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Raggi, “pronta a essere la prima sindaca di Roma”

lunedì 06 giugno 2016 ore 06:14

Roma - “I dati da cui partivamo quattro mesi fa erano dieci punti in meno di quelli di oggi.”

Non c’è bisogno di aggiungere molto altro alle parole pronunciate a tarda notte da Luciano Nobili, rappresentante dello staff di Giachetti. Una partita difficilissima, l’eredità della giunta Marino è stata pesante, un’impresa ardua, era un miracolo solo arrivare al ballottaggio. Il miracolo si è avverato, ma dopo tre ore di grande allarme e di sconcerto.

Completamente altro clima dalle parti di Virginia Raggi: la candidata Cinque Stelle si dice pronta a essere la prima sindaca donna di Roma e la meta è a portata di mano. Raggi parte avvantaggiata, e conquista il voto soprattutto dei delusi, degli elettori che avevano creduto al Pd e ora vogliono dargli una lezione. Se vinceranno, i Cinque Stelle si ritroveranno davanti a una sfida che farà tremare i polsi.

Ieri con Virginia Raggi c’era il direttorio politico del Movimento, Di Maio e Di Battista, a condividere con la candidata sindaca il suo successo, ma hanno lasciato da parte Beppe Grillo, per ora. A chi le chiedeva di lui, la candidata romana spiegava di avere il cellulare scarico e di non averlo potuto quindi chiamare.

Il Partito democratico a Roma non poteva sperare meglio, anzi Giachetti dovrebbe ringraziare Berlusconi: se i pochi punti percentuali presi da Marchini si fossero concentrati su Giorgia Meloni, a quest’ora il vicepresidente della Camera ed ex radicale Giachetti avrebbe chiuso tutti i giochi e sarebbe arrivato terzo.

Ora deve organizzare il ballottaggio, ma con poche speranze: Fassina chiederà di portare i suoi voti ai Cinque Stelle e forse anche Meloni potrebbe fare lo stesso. Renzi non ha mai voluto intestarsi la partita di Roma, era troppo a rischio sconfitta. Ora il capro espiatorio è Marino, i commenti del dopo voto riportano solo all’ex sindaco le spiegazioni del risultato. Per Matteo Renzi, Roma deve rimanere una questione locale, la possibile sconfitta della capitale non deve avere nulla a che fare con il governo e il referendum di ottobre.

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