo ha svelato al mondo.

Aggiornato martedì 23 agosto 2016 ore 14:50
TAG