Una difficile eredità

Seveso: quando l’Italia scoprì la diossina

sabato 09 luglio 2016 ore 06:00

Dopo il 10 luglio 1976 nulla sarà più come prima. Non solo per gli abitanti di Seveso e Meda che dovettero lasciare le proprie case, non solo per le persone che si ammalarono, ma anche per il sistema industriale italiano, fino ad allora tollerato perfino quando inquinava. E’ conosciuto come il disastro di Seveso, la fuoriuscita dalla fabbrica chimica Icmesa di diossina. Quarant’anni dopo Seveso ricorda con una serie di iniziative che si tengono al Bosco delle Querce, un luogo altamente simbolico, come ci spiega Paolo Butti, il sindaco di Seveso.

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Il sindaco di Seveso è intervenuto venerdì mattina nel programma Radiosveglia, ricordando il costo sociale per i suoi concittadini che hanno dovuto abbandonare le loro case.

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Seveso

Paolo Butti, attuale sindaco Pd di Seveso, aveva 11 anni nel 1976 e racconta che da ragazzo non gli piaceva essere accomunato alla città del disastro ambientale: “per molti anni ho continuato a dire che abitavo a Milano”, ha detto al Corriere della Sera. Ora, invece, Paolo Butti si dice orgoglioso di essere il sindaco di Seveso, perché è diventato simbolo delle direttive italiane ed europee che dettano (dovrebbero dettare) le norme per le aziende a rischio. Ma intorno a Seveso, alle sue eredità negative, c’è ancora molta strumentalizzazione. Sentiamo ancora l’intervista al sindaco Paolo Butti.

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Grazie a Dino Fracchia/buenaVista per le fotografie che corredano questo servizio

Seveso

Aggiornato lunedì 11 luglio 2016 ore 16:17
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