alvis hermanis

La memoria dell’Europa che scompare

domenica 12 giugno 2016 ore 11:47

Milano - Alvis Hermanis, regista lettone fra i più vulcanici e trasversali della scena europea, è ormai di casa nel nostro paese: dalle produzioni di ERT a Modena, alle regie per i grandi teatri lirici, alla sperimentazione contemporanea che gli è valsa, fra gli altri riconoscimenti, anche un Premio Europa.

Alvis Hermanis è a Milano per preparare la regia di “Madama Butterfly”, l’opera di Puccini che il prossimo 7 dicembre aprirà la stagione d’opera del Teatro alla Scala di Milano, sotto la direzione di Riccardo Chailly.

Lo abbiamo incontrato subito dopo il debutto dello spettacolo “Black Milk” al CRT – Triennale di Milano, dove è andato in scena per tre repliche che hanno sorpreso e affascinato il pubblico e gli addetti ai lavori.

Il teatro di Hermanis, infatti, è un univreso visionario che prende quasi sempre le mosse da un passato (remoto o prossimo), rivisitato attraverso una minuziosa ricerca storica e iconografica e una maniacale, quasi ossessiva, attenzione ai dettagli di scena, ai costumi, alle macchine sceniche, apparentemente semplici ma sempre in evoluzione.

Nel caso di “Black Milk”, il regista ha incaricato gli attori di raccogliere le testimonianze degli anziani contadini di varie regioni della Lettonia, a partire da un animale-simbolo del paese: la mucca.

I racconti, pieni di suggestioni leggendarie e paganeggianti, rivelano un sorprendente rapporto fra esseri umani e animali, pieno di tenerezza e di compatimento reciproco. Gli attori, dopo avere raccolto le storie, divengono essi stessi animali, simulando le movenze di mucche, tori, vitelli, in una sorta di coreografia drammatizzata di stupefacende grazia.

Si tratta di uno spettacolo che Hermanis riteneva inizialmente molto “locale”, eppure ha girato molte piazze d’Europa, rivelandosi assai più universale del previsto. I temi cari a Hermanis sono la memoria, l’anima antica dei luoghi e della gente, i sentimenti espressi attraverso gesti rituali e antichi.

Ai microfoni di Cult a Radio Popolare, il regista ha affermato scherzando: “Intendo diventare il più celebre regista di ‘necrologi’! Sono convinto che la nostra Europa sia destinata a scomparire, al massimo ne conserveremo il ricordo per un paio di generazioni. Quando guardo i miei figli, mi sembrano un nuovo genere di homo sapiens.”

Ascolta l’intervista ad Alvis Hermanis

alvis hermanis

Aggiornato lunedì 13 giugno 2016 ore 17:53
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