a largo della Libia

439 persone salvate dalla nave Responder

giovedì 28 luglio 2016 ore 15:23

Ancora una notte di sbarchi. Per fortuna, questa volta, senza naufragi. La nave Topaz Responder di Emergency e Moas è intervenuta per salvare 439 persone e coordinare il salvataggio di altre 200 circa. Erano uscite da poche miglia dalle acque territoriali libiche, ai limiti dell’area dove è consentito intervenire alle missioni di salvataggio. Le operazioni sono cominciate alle ore 4.30 del mattino.

“La prima imbarcazione era di legno e stavano a bordo 23 migranti siriani – racconta il coordinatore della missione, Giuseppe Stanga – . Gli altri erano stipati in condizioni impensabili in piccoli gommoni. Grazie al tempismo dell’intervento, si è evitato che i natanti imbarcassero acqua e si scatenasse il panico, tra le principali cause dei decessi in mare. “Non erano in mare da moltissime ore, erano partiti nella notte, la prima imbarcazione da Sabrata, le altre stiamo ancora verificando”, continua Stanga. La città costiera libica è proprio il luogo dove due giorni fa sono stati trivati i cadaveri di 87 migranti.

Il Mediterraneo centrale è tornato la rotta marina principale verso l’Europa, con la Libia come porto di partenza principale. “L’impressione è che le navi siano abbandonate alla deriva, senza nessuno a bordo in grado di governarle, nella speranza o forse nella certezza che qualcuno verrà a salvare i migranti. È molto rischioso perché spesso le imbarcazioni perdono la rotta e non riescono nemmeno a uscire dalle acque territoriali libiche”.

Nelle prime ora dopo il salvataggio, l’adrenalina ancora nel corpo dei migranti è un anestetico: poche le persone che chiedono aiuto, se non un po’ d’acqua e da mangiare. Poi con il passare delle ore cominciano ad aprirsi, a raccontare l’inferno che hanno subito e i problemi fisici causati dal viaggio.

Ascolta l’intervista a Giuseppe Stanga a cura di Danilo De Biasio

Giuseppe Stanga

Aggiornato lunedì 21 novembre 2016 ore 16:04
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