AMNESTY INTERNATIONAL

Egitto: tre desaparecidos al giorno

mercoledì 13 luglio 2016 ore 17:53

Quel che è successo a Giulio Regeni succede ogni mese a centinaia di studenti, attivisti politici e manifestanti egiziani, che spariscono nelle celle delle forze di sicurezza senza lasciare traccia.

Non vengono arrestati, ma “rapiti” da agenti senza nome e portati in luoghi segreti dove vengono brutalmente torturati. Parenti e avvocati non sanno dove siano. Alcuni ricompaiono poi nelle carceri come detenuti “legali”. Altri ricompaiono invece come cadaveri sul ciglio di una strada.

Secondo un nuovo rapporto di Amnesty International le sparizioni forzate in Egitto non sono un eccesso isolato delle forze di polizia. Sono un vero e proprio “metodo politico” applicato dal regime per mettere a tacere gli oppositori e reprimere ogni dissenso pacifico.

Il rapporto è intitolato Egitto: ‘Tu ufficialmente non esisti’. Sparizioni forzate e torture in nome del contrasto al terrorismo”. Descrive in dettaglio i casi emblematici di 17 persone sottoposte a sparizione forzata, detenute illegalmente per giorni o mesi, tagliate fuori dal mondo esterno, senza contatti con avvocati e familiari, senza poter rivolgersi a un giudice.

Il testo completo del rapporto è scaricabile sul sito di Amnesty International. Qui ne facciamo una sintesi.

Torture brutali e minacce

  • Il rapporto descrive i molteplici metodi di tortura usati contro le persone detenute nelle carceri segrete: pestaggi brutali, stupri, scariche elettriche (anche sui genitali), il corpo sospeso per i polsi e le caviglie per ore e ore, finché la vittima perde conoscenza.
  • I torturatori sono consapevoli che possono commettere ogni violenza nella più totale impunità. Il detenuto Islam Khalil ha raccontato che un agente che lo stava interrogando gli ha detto: “Pensi di avere qualche valore? Ti possiamo uccidere, arrotolarti in una coperta e buttarti in una discarica e nessuno chiederà di te”. Una minaccia che ricorda la sorte crudele riservata a Giulio Regeni.

Anche minorenni

  • Persino i minorenni sono vittime di sparizioni forzate. Il rapporto documenta il caso di un quattordicenne, Mazen Mohamed Abdallah, rapito dalla polizia nel settembre 2015: è stato ripetutamente violentato con un bastone di legno per estorcergli una falsa “confessione”.
  • Aser Mohamed, un altro 14enne, è stato vittima di sparizione forzata nel gennaio 2016 per 34 giorni. In cella è stato picchiato, colpito con scariche elettriche su tutto il corpo e sospeso per gli arti. Alla fine è stato portato di fronte a un procuratore che lo ha minacciato di ulteriori scariche elettriche, quando Mohamed ha provato a ritrattare la “confessione” che gli era stata estorta.
  • Ci sono casi documentati di minorenni fatti “sparire” una seconda volta dopo il primo rilascio.

I responsabili? Sono noti

  • La responsabile delle sparizioni è l’Agenzia per la sicurezza nazionale (Nsa), che ha preso il posto della polizia segreta di Mubarak dopo la Rivoluzione del 2011. La struttura ha cambiato nome ma di fatto è la stessa.
  • L’evidente aumento delle sparizioni forzate risale al marzo 2015, ossia alla nomina a ministro dell’Interno di Magdy Abd el-Ghaffar, che in precedenza aveva fatto parte della polizia segreta di Mubarak.
  • Gli uffici dell’Nsa a Lazoughly, al Cairo, sono a giudizio dei detenuti il peggior centro di detenzione dell’Nsa e soprannominati “l’inferno”. Qui si stima che si trovino centinaia di detenuti. Questa sede dell’Nsa si trova dentro il Ministero dell’Interno, a poca distanza da piazza Tahrir, dove cinque anni fa migliaia di persone avevano manifestato contro la tortura e le brutalità delle forze di sicurezza di Mubarak.
  • Di solito, agenti dell’Nsa pesantemente armati fanno irruzione nelle abitazioni private, portano via le persone e le trattengono anche per mesi, spesso ammanettate e bendate per l’intero periodo.
  • Secondo le organizzazioni non governative egiziane, la media delle sparizioni forzate è di tre-quattro al giorno.
  • Le autorità egiziane si ostinano a negare l’esistenza del fenomeno delle sparizioni forzate, ma i casi descritti nel rapporto forniscono ampie prove del contrario.

Perché tanta violenza?

