inchiesta fiera/expo

Contatti tra arrestati e i vertici di Fiera Milano

giovedì 07 luglio 2016 ore 18:45

Alcuni degli arrestati per l’inchiesta Giotto non hanno avuto rapporti solo con i vertici della controllata di Fiera Nolostand. Le carte dell’inchiesta chiamano in causa anche i vertici di Fiera Milano. A partire dal nuovo amministratore delegato, Corrado Arturo Paraboni, che a luglio 2015 incontra Liborio Pace e Giuseppe Nastasi, le due figure attorno a cui ruota l’inchiesta.

Il 29 luglio 2015 – scrivono i magistrati nel decreto di commissariamento della Nolostand – Nastasi e Pace interrompono la vacanza estiva per rientrare a Milano e incontrare l’appena nominato amministratore delegato di Fiera Corrado Arturo Peraboni. Lo incontrano per ottenere rassicurazioni sul prolungamento del contratto di collaborazione tra il consorzio Dominus e Fiera. “L’incontro viene organizzato grazie all’intercessione del commercialista Pietro Pilello”, e secondo quanto riferisce Nastasi in una conversazione telefonica intercettata, ha l’esito sperato: “sicuramente ci proroga fino al 2022, sono contentissimo, siamo stati lì un paio di ore”, dice Nastasi. Il giorno dopo Nastasi e Pace commentano nuovamente di “aver fatto bingo” e la sera del 30 luglio rientrano in Sicilia.

Perché l’ad di Fiera ha incontrato due personaggi che non avevano alcun incarico ufficiale nel consorzio Dominus? Giuseppe Nastasi è figlio dell’amministratore delegato di Dominus, Calogero; Liborio Pace è un collaboratore di Nastasi, legato alle cosche di Enna. Il codice etico di Fiera Milano all’art. 6.2 prevede che esponenti aziendali di Fiera abbiano rapporti con i legali rappresentanti delle società fornitrici, e non con soggetti che ne sono semplici dipendenti o, peggio ancora, senza alcun incarico ufficiale. I due, insomma, non avevano alcun titolo per incontrare e trattare con Paraboni.

“Non avevano ragione d’essere i continui colloqui tra esponenti di Fiera e il duo Nastasi-Pace”, scrivono ancora i magistrati. “Tale inspiegabile sottovalutazione – proseguono – ha di fatto facilitato l’inserimento di soggetti indagati per gravi reati in una società a partecipazione pubblica”.

C’è un numero che impressiona in questo contesto: 127. E’ il numero di volte in cui, tra il 2014 e il 2015, il cellulare di Liborio Pace si è messo in contatto con il management di Fiera Milano. Se consideriamo i contatti con la controllata Nolostand il numero sale a 1.446. Di questi ben 966 con il direttore tecnico di Nolostand Enrico Mantica. E’ lui che a marzo 2016 riceve una lettera anonima che definisce Giuseppe Nastasi “mafioso”, ma invece di consegnare la lettera in Procura per permettere ai magistrati di verificarne l’attendibilità, chiama Nastasi e lo avvisa e lo incontra. “E’ arrivata una lettera che poi quando passa gliela faccio vedere…”.  Mantica, si legge nell’inchiesta, appare restio nel proseguire telefonicamente l’argomento: “No… ci sono altre cose che poi meglio che ne parliamo dai… Quando può… Meglio evitare di parlarne al telefono dai!”.

“Per nulla scalfiti dal contenuto della lettera, i rapporti tra Nastasi ed i vertici operativi di Fiera Milano – Nolostand divengono sempre più fitti con il passare dei giorni, al fine di ottenere la proroga del contratto di servizi con Nolostand per il biennio 2016-2018″. Proroga che poi arriverà.

 

Aggiornato venerdì 08 luglio 2016 ore 09:12
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