riforma del lavoro

Francia, Hollande e i sindacati allo scontro duro

martedì 17 maggio 2016 ore 15:17

“La legge El Khomri passerà. Non cederò di un millimetro”.

Questa mattina, alle 7.30, dagli studi di Europe 1, François Hollande ha usato il 49.3 contro un movimento sociale di un’ampiezza e di una forma inedita in Francia. Il 10 maggio la riforma del lavoro è passata , in prima lettura, con il ricorso all’articolo 49.3 della Costituzione, cioè senza discussione né voto all’Assemblea Nazionale.

In pratica Hollande ha “invitato” i sindacati a alzare bandiera bianca, a rinunciare alle due nuove giornate di mobilitazione contro la riforma del lavoro. Negli stessi istanti i notiziari delle radio segnalavano i primi blocchi stradali effettuati dai camionisti.

Sette sigle sindacali hanno convocato, oggi e giovedì, la sesta e la settima giornata di scioperi e manifestazioni in meno di due mesi. L’intersindacale predica calma e spera nel rilancio della mobilitazione, dopo un vistoso calo della partecipazione giovedì scorso e gli scontri tra manifestanti e agenti di polizia, in particolare a Rennes e Nantes.

Sarà tutto inutile dopo il no di Hollande? Il segretario generale della Cgt Philippe Martinez ricorda che anche nel 2006 la legge sul Cpe (contratto del primo impiego) passò in parlamento grazie al 49.3, ma dopo la sua adozione definitiva fu ritirata grazie alla forte mobilitazione.

Il coinvolgimento di settori professionali, che finora avevano mantenuto un basso profilo, potrebbe dare slancio al movimento e mettere in difficoltà i trasporti in Francia. Lo sciopero rinnovabile è stato deciso da camionisti, aeroporti e metropolitana di Parigi, ferrovieri, portuali. Alla Sncf, ad esempio, i treni saranno bloccati tutti i mercoledì e giovedì da questa settimana in poi. Oggi si fermano anche i postini, i banchieri e chimici. La Cgt ha chiesto il blocco progressivo dei prodotti petroliferi nelle raffinerie.

Il testo della ministra del lavoro Myriam El Khomri andrà ora in Senato e verrà discussa dal 13 al 24 giugno e votato il 28 giugno, prima di ritornare in parlamento e adottato definitivamente entro la fine di Luglio. Se tutto va bene, perché al Senato il centrodestra è maggioritario.

“Il 49.3 è una terribile ammissione di impotenza- scrisse l’11 maggio Libération Quello di un esecutivo che non ha saputo o potuto convincere la sua maggioranza parlamentare. Quello di una minoranza di deputati socialisti che non ha saputo o voluto accontentarsi delle concessioni che avevano ottenuto. Come se il film fosse stato scritto in anticipo. Come se le due Gauche, travolte da un inverosimile impulso suicida, non aspettassero altro per prendere atto del loro divorzio. Come se questo esito annunciasse il funesto presagio di una débacle nel 2017. Come la sinistra possa sperare di vincere domani se oggi non sa parlarsi, capirsi, o fidarsi l’uno dell’altro.”

Il divorzio è ancora più profondo e doloroso tra il partito socialista e Le Front de Gauche (la sinistra radicale ) che ha votato una mozione di censura contro il governo Valls presentata dalla destra e appoggiata dal Fronte nazionale. Tutto questo, a meno di un anno dalle elezioni presidenziali e legislative.

Aggiornato mercoledì 18 maggio 2016 ore 14:23
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