Le sparizioni forzate sono diventate uno dei principali strumenti dello stato di polizia in Egitto. Chiunque osi prendere la parola è a rischio. Il contrasto al terrorismo è usato come giustificazione per rapire, interrogare e torturare coloro che intendono sfidare le autorità.

La complicità della magistratura egiziana

  • Per coprire le sparizioni forzate, la polizia falsifica regolarmente le date di arresto. Quando il detenuto viene immesso nel sistema di detenzione “legale” e portato in carcere o in un commissariato, risulta appena arrestato, mentre magari era “sparito” da mesi.
  • C’è collusione tra le forze di sicurezza e i procuratori egiziani, i quali emettono incriminazioni sulla base di confessioni estorte sotto tortura. Quando in tribunale il detenuto denuncia di essere stato torturato o presenta segni evidenti di tortura, i magistrati non indagano e non ordinano esami medici.
  • Nei rari casi in cui il detenuto torturato viene vistato, i magistrati non includono i risultati degli esami rapporti ufficiali o non consentono a familiari o avvocati di vederli. I giudici e i pubblici ministeri, in questo modo, si rendono complici di gravi violazioni dei diritti umani.

Un calvario per i familiari

  • Le sparizioni forzate hanno un impatto devastante sulle famiglie degli scomparsi, che sono lasciate sole a interrogarsi sul destino dei loro cari.
  • Alcuni familiari hanno denunciato la scomparsa dei loro parenti al ministero dell’Interno e alla Procura ma nella maggior parte dei casi non sono scattate indagini. Nelle rare occasioni in cui un’inchiesta c’è stata, le indagini sono state chiuse dopo aver accertato che lo scomparso era nelle mani dell’Nsa. In questi casi, il detenuto non ha comunque potuto incontrare parenti e avvocati.
  • In diversi casi, sono stati arrestati i familiari di persone da cui si voleva ottenere una “confessione”. Amnesty documenta il caso di Atef Farag, arrestato per aver preso parte a un sit-in. Suo figlio 22enne, che è disabile, è stato preso insieme a lui per costringere il padre a “confessare” una serie di gravi reati. Dopo una sparizione forzata durata 159 giorni, padre e figlio sono stati entrambi rinviati a giudizio.

Richieste urgenti alle autorità egiziane

Il rapporto di Amnesty International si conclude con delle richieste precise alle autorità egiziane.

  • Coloro che sono trattenuti solo per aver esercitato in modo pacifico i loro diritti alla libertà di espressione e alla libertà di riunione devono essere rilasciati immediatamente e senza condizioni.
  • Tutte le persone detenute nelle carceri segrete dell’Nsa devono avere accesso a familiari e avvocati.
  • Il presidente Abdel Fattah al-Sisi dovrebbe a tutte le agenzie per la sicurezza dello stato di porre fine alle sparizioni forzate e alla tortura. Dovrebbe dire chiaramente che chiunque commetterà queste violazioni dei diritti umani sarà portato di fronte alla giustizia.
  • Il presidente al-Sisi dovrebbe istituire con urgenza una commissione indipendente d’inchiesta che indaghi su tutte le denunce di sparizione forzata e di tortura commesse dall’Nsa o da altre agenzie per la sicurezza dello stato. Tale commissione dovrebbe avere il potere di chiamare a deporre tutte le agenzie governative, comprese quelle militari, senza subire interferenze.

Cosa possiamo fare noi

Ci sono anche importanti richieste rivolte a noi, ovvero ai governi dei paesi europei e degli altri paesi che intrattengono rapporti economici con l’Egitto. Questi governi – compreso quello italiano – considerano l’Egitto un partner chiave nella lotta al terrorismo e questa è la giustificazione usata per rifornirlo di armi e altri strumenti per le sue forze di polizia. La richiesta è dunque che:

  • tutti gli stati, particolarmente quelli dell’Unione europea e gli Stati Uniti, devono usare la loro influenza per spingere l’Egitto a porre fine a queste terribili violazioni dei diritti umani, perpetrate col falso pretesto della sicurezza e del contrasto al terrorismo;
  • invece di proseguire ciecamente a fornire equipaggiamento di sicurezza e di polizia all’Egitto, questi paesi dovrebbero annullare tutti i trasferimenti di armi e altro materiale che vengono usati per compiere gravi violazioni dei diritti umani. Questo, finché non ci saranno garanzie efficaci contro il loro uso improprio, finché non saranno condotte indagini esaurienti e indipendenti sulle violazioni dei diritti umani e finché i responsabili non saranno processati.
  • Amnesty ha anche preparato un appello per chiedere al Presidente egiziano al Sisi di mettere fine alle sparizioni forzate in Egitto, che si può firmare qui.
Aggiornato giovedì 14 luglio 2016 ore 19:43
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