taccuino africano

I Vendicatori del Delta

domenica 22 maggio 2016 ore 12:50

Prezzo della benzina alle stelle in Nigeria mentre il paese soffre pesantemente il calo del prezzo del petrolio sui mercati internazionali. L’aumento del prezzo della benzina è la conseguenza di diversi fattori: innanzi tutto il fatto che la Nigeria raffina solo una parte del petrolio che estrae dato che non ci sono raffinerie e quelle che ci sono funzionano parzialmente o a ritmo ridotto.

Ma poi a pesare sul prezzo del carburante c’è il fatto che nel Delta del Niger, regione di produzione del greggio, sono tornati a salire i livelli di insicurezza.

Prima c’era il Mend, il Movimento per l’Emancipazione del Delta del Niger, ora c’è un nuovo gruppo, “I vendicatori del Delta”. Si chiamano così e hanno, a differenza del passato, armi evolute, micidiali e costose. L’ultimo attacco lo hanno sferrato ad un oleodotto tra i più importanti di tutto il continente africano, quello di Forcados, della compagnia anglo-olandese Shell che è rimasto bloccato per settimane. L’attacco è stato compiuto con una squadra di sommozzatori che hanno praticamente messo fuori uso l’impianto in modo scientifico.

Pare che i “Vendicatori del Delta” possano contare anche su altre micidiali armi: navi convertite in fregate militari con tanto di armamenti, artiglieria pesante, missili e altre sofisticate attrezzature.

Da dove viene questa nuova formazione militare? E perchè proprio ora che il prezzo del petrolio è ai suoi minimi storici? E, ancora, perchè proprio mentre il governo nigeriano può vantarsi di avere pesantemente limitato la capacità bellica di Boko Haram, nel nord?

Difficile rispondere a tutte queste domande. Di certo si può dire che i “Vendicatori del Delta” sono, quasi certamente, il prodotto, ancora una volta, di dinamiche politiche interne alla Nigeria.

Il capo di questa nuova formazione infatti è un uomo conosciuto, che fino a qualche mese fa, era evidentemente in Stand By e che ora ha ricevuto un “via libera”.

Si tratta di un ex capo del Mend, il cui soprannome è Tompolo, definito anche “il capo di tutti i capi” e accusato di avere intascato, in modo illecito, circa 200 milioni di dollari di fondi pubblici.

E’ ancora presto per individuare quali sono le forze che lo muovono. Tompolo però all’interno del Mend era stato l’uomo che aveva aderito al programma di amnistia del governo e, successivamente, aveva ottenuto fondi per garantire la sicurezza degli impianti petroliferi. Ora è tornato sulle barricate, più armato che mai.

Aggiornato lunedì 23 maggio 2016 ore 17:57
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