Claudio e Paola Regeni

“Ormai siamo genitori erranti nelle istituzioni”

giovedì 16 giugno 2016 ore 09:19

“Non è facile come mamma essere qui. Ormai siamo genitori erranti nelle istituzioni per chiedere verità e giustizia per Giulio, torturato e ucciso con tutti i mezzi di tortura che si possono subire in Egitto. E dall’Egitto non c’è collaborazione: finora abbiamo avuto solo carta straccia e false testimonianze”.

Parole che pesano come pietre quelle pronunciate davanti alla Commissione diritti umani dell’Europarlamento da Paola Regeni, la mamma del ricercatore italiano ucciso al Cairo.

Paola e il marito Claudio hanno espresso tutta la loro delusione e rabbia di fronte a un’indagine che, tra depistaggi e omertà da parte delle autorità egiziane, non fa passi in avanti. “Abbiamo una documentazione di 266 foto di cosa è successo a Giulio – ha scandito Paola Regeni -, una vera enciclopedia delle torture in Egitto. Abbiamo anche 225 pagine di relazione sull’autopsia”.

La mamma di Giulio è tornata a prospettare la possibilità, dolorosa per la famiglia, di rendere pubbliche le immagini del figlio torturato: “Non vorremmo mai arrivare a mostrare quelle foto, perché vorrebbe dire che avremmo toccato il fondo. Tutti mi dicono – ha aggiunto la mamma di Giulio -: ‘Dove erano i governi?’. Io penso che i governi sapevano e dovevano avvisare la gente, gli studenti che ancora vanno in Egitto, un paese considerato ancora sicuro per il turismo”.

Poi il monito al governo italiano e alla Commissione europea: “Non sono soddisfatta della situazione attuale. Io e mio marito sentiamo un vuoto e chiediamo di fare pressioni sull’Egitto. L’Italia e l’Europa devono fare delle scelte perché quello che è successo a Giulio può accadere a chiunque. Ora chiediamo una forte pressione dell’Europa nei confronti del Cairo. Non ho ancora capito se l’Italia è amica o no dell’Egitto, ma so che gli amici non uccidono i figli degli amici“.

Paola e Claudio Regeni hanno esortato con fermezza agli Stati europei e il Governo italiano ad agire: “Basta con le commemorazioni, vogliamo azioni concrete per ottenere la verità”.

Con una precisa richiesta: “Il governo deve essere più esplicito. Sappiamo che c’è un nuovo ambasciatore per l’Egitto (Giampaolo Cantini, ex direttore del dipartimento Cooperazione e Sviluppo della Farnesina, ndr) e mi auguro che resti in Italia”, ha detto Paola Regeni.

I genitori di Giulio hanno indicato quali, secondo loro, sono gli strumenti, le azioni di pressione verso il regime egiziano, oltre a richiamare gli ambasciatori e dichiarare l’Egitto “Paese non sicuro”: “E’ necessario sospendere gli accordi di invio armi o apparecchiature usate per repressione e spionaggio, sospendere gli accordi economici e non attivarne di nuovi”. A questo si aggiunge l’offerta di protezione e visti in regime agevolato a chiunque possa dare informazioni alla Procura di Roma, titolare dell’inchiesta, guidata da Giuseppe Pignatone: “Queste sono per noi le misure che possono servire a mettere pressione e a fare chiarezza”, ha detto Claudio Regeni.

Matteo Renzi, dopo le parole di Paola e Claudio Regeni, ha nuovamente promesso la massima attenzione sul caso di Giulio. Anche Federica Mogherini, Alto rappresentante per la politica estera europea, ha assicurato che l’Unione europea “sosterrà tutte le iniziative del Governo italiano”.

Ma resta la constatazione amara dei genitori di Giulio che dall’ 8 aprile scorso, quando venne richiamato dall’Egitto in Italia l’ambasciatore Maurizio Massari, poco o nulla sia cambiato. Allora vennero promesse pressioni diplomatiche sul Cairo per ottenere la verità sull’assassinio di Giulio. Ma di fatto non se ne sono viste e la delusione della famiglia Regeni verso l’azione del Governo e le istituzioni europee è tutta raccolta in quelle brevi, ma significative parole pronunciate all’Europarlamento da Paola Regeni: “Ormai siamo genitori erranti nelle istituzioni”.

giulio-regeni

Giulio Regeni scomparve il 25 gennaio , tra le 19.30 e le 20, al Cairo, appena uscito di casa. Il suo corpo venne ritrovato il 3 febbraio da un tassista a bordo strada nella periferia della città. Da allora iniziarono menzogne e depistaggi da parte delle autorità egiziane.

Si parlò subito di incidente stradale, poi di moventi personali, di delitto a sfondo sessuale, di questioni di droga, quindi si accusò della sua morte una banda di rapinatori. Una valanga di falsità, mentre veniva accertato, dimostrato che Giulio era stato torturato.

Aggiornato venerdì 17 giugno 2016 ore 16:00
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