l'editoriale del NYT

“C’è un’impronta Usa su ogni vittima in Yemen”

giovedì 18 agosto 2016 ore 08:15

Gli Stati Uniti, durante la presidenza Obama, hanno venduto all’Arabia Saudita 110 miliardi di dollari in armi. L’Arabia Saudita è responsabile dell’uccisione di migliaia di civili in Yemen. Gli Stati Uniti sono complici di questa carneficina. Gli Stati Uniti blocchino la vendita di armi ai sauditi e ritirino il proprio sostegno a questa guerra. L’editoriale del New York Times di oggi è un duro atto d’accusa verso la Casa Bianca e il Congresso, e un appello a entrambi a cambiare rotta.

Anche l’Italia è tra i principali esportatori di armi verso Riad e non solo. Ne avevamo scritto recentemente qui. “Nella classifica dei primi dieci Paesi acquirenti – ci aveva spiegato Gianni Ballarini, del mensile Nigrizia, esperto del settore armamenti – troviamo nazioni come Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita, impegnati, direttamente o indirettamente, in diversi fronti di guerra come il conflitto nello Yemen, o nel teatro siriano. Nel 2015, solo Riad ha speso complessivamente (quindi ben oltre lo shopping in Italia) 87 miliardi per armamenti e operazioni militari: un tentativo di affrontare la minaccia iraniana e le nuove sfide geopolitiche. Nella lista italiana ci sono poi anche Pakistan, Turchia, Russia, Iraq”.

Quindi, riprendendo la frase citata dal NYT nel suo editoriale – che di seguito riproponiamo tradotto integralmente – possiamo dire che c’è anche un’impronta italiana sui civili uccisi in Yemen.

 

Un ospedale associato a Medici Senza Frontiere. Una scuola. Una fabbrica di patatine. Secondo la legge internazionale, queste strutture in Yemen non sono obiettivi militari legittimi. Eppure sono state tutte bombardate nei giorni scorsi da aerei da guerra che appartengono a una coalizione guidata dall’Arabia Saudita, provocando l’uccisione di più di 40 civili.

Gli Stati Uniti sono complici di questi carneficina. In molti modi hanno messo la coalizione nelle condizioni di agire, per esempio vendendo armi ai sauditi per tenerli buoni dopo l’accordo sul nucleare con l’Iran. Il Congresso dovrebbe sospendere la vendita di armi e il presidente Obama dovrebbe silenziosamente far sapere a Riad che gli Stati Uniti faranno venir meno assistenza cruciale se i sauditi non smettono di colpire i civili e se non accettano di negoziare.

I bombardamenti aerei sono un’ulteriore prova di un’escalation delle operazioni dei sauditi contro le milizie Houthi, che controllano la capitale Sanaa, a partire dal 6 agosto, giorno in cui sono stati sospesi i colloqui di pace, mettendo fine a un cessate il fuoco che era stato dichiarato più di quattro mesi fa. Questi bombardamenti aerei rendono plausibile una di queste due spiacevoli possibilità. Una è che i sauditi e la loro coalizione, formata soprattutto da partner arabi sunniti, devono ancora imparare a identificare gli obiettivi militari legittimi. L’altra possibilità è che semplicemente a loro non interessa se uccidono civili innocenti.

Il bombardamento dell’ospedale, che da solo ha ucciso 15 persone, è stato il quarto attacco in un anno a una struttura legata a Medici Senza Frontiere, nonostante tutte le parti del conflitto fossero state informate sulla posizione degli ospedali.

Nel complesso, la guerra ha ucciso più di 6.500 persone, ha provocato più di due milioni e mezzo di sfollati e ha spinto uno dei Paesi più poveri del mondo dalla privazione alla devastazione. Un recente rapporto delle Nazioni Unite ritiene la coalizione responsabile del 60 per cento dei bambini morti e feriti nell’ultimo anno. Diverse associazioni per i diritti umani e le Nazioni Unite sostengono che possano essere stati commessi crimini di guerra.

L’Arabia Saudita, che ha cominciato la guerra aerea nel marzo 2015, ha le responsabilità più pesanti per aver infiammato il conflitto con gli Houthi, un gruppo sciita indigeno che ha blandi legami con l’Iran. I sauditi sono intervenuti in Yemen con lo scopo di sconfiggere gli Houthi e reinsediare il presidente Abdu Rabbu Mansour Hadi, destituito dai ribelli. Considerano l’Iran il proprio principale nemico e temevano che Teheran stesse guadagnando troppa influenza nella regione.

Nonostante molti esperti credano che la minaccia sia stata sovrastimata, Obama ha dato il suo sostegno all’intervento in Yemen – senza l’autorizzazione formale da parte del Congresso – e ha appoggiato la vendita di un numero ancora maggiore di armi ai sauditi, in parte per placare la rabbia di Riad sull’accordo nucleare con l’Iran. Da quando ricopre il suo incarico, il presidente Obama ha venduto ai sauditi 110 miliardi di dollari in armi, compresi elicotteri Apache e missili.

Obama ha anche fornito alla coalizione un’assistenza indispensabile in termini di intelligence, di rifornimento dei mezzi in volo e di aiuto nell’identificazione degli obiettivi appropriati. Esperti dicono che la coalizione verrebbe sconfitta se Washington ritirasse il suo sostegno. Per contro, la settimana scorsa il Dipartimento di Stato ha approvato la potenziale vendita all’Arabia Saudita di ulteriori 1,15 miliardi di dollari in carri armati e altro equipaggiamento per sostituire quelli distrutti in guerra. Il Congresso ha il potere di bloccare questa vendita; il senatore democratico del Connecticut Chris Murphy dice che sta discutendo questa possibilità con altri legislatori. Ma le chance sono esili, in parte a causa delle dinamiche politiche.

Considerate le vittime civili, un ulteriore supporto americano a questa guerra è indifendibile. Come ha detto il senatore Murphy alla Cnn martedì: “C’è un’impronta americana su ogni civile ucciso in Yemen”.

Aggiornato giovedì 18 agosto 2016 ore 14:29
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