Terrorismo in rete

I messaggi dell’Isis ai “lupi solitari”

mercoledì 27 luglio 2016 ore 06:00

È una delle macabre ritualità della scia di sangue e terrore che attraversa l’Europa: l’attesa della rivendicazione dello Stato Islamico. Dopo l’attentato, ci si domanda chi l’abbia compiuto e perché. Si iniziano a monitorare le agenzie come Ameq o siti vicini allo Stato Islamico, come quello del magazine Dabiq. Fino all’uscita del comunicato. La rivendicazione, come spiega a Radio Popolare Paolo Magri, in realtà è un’appropriazione di un gesto, al fine della campagna di terrore dell’Isis. E negli ultimi casi si è anche utilizzata sempre una formula – “soldato dell’Isis”. Un campo di addestramento però esiste: è internet. È nel web che l’Isis diffonde i suoi “insegnamenti” per diventare un “terrorista-fai-da-te”. Ormai è dal 2014, quando il portavoce del sedicente califfato Abu Muhammad al-‘Adnani in un suo discorso aveva detto ai proseliti al computer “colpite con ogni mezzo che avete”. Così l’Isis ha cominciato a conquistare sempre più “lupi solitari”.

Lo spiegano gli analisti come David Thompson, un giornalista di Radio France International esperto di foreign fighters francesi. C’è anche un “battaglione” dell’Isis che si occupa della jihad in rete, di cyberattacchi, del reclutamento e della diffusione del messaggio: La UCC United Cyber Caliphate. Una divisione che conduce una guerra attraverso lo nschermo di un computer. Forse il fronte su cui l’avanzata dello Stato Islamico sembra più difficile da fermare. E dove la comunicazione di Isis fa presa.

 

I LUOGHI DI CULTO – In un tweet Thompson ricorda, ad esempio, che sul numero 5 del magazine Dar El Islam, in francese, si legge un passaggio che ricorda il modo in cui hanno agito i terroristi di Saint-Etienne-du-Rouvray.

“Prima delle vostre operazioni, dovete essere certi di ciò che vedrete e di avere dei piani di riserva per ogni piano principale che avete fatto. Visitate sempre luoghi freuentati, come quelli turistici, le grandi piazze, le sinagoghe, le chiese, i luoghi frequentati dagli apostati, con lo scopo di installare loro la paura nel cuore”.

Anche uno dei kamikaze dell’attentato del 13 novembre Bilal Hadfi aveva chiamato gli altri kamikaze a colpire i luoghi di culto.

NIZZA, L’ATTACCO IN AUTOMOBILE – A settembre 2014 il portavoce dell’Isis Adnani ha cominciato a rivolgersi ai francesi. E ha elencato una serie di modi per colpire il nemico in caso si restasse senza armi: “Spaccagli la testa con una roccia, sgozzalo con un coltello, investilo con un’automobile, gettalo da un luogo alto, avvelenalo. Non tirarti indietro. Non essere spregevole”. Quell’anno, ricorda il centro di ricerca Site, un jihadista canadese di nome Martin Rouleau ha travolto in auto due soldati in Quebec. Il messaggio è stato ribadito dal combattente Abu Salman al-Faranci un mese dopo con un video in cui inneggiava ad investire con le proprie auto gli infedeli.

ANSBACH, LA BOMBA – Anche l’attentato che non ha prodotto morti ad Ansbach è frutto dell‘ispirazione di giornali jihadisti. È lì infatti che Moahammed Delel, l’autore del tentativo di strage al festival musicale, aveva imparato sui magazine del Califfato a fabbricare ordigni artigianali. Sempre secondo gli analisti francesi, si spacciava per rifugiato siriano, ma era un affiliato dell’Isis fin da anni.

CONSAPEVOLI DI INTERNET – Secondo il report di Flashpoint, un gruppo di ricerca che si occupa di sistemi di sicurezza della rete, i gruppi di Isis riescono a rimanere nascosti nel Dark Web, quell’immenso mare dove si può navigare anonimi e nascosti da ogni dispositivo dell’intelligence in grado di tracciare il comportamento in rete degli utenti. Altrettanto consapevoli del mezzo sono gli utenti che cercano di collegarsi con lo Stato Islamico: sono capaci di mantenere livelli di sicurezza poco comuni negli utenti medi.

Aggiornato giovedì 28 luglio 2016 ore 15:27
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