Il voto britannico

Per chi suona la campana della Brexit

venerdì 24 giugno 2016 ore 17:04

Il vento della rivolta contro l‘establishment ha soffiato così forte sulla Gran Bretagna da sospingerla fuori dall’Unione Europea.

Chi ha votato per uscire dall’Ue non l’ha fatto solo per avversione contro Bruxelles, ma anche per dare una lezione alle classi dirigenti nazionali, incapaci di trovare una risposta all’inquietudine di una vasta parte della società britannica di fronte ai cambiamenti epocali della globalizzazione, primo tra tutti l’aumento delle diseguaglianze economiche.

La vittoria del Leave non è stata determinata solo da motivi politici ed economici, ma anche da fattori culturali che permeano la storia inglese, prima tra tutti la diffidenza verso tutti i poteri sovrannazionali che tolgono sovranità al governo britannico.

La Brexit ha vinto grazie al voto degli anziani contro i giovani, delle zone rurali contro i grandi centri urbani, delle città operaie del Nord inglese contro la Londra cosmopolita, che ha votato Remain anche nelle zone dove il benessere economico non è di casa.

Quell’Inghilterra inquieta e profonda ha voluto fare un salto indietro di 43 anni, nel tentativo di tornare a un passato più rassicurante e in apparenza più facile da decifrare, meno complesso e frustrante di un presente in cui l’incertezza economica della classe media, l’aumento delle diseguaglianze sociali e la questione dell’immigrazione, la fanno da padrone.

In questo senso, il voto della Brexit ha delle forti affinità con quello che sta accadendo dall’altra parte dell’Oceano, con le presidenziali negli Stati Uniti. Anche lì, una certa America (per lo più bianca, tradizionale e frustrata dall’ultimo decennio di cambiamenti sociali, negativi per la middle class, e di offensiva progressista sui diritti civili) cerca il suo riscatto seguendo il richiamo dello slogan di Donald Trump: “Far tornare grande l’America”.

E’ il vento della rivolta contro l’establishment che in Europa soffia da tempo e che nei diversi Paesi prende forme diverse. In Francia spinge il Fronte Nazionale alle porte dell’Eliseo; in Austria permette al candidato della destra di sfiorare la vittoria alle presidenziali; in Italia, questo vento assume una forma ancora diversa: lo abbiamo visto nelle recenti amministrative, con la vittoria del Movimento Cinque Stelle.

L’intero Occidente è ora invaso da questo vento. E, di fronte alla sua forza, le leadership nazionali e continentali mostrano tutta la loro debolezza. L’Europa deve ora fare uno scatto in avanti. Ci vuole una visione. L’epoca dell’austerità a tutti costi (sociali) deve terminare e lasciare lo spazio alla costruzione di uno spazio politico dove gli europei si sentano finalmente cittadini.

La Brexit è più di un campanello d’allarme. E’ la prova generale di quello che potrebbe accadere nella maggior parte dei Paesi occidentali se le classi dirigenti non saranno in grado di dare le risposte giuste in termini di equità, di giustizia sociale e di prospettiva esistenziale ed economica alle inquietudini di larghi settori della società.

Aggiornato martedì 28 giugno 2016 ore 17:50
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