Nicolas Winding Refn

Morire di bellezza

giovedì 09 giugno 2016 ore 07:07

Milano - Sono bastati Pusher, Bronson, Walhalla Rising, Drive, Solo Dio perdona per farlo diventare film dopo film e per motivi sempre diversi un regista di culto. Non è poca cosa il curriculum di Nicolas Winding Refn, il regista danese più amato e nello stesso tempo controverso, quasi al pari di Lars Von Trier.

Diversamente dal maestro del Dogma, Refn ha vissuto a New York fin da bambino, dove ha studiato cinema per poi tornare in Danimarca. L’influenza americana nel suo cinema è chiarissima, soprattutto per le storie e i temi adottati, oltre alla lingua inglese e ai cast internazionali, da John Turturro, a Ryan Goslin, Tom Hardy, Mads Mikkelsen, Carey Mulligan, Gene Davis, Kristin Scott Thomas, Elle Fanning, Keanu Reeves.

Elle Fanning è la protagonista del auo ultimo film The Neon Demon, presentato in concorso a Cannes 69 e ancor più dei film precedenti amatissimo e odiatissimo. Già il tema di per sè non è semplicissimo da trattare, con la storia di Jesse una ragazza giovanissima e bellissima, che per fare la modella si trasferisce a Los Angeles,  reclutata come musa da una sorta di guru della moda, che usa le donne a suo piacimento elevandole sul piedistallo, per poi buttarle giù. Nel caso di Jesse, la sua vitalità e giovinezza  diventano motivo di invidia e attacchi vilentissimi da parte di un gruppo di donne ossessionate dalla bellezza, che useranno ogni mezzo per massacrarla. Tutto questo viene raccontato in chiave horror, a tratti grottesco in un contesto estetizzante, come una rivista patinata ma con molto più guizzo creativo e visionario.

L’esasperazione della bellezza e il terribile mondo della moda, mescolato al cinismo e all’esercizio di violenza psicologica e fisica sulla mente e sul corpo delle donne. Dice questo Winding Refn nel suo film, cercando di oltrepassare l’ovvietà tematica con colpi di scena e immagini pittoriche pop. Per ovvietà tematica si legga, poca profondità nell’affrontare un tema così complesso, che spesso porta alla morte e all’auto flagellazione. Se siamo qui a scriverlo, evidentemente l’intenzione è chiara, ma la realizzazione cinematografica è urticante. O forse è meglio dire, non per tutti.

La particolarità del personaggio Nicolas Winding Refn è riscontrabile nell’intervista rilasciata ai microfoni di Radio Popolare, che comincia con la sua reazioni alle critiche feroci ricevute da chi ha visto il film al Festival di Cannes.

Winding Refn

 

Aggiornato venerdì 10 giugno 2016 ore 14:24
